Strumenti per il pensionamento anticipato

Successivamente alla riforma pensionistica, che ha previsto l’introduzione della c.d. Quota 100 e la sterilizzazione dell’adeguamento alla speranza di vita per la pensione anticipata (l’ex anzianità), analizziamo quali sono i canali di uscita oggi utilizzabili per andare in pensione anticipatamente rispetto agli ordinari requisiti della pensione di vecchiaia (20 anni di contributi e 67 anni di età sia per gli uomini che per le donne).

Nuovo strumento che ai vigenti canali di pensionamento (pensione anticipata e pensione di vecchiaia) aggiunge la possibilità di anticipare l’uscita a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contributi. Una misura, la Quota 100, con una durata limitata (sarà valevole per il triennio 2019–2021): nel 2022 potrebbe essere sostituita dalla quota 41, la misura ad oggi riservata ai lavoratori precoci. Da segnalare che la riforma pensionistica in oggetto prevede la sospensione dell’adeguamento alla speranza di vita per le pensioni anticipate (inclusa Quota 100) e l’introduzione di finestre trimestrali mobili di uscita per i privati e finestre semestrali di uscita per gli statali.

Introdotta dall’ art. 24 L. n. 214/2011, la cd. legge Fornero, ed entrata in vigore il 1° Gennaio 2012, ha sostanzialmente sostituito la pensione di anzianità, prevedendo che chi ha raggiunto tutti i requisiti contributivi richiesti può andarsene in pensione anticipatamente rispetto ai requisiti di età richiesti dalla pensione di vecchiaia.

Nel 2019 per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato si potrà continuare ad andare in pensione con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e con 41 anni e 10 mesi per le donne, grazie al blocco degli adeguamenti alla speranza di vita stabilito nel 2019. Tornano però anche qui le finestre di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti, come nella Quota 100. In particolare per i soggetti che maturano i requisiti tra il 1° Gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del Decreto Legge, la prima decorrenza utile sarà il 1° Aprile 2019. Per chi matura i requisiti dopo l’entrata in vigore del decreto legge si potrà andare in pensione 3 mesi dopo la maturazione dei requisiti. La finestra trimestrale vale anche per i dipendenti pubblici e per i lavoratori precoci.

Oltre alla possibilità di ottenere la pensione con i requisiti sopra descritti, chi è nel sistema contributivo, può vedersi riconosciuta la pensione anticipata, qualora più favorevole, al compimento di 64 anni, a condizione che risultino versati e accreditati almeno 20 anni di contribuzione “effettiva” e che l’ammontare della prima rata di pensione risulti non inferiore ad un importo soglia mensile pari a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale.

Per “contribuzione effettiva” deve intendersi solo la contribuzione — sia obbligatoria, che volontaria, che da riscatto — effettivamente versata ed accreditata con esclusione di quella figurativa.

Regole diverse sono previste per i lavoratori c.d. precoci di cui all’articolo 1, co. 199 della legge 232/2016: costoro possono accedere alla prestazione pensionistica a 41 anni (2132 settimane), a prescindere dall’età anagrafica, ma devono appartenere almeno ad una di quelle categorie di lavoratori che si trovano in condizione di particolare disagio lavorativo e/o economico.

I lavoratori precoci, in genere, sono coloro che possiedono almeno 12 mesi di contribuzione da effettivo lavoro accreditata, anche non continuativi, prima del compimento del 19° anno di età.

La legge Fornero del 2011 non aveva previsto nessun particolare beneficio per i precoci, i quali, quindi, potevano pensionarsi esclusivamente al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) con la nuova pensione anticipata introdotta dal 2012 in sostituzione della vecchia anzianità.

Dopo 4 anni circa di rivendicazioni l’art. 1, co. 199 della legge di Bilancio del 2017 ha riconosciuto la possibilità per i lavoratori precoci di accedere alla pensione a 41 anni di contributi per tutti, uomini e donne, ma solo per quei precoci che si trovino in specifiche condizioni.

In particolare, per usufruire del beneficio della c.d. quota 41 (beneficio previsto dall’ art. 1 co. 199 L. n. 232/2016), oltre al requisito di essere un lavoratore c.d. precoce (possedere almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età) è necessario appartenere ad almeno uno dei 5 profili di tutela che sono stati, in parte, ampliati dalla legge di bilancio 2018:

1) — lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e che non percepiscono più da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione loro spettante;

2) — lavoratori dipendenti ed autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104). Dal 2018 sono inclusi anche coloro che assistono parenti e affini di secondo grado conviventi;

3) — lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;

4) — lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti (articolo 1, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67) o lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate l’anno;

5) — lavoratori che svolgono, da almeno 7 negli ultimi 10 anni, in via continuativa, una delle seguenti attività (c.d lavori gravosi, che dal 1° gennaio 2018 dalle precedenti 11 diventano 15):

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
  • siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al D. Lgs. n. 67/2011;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Per costoro è possibile andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di contributi invece che 41 anni e 10 mesi le donne (42 anni e 10 mesi gli uomini) previsti normalmente dalla legge per la Pensione Anticipata, senza incorrere in alcuna penalità sulla misura dell’assegno pensionistico.

Tale beneficio della c.d. quota 41 non si applica ai lavoratori precoci nel contributivo puro, cioè coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dopo il 1995.

Di interesse al riguardo le recenti circolari dell’ Inps n. 33 e 34 del 23/02/2018 che forniscono elementi di chiarezza in materia.

Quello dei c.d. precoci è un canale di uscita che non prevede alcuna penalità sulla pensione, stabilendo la possibilità di andare in pensione a partire da 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. La sua portata è comunque molto limitata, essendo un provvedimento in favore esclusivamente di coloro che hanno almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età e che si trovano in alcune situazioni di svantaggio (disoccupati, invalidi, caregivers, addetti a mansioni gravose, lavori usuranti o notturni). E’ uno strumento non a termine bensì strutturale.

Sono previste le finestre mobili trimestrali, come per Quota 100 e per la Pensione Anticipata, e quindi i precoci potranno andare in pensione raggiunti 41 anni di contributi trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Altra categoria destinataria di particolari benefici previdenziali sono i lavoratori addetti alle mansioni usuranti e i lavoratori notturni di cui al D.lgs. 67/2011. Questi soggetti possono lasciare il servizio nel 2019 con 61 anni e 7 mesi di età unitamente a 35 anni di contributi.

Il beneficio si rivolge a lavoratori dipendenti, con una anzianità contributiva non inferiore a 35 anni, che rientrano in una delle seguenti categorie:

  • impegnati in mansioni particolarmente usuranti ai sensi del DM 19 maggio 1999;
  • notturni a turni e/o per l’intero anno;
  • addetti alla cosiddetta “linea catena”;
  • conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Per fruire del beneficio in oggetto occorre che l’attività usurante sia svolta per almeno sette anni negli ultimi dieci anni di lavoro o per almeno metà della vita lavorativa complessiva.

Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti:

— per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti (addetti alla cosiddetta “linea catena”, conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiore a 78 all’anno o per lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo:

  • dipendenti: quota 97,6 (somma di età e anzianità contributiva) con età minima di 61 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni;
  • autonomi: quota 98,6 con età minima di 62 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni;

— per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativi da 72 a 77 all’anno:

  • dipendenti: quota 98,6 con età minima di 62 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni;
  • autonomi: quota 99,6 con età minima di 63 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni;

— per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativi da 64 a 71 all’anno:

  • dipendenti: quota 99,6 con età minima di 63 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni;
  • autonomi: quota 100,6 con età minima di 64 anni e 7 mesi e anzianità contributiva minima di 35 anni.

Ex art. 1, co. 206, L. n. 232/2016, non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025.

Quella dei lavori usuranti è un canale di uscita che non prevede alcuna penalità sulla pensione: stabilisce la possibilità di anticipare la pensione a partire da 61 anni e 7 mesi con 36 anni di contributi, o 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi. Ha però un raggio notevolmente limitato ad alcune categorie di lavoratori (usuranti e notturni). Trattasi di uno strumento non a termine ma strutturale.

Un metodo per raggiungere la pensione anticipata è quello di usufruire della c.d. Opzione Donna. Si tratta di un beneficio che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2008 in poi.

E’ un regime sperimentale in quanto previsto solo per chi ha
maturato i requisiti al 31 dicembre 2018.

Tale regime sperimentale si rivolge alle lavoratrici dipendenti e autonome in possesso di:

  • anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano altrimenti maturato il diritto a pensione di anzianità 1
  • anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo (art. 1, comma 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335).

I requisiti richiesti al fine di avere diritto alla pensione di anzianità con l’opzione donna prevedono che le lavoratrici devono possedere, entro il 31 dicembre 2018:

  • un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni)
  • un’età anagrafica di 58 anni, se dipendenti, e di 59, se autonome.

Le condizioni per poter usufruire di tale regime sperimentale sono:

  • La lavoratrice deve accettare che la pensione venga liquidata interamente con il calcolo contributivo.
  • Al momento della decorrenza del trattamento, inoltre, la lavoratrice deve cessare l’attività di lavoro dipendente.

La decorrenza della pensione di anzianità, nel caso di opzione donna è differita rispetto alla maturazione dei requisiti (c.d. ‘finestre mobili’): viene corrisposta alla lavoratrice decorsi 12 mesi, se lavoratrice dipendente, (18 mesi, se autonoma) dalla data di maturazione dei requisiti previsti.

La pensione supplementare è una prestazione economica liquidata, a domanda, al lavoratore che può far valere contribuzione accreditata nell’assicurazione generale obbligatoria (AGO) per l’invalidità, vecchiaia e superstiti non sufficiente a perfezionare il diritto ad un’altra pensione (vecchiaia o assegno ordinario di invalidità) con i requisiti contributivi normalmente richiesti.

E’, quindi, una prestazione pensionistica aggiuntiva alla pensione principale e per il suo diritto non è richiesto il raggiungimento dei requisiti minimi di contribuzione previsti per la pensione autonoma.

Spetta a coloro che sono già titolari di pensione a carico di un Fondo sostitutivo, esclusivo o esonerativo dell’assicurazione generale obbligatoria (Stato, Enti locali, Fondi Speciali INPS, ecc.) che abbiano anche altri contributi versati nell’assicurazione generale obbligatoria INPS non sufficienti per il diritto alla pensione di vecchiaia o di invalidità. In tal caso, l’INPS liquida una pensione che si aggiunge a quella degli altri Fondi (e perciò è chiamata “supplementare”).

I requisiti richiesti per ottenere la pensione supplementare sono:

  • essere titolari di una pensione liquidata da un altro Fondo obbligatorio per i lavoratori dipendenti diverso dall’Assicurazione Generale Obbligatoria (ad esempio Inpdap, Fondi speciali gestiti dall’Inps, ecc.); la pensione supplementare spetta anche agli iscritti alla gestione separata che non abbiano raggiunto i requisiti per ottenere una pensione autonoma (purché siano titolari di una pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, delle forme esclusive e sostitutive della stessa, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o delle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti).
  • avere dei contributi versati nell’assicurazione generale obbligatoria INPS non sufficienti per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia;
  • avere compiuto l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia;
  • aver cessato l’attività lavorativa, se lavoratori dipendenti;
  • in caso di invalidità, essere in possesso dei requisiti per ottenere l’assegno ordinario di invalidità (riduzione permanente della capacità lavorativa a meno di un terzo, in occupazioni confacenti alle attitudini del lavoratore).

Non spetta qualora la pensione principale sia a carico di una Cassa dei Liberi Professionisti o a carico dell’Enpals (Ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo); non spetta ai titolari di pensioni poste a carico della gestione separata dei lavoratori parasubordinati (fatto salvo quanto visto sopra); non spetta neanche ai titolari di pensione estera di un Paese che non sia convenzionato con l’Italia, così come a quelli che sono titolari di pensione estera di un Paese convenzionato ma che godono del diritto alla totalizzazione dei periodi di lavoro svolti all’estero e in Italia e alla conseguente liquidazione della pensione pro-rata.

Decorre dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda.

Relativamente all’importo della pensione supplementare, questo viene calcolato:

  • con sistema retributivo se la contribuzione AGO si riferisce a periodi solo antecedenti al 1.1.1996;
  • con sistema contributivo se la contribuzione si riferisce unicamente a periodi successivi al 31.12.1995 o al 31.12.2011;
  • con sistema misto se il lavoratore può far valere contribuzione AGO sia per periodi antecedenti il 1.1.1996 sia per periodi successivi al 31.12.1995.

Ulteriori contributi versati dopo la decorrenza della pensione supplementare danno diritto ad un supplemento di pensione.

In caso si voglia fare richiesta di pensione supplementare d’invalidità è necessario, invece essere titolare di assegni ordinari d’invalidità, per motivi d’infermità mentale o fisica. Mentre per la richiesta di pensione supplementare di superstiti serve essere già titolari del diritto alla pensione di reversibilità, del lavoratore deceduto (marito, padre, madre ecc.).

Un altra strada per ottenere la pensione anticipata è quella del cumulo gratuito dei periodi assicurativi.

Per chi va in pensione esclusivamente con il sistema contributivo è prevista la possibilità di cumulo gratuito di spezzoni assicurativi, non coincidenti, posseduti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria Ivs per il raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia ed ai trattamenti pensionistici di inabilità.

Si tratta di una situazione che con ogni probabilità si verificherà sempre più spesso in futuro, con le nuove generazioni che difficilmente concludono la propria attività lavorativi laddove l’hanno iniziata.

Tale istituto, introdotto dalla legge 228/2012, è stato modificato dalla legge di bilancio 2017, che ha apportato alcune modifiche; la circolare INPS 23 giugno 2017, n. 103 ha poi fornito ulteriori istruzioni rispetto a quelle precedentemente illustrate nella circolare INPS 9 settembre 2011, n. 116.

Attraverso l’istituto del cumulo gratuito i lavoratori possono verificare se è possibile accedere alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e 20 anni di contributi) o alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne) sommando la contribuzione presente in più casse previdenziali.

La pensione viene determinata da ogni gestione che interviene nel cumulo. Quindi, se un lavoratore ha versato contributi all’Ago (Assicurazione generale obbligatoria) e alla Gestione separata, ciascuna cassa valuta, per il periodo di iscrizione, il trattamento pro-quota, con le regole di calcolo previste dal proprio ordinamento. Il cumulo vale sia per il calcolo dell’importo che per determinare l’anzianità contributiva.

Cumulo, ricongiunzione e totalizzazione consentono di riunire i contributi versati in diverse gestioni per ottenere un’unica pensione. Quali sono, allora, le differenze tra questi istituti?

Rispetto al cumulo, la ricongiunzione non è gratuita e può costare anche molto. La richiesta può essere fatta in ogni momento. Tutti i contributi vengono spostati materialmente nell’ente di previdenza a cui si è iscritti quando si fa domanda; la pensione viene calcolata con il metodo previsto da quest’ultima.

La totalizzazione è invece gratuita ma la pensione finale viene calcolata interamente col contributivo, più sfavorevole rispetto al retributivo. La richiesta può essere fatta solo nel momento del pensionamento.

Il cumulo, dunque, rispetto alla ricongiunzione è gratuito, e rispetto alla totalizzazione mantiene i sistemi di calcolo delle diverse gestioni.

Si tratta di istituti utili per ricomporre i vari contributi versati, anche se non risolvono il problema delle carriere discontinue, ossia l’esiguità della pensione. Con il metodo contributivo infatti tutto fa media; avere una carriera a “spizzichi e bocconi”, con continui stop and go, non aiuta a costruire un montante contributivo cospicuo, che è la base per calcolare poi la pensione.

Anche ottenendo il cumulo, resta il problema di colmare il gap tra reddito da lavoro e reddito da pensione.

Sostanzialmente, lo strumento del cumulo dei periodi assicurativi è un canale di uscita che non prevede alcuna penalità sulla pensione, prevedendo anzi la possibilità di valorizzare la contribuzione versata nella Gestione Separata o nelle casse professionali. Richiede, dall’altro lato, requisiti elevati, ed in particolare, è necessario attendere l’età di vecchiaia o i requisiti contributivi per la pensione anticipata come stabiliti dalla legge Fornero. trattasi di uno strumento non a termine ma strutturale, che sarà molto utilizzato in futuro.

L’APE sociale è un trattamento economico studiato per lavoratori in condizioni di difficoltà, che, senza alcuna penalità sulle regole di calcolo, prevede l’uscita a partire da 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi (per le donne i requisiti contributivi sono ridotti di un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni).

Si tratta di un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaia, il cui valore è pari all’importo della pensione maturata al momento di accesso allo strumento entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese.

La portata di questo provvedimento è limitata a favore dei soli lavoratori che si trovano in particolari condizioni di svantaggio (disoccupati, invalidi, caregivers, addetti a mansioni gravose).

E’ inoltre prevista la presenza di un massimale, in quanto lo strumento eroga sino ad un massimo di 1.500 euro lordi al mese.

E’ previsto un termine per usufruire di questo strumento: 31/12/2018.

Si tratta di una nuova forma di prestazione della previdenza complementare prevista dalla legge di bilancio 2018.

Tale strumento, utilizzabile da tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, prevede l’anticipo di 5 o 10 anni sull’età prevista sulla pensione di vecchiaia.

Tale provvedimento, non temporaneo ma strutturale, ha una portata limitata, in quanto utilizzabile solo da coloro che hanno fatto ricorso a forme di previdenza complementare, e prevede una penalizzazione consistente nella erosione del risparmio accantonato per la previdenza complementare.

L’Ape volontaria è stato introdotto dalla legge di bilancio per il 2017 in via
sperimentale fino alla fine del 2018.
La legge di bilancio 2018 ha prorogato tale termine a tutto il 2019.

Si tratta di un nuovo strumento di flessibilità che consiste in un prestito che consente ai lavoratori over 63 di ottenere una disponibilità finanziaria a fronte di parte della pensione futura durante gli anni che li separano all’accesso alla pensione di vecchiaia. Questo prestito è agevolato fiscalmente ed è coperto da una assicurazione contro il rischio di premorienza.

Tale strumento aumenta la flessibilità nelle scelte individuali e facilita la transizione verso il pensionamento senza stravolgere il sistema previdenziale: si può decidere di smettere di lavorare a partire dai 63 anni potendo contare su di un prestito agevolato fino al pensionamento.

Inoltre, garantisce un’opportunità anche a coloro che non rientrano nelle condizioni di bisogno previste per l’accesso all’Ape sociale.

Il costo di questa opportunità è contenuto ed è per circa la metà a carico dello
Stato mediante un’apposita detrazione fiscale.

L’ Ape è un prestito a quote mensili erogato da una banca al lavoratore,
dal momento della domanda all’Inps fino al momento del pensionamento,
per un massimo di 43 mesi.

Chi può chiederlo? La sperimentazione interessa:

  • lavoratori dipendenti pubblici e privati
  • lavoratori autonomi
  • iscritti alla Gestione Separata

Ne sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali.

— Si può accedere all’Ape senza cessare il rapporto di lavoro. L’Ape è dunque compatibile con il lavoro full-time, con forme flessibili di lavoro (part-time) e con il lavoro autonomo.

— L’Ape è un prestito, e non è soggetto a imposte o contributi.

— Per accedere all’Ape bisogna avere un minimo di 20 anni di contributi e trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dall’età di pensionamento prevista al momento della domanda.

— L’Ape dà diritto ad un credito d’imposta pari alla metà del totale degli interessi e del premio assicurativo, corrisposto a partire dal rimborso del prestito pro-quota su ogni rata di ammortamento. Questo credito d’imposta dimezza quindi il costo del prestito.

— L’ammontare massimo dell’Ape richiedibile varia tra il 75% ed il 90% della pensione maturata sino a quel momento in funzione della durata del prestito. Il richiedente sceglie tra un valore minimo e tale valore massimo.

— La somma totale ricevuta, comprensiva del premio assicurativo e della commissione al fondo di garanzia, è rimborsata nel corso di 20 anni, a partire dalla data di pensionamento, con 12 rate di ammortamento mensili trattenute dall’Inps sulla pensione. Le rate di ammortamento non incidono sulla tredicesima. A partire dal momento del pensionamento e per 20 anni, l’INPS trattiene dalla pensione mensile (ad eccezione delle 13ma e di una eventuale 14ma) la rata di ammortamento del prestito e la versa alla banca. L’INPS applica il credito d’imposta relativo alla quota parte della metà del totale degli interessi e del premio assicurativo.

— Al termine dei 20 anni, l’ammortamento si estingue e la pensione cessa di subire trattenute.

— In caso di premorienza dei percettori dell’Ape, il debito è estinto dall’assicurazione, senza conseguenze su eredi o pensione di reversibilità.

— In caso di liquidazione di trattamenti pensionistici diretti prima del perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, l’erogazione dell’Ape viene interrotta.

— Tutti i passaggi della procedura relativa all’Ape sono gestiti tramite il sito dell’Inps. Il lavoratore non dovrà recarsi in Banca o presso la società assicuratrice. La banca e la società assicuratrice sono scelte dal richiedente tra quelle che hanno aderito agli accordi quadro.

— I costi dell’Ape sono: gli interessi (calcolati in base al Tan), il premio assicurativo (fissato in relazione all’età del richiedente, ovvero alla durata del prestito), la commissione per il fondo di garanzia (pari 1,6% del finanziamento complessivo).

— Il tasso d’interesse è determinato ogni due mesi in base alle condizioni di mercato. Una volta presentata domanda di Ape, il tasso d’interesse rimane fisso per tutta la durata del prestito. Le condizioni del prestito sono molto più vantaggiosi di qualsiasi forma di credito al consumo.

— L’assicurazione garantisce il completo rimborso del prestito in caso di premorienza del richiedente, senza alcun effetto sugli eredi e su eventuali pensioni di reversibilità.

— E’ prevista la possibilità di chiedere un finanziamento supplementare che prolunghi l’Ape nel caso di adeguamenti dell’età di pensionamento alla speranza di vita avvenuti dopo il momento della domanda di Ape.

— E’ sempre possibile interrompere l’Ape e richiedere l’estinzione anticipata (parziale o totale del debito).

I requisiti richiesti per ottenere l’uscita anticipata con questo strumento sono:

  • età minima: 63 anni e 3 mesi;
  • anzianità contributiva di almeno 20 anni;
  • una futura pensione pari o superiore a 1,4 volte il minimo: quest’anno 710 euro al netto della rata di rimborso;
  • non essere titolare di pensione diretta o assegno ordinario di invalidità.

Come funziona: il prestito è erogato per minimo 6 mesi e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. E’ assicurato contro il rischio di premorienza e l’eventuale pensione ai superstiti è senza decurtazioni.

— L’ importo minimo richiedibile è pari a 150 € per un minimo di 6 mesi,

— l ’importo massimo della quota di APE richiedibile non può superare rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE, è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è superiore a 24, è pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è compreso tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

A garanzia del lavoratore, per evitare un suo eccessivo indebitamento, Il valore di Ape richiesto non può generare una rata di ammortamento che, sottratta alla pensione, riduca il reddito disponibile del richiedente al di sotto di 710 euro circa (1,4 pensione minima) e/o che sommata ad altri debiti rateizzati, incidenti nel periodo della pensione, superi il 30% della
pensione maturata.
Arretrati: in alcuni casi è possibile chiedere la decorrenza di Ape da maggio 2017 (ottenendo gli arretrati) ma solo per le domande di Ape fatte entro il 18 aprile 2018.

Il prestito si restituisce in 240 rate in 20 anni con trattenuta sul rateo di pensione. Alle somme erogate si applica il tasso di interesse ed il premio assicurativo. L’interesse complessivo sulle rate è dimezzato da un credito di imposta del 50%.

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