Salvaguardia del bonus Irpef e del trattamento integrativo

Sia il bonus di 80 euro, che il trattamento integrativo spettano anche nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell’anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il Decreto-legge Rilancio (Art. 128, del D. L. 19 maggio 2020, n. 34, GU n.128 del 19–5–2020 — Suppl. Ordinario n. 21), prevede che il credito di 80 euro (Bonus Renzi)(Art. 13, co. 1-bis, del TUIR) e il trattamento integrativo di 100 euro (Art. 1 del D.L. n. 3 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 21 del 2020), spettanti rispettivamente fino al 30 giugno 2020 e dal 1° luglio 2020 ai lavoratori dipendenti (D. L. n. 3 del 5 febbraio 2020), siano riconosciuti anche nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell’anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il sostituto d’imposta eroga al lavoratore le somme che quest’ultimo non ha percepito a titolo di bonus Renzi nel periodo in cui lo stesso ha fruito delle misure a sostegno del lavoro ai sensi degli artt. da 19 a 22 D.L. 18/2020.

Tali somme sono corrisposte dal datore di lavoro a partire dalla prima retribuzione utile erogata al lavoratore e, comunque, entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.

Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID il decreto Rilancio (Art. 128, co. 1, del D. L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77) prevede che «per l’anno 2020 il credito di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e il trattamento integrativo di cui all’art. 1 del D. L. 5 febbraio 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21, spettano anche se l’imposta lorda calcolata sui redditi di cui all’articolo 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), del citato testo unico, sia di importo inferiore alla detrazione spettante ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del medesimo testo unico, per effetto delle misure a sostegno del lavoro contenute negli articoli 19, 20, 21, 22, 23 e 25 del D. L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27».

In base a tale disposizione, il bonus Irpef (Art. 13, co. 1-bis del TUIR) e il trattamento integrativo (Art. 1 del D. L. 5 febbraio 2020, n. 3.) spettanti, rispettivamente, fino al 30 giugno 2020 e dal 1° luglio 2020, ai lavoratori dipendenti in possesso dei requisiti normativamente previsti sono riconosciuti anche nel caso in cui il lavoratore abbia una imposta lorda, determinata sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente indicati nel paragrafo 1 di ammontare inferiore alle detrazioni da lavoro loro spettanti, per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell’anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (Trattasi in particolare dei soggetti che hanno fruito delle misure a sostegno del lavoro contenute negli articoli 19 «Norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario», 20 «Trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende già in Cassa integrazione straordinaria», 21 «Trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso», 22 «Trattamenti di integrazione salariale in deroga», 23 e 25 «Congedi parentali per lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, iscritti alla Gestione separata e del settore sanitario e permessi per i sindaci», del D. L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27).

Il sostituto d’imposta, pertanto, se spettanti, riconosce i benefici in argomento per il periodo nel quale il lavoratore fruisce degli ammortizzatori sociali speciali concessi dal cosiddetto decreto Cura Italia (Artt. 19, 20, 21, 22, 23 e 25 del D. L. 17 marzo 2020, n. 18 , convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27) assumendo, in luogo degli importi delle predette misure di sostegno, la retribuzione contrattuale che sarebbe spettata in assenza dell’emergenza sanitaria da COVID-19.

In particolare, il sostituto d’imposta deve valutare l’informazione relativa alla riduzione del reddito causata dalla fruizione dei predetti ammortizzatori sociali solo dopo aver verificato, sulla base della retribuzione effettivamente percepita, che l’imposta lorda generata dai redditi di lavoro dipendente e dai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente indicati nel paragrafo 1 è “incapiente”, ossia di importo inferiore a quello delle detrazioni spettanti in relazione ai medesimi redditi.

In tal caso, il sostituto d’imposta deve tener conto della retribuzione contrattuale per la determinazione del reddito di lavoro dipendente che, assieme ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente indicati nel paragrafo 1, devono essere presi in considerazione al fine di verificare il requisito della “capienza”, fermo restando che per la determinazione dell’importo del bonus Irpef, eventualmente in tal modo spettante, dovrà tener conto della retribuzione effettivamente percepita.

L’ammontare della retribuzione contrattuale assunto per la verifica della spettanza dei benefici è indicato nella Certificazione Unica.

Il decreto Rilancio (Art. 128, co. 2, del D. L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77) prevede, inoltre, che il sostituto d’imposta eroghi al lavoratore le somme che quest’ultimo non ha percepito a titolo di bonus Irpef, nel periodo in cui lo stesso ha fruito di talune misure a sostegno del lavoro previste dal decreto Cura Italia (Artt da 19 a 22 del D. L. 17 marzo 2020, n. 18 , convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27).

Tali somme devono essere corrisposte dal sostituto d’imposta a partire dalla prima retribuzione utile erogata al lavoratore e, comunque, entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.

Nel caso in cui alla data del 1° luglio 2020, risulti cessato il rapporto di lavoro e il sostituto d’imposta non possa procedere ad un nuovo conguaglio di fine rapporto che tenga conto della prevista salvaguardia, il lavoratore potrà recuperare il bonus Irpef in sede di dichiarazione dei redditi.

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