La pensione “quota 100”, introdotta dall’art. 14 del D.L. n. 4/2019, convertito con modificazioni in Legge n. 26/2019, in via sperimentale per il triennio “2019–2021” prevede la possibilità — in deroga i requisiti ordinari — di conseguire il diritto alla pensione anticipata al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • età anagrafica non inferiore a 62 anni;
  • anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

I requisiti pensionistici possono essere raggiunti anche cumulando i periodi assicurativi non coincidenti presenti in due o più gestioni tra quelle indicate dalla norma e amministrate dall’INPS.

Una volta raggiunti i requisiti, per l’effettivo diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico deve trascorrere il periodo previsto per l’apertura della cd. “finestra mobile”, diversificata in base al datore di lavoro ovvero alla gestione previdenziale a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.

In particolare:

  • i lavoratori dipendenti del settore privato ed i lavoratori autonomi, conseguono il diritto alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti;
  • i lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001, conseguono il diritto alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico trascorsi 6 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Soggetti interessati

La pensione “quota 100” è rivolta:

  • a tutti gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago);
  • alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS;
  • alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della Legge n. 335/1995;

che perfezionano, nel periodo compreso tra il 2019 ed il 2021, un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

Attenzione

I requisiti pensionistici non variano nel tempo, in quanto non sono soggetti agli incrementi alla speranza di vita di cui all’art. 12 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122.

Da notare che ai fini:

  • del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico;
  • della determinazione dell’anzianità contributiva, invece, la gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico tiene conto delle regole del proprio ordinamento vigenti alla data di presentazione della domanda di pensione.

Requisito fondamentale per l’accesso alla pensione “quota 100” è la cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Approfondimenti

Si evidenzia che i requisiti contributivi possono essere raggiunti anche da coloro che hanno avuto carriere lavorative frammentarie, ossia che presentano periodi contributivi versati in due o più gestione pensionistiche. Infatti, il trattamento previdenziale è accessibile anche mediante:

  • l’esercizio della facoltà di opzione di cui all’art. 1, comma 23, della Legge 8 agosto 1995, n. 335;
  • l’esercizio della facoltà di computo di cui all’articolo 3 del D.M. 2 maggio 1996, n. 282.

Con particolare riferimento all’esercizio della facoltà di computo, il predetto articolato dispone che:

gli iscritti alla gestione separata che possono far valere periodi contributivi presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, le forme esclusive e sostitutive della medesima, le gestioni pensionistiche dei lavoratori autonomi di cui alla legge n. 233 del 1990 hanno facoltà di chiedere nell’ambito della gestione separata il computo dei predetti contributi, ai fini del diritto e della misura della pensione a carico della gestione stessa, alle condizioni previste per la facoltà di opzione di cui all’articolo 1, comma 23, della legge n. 335 del 1995”.

Restano, invece, esclusi dal sistema pensionistico “quota 100”:

  • il personale appartenente alle Forze armate;
  • il personale delle Forze di Polizia e di Polizia penitenziaria;
  • il personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
  • ed il personale della Guardia di finanza.

Un vantaggio importante della Quota 100 è quello di non prevedere penalizzazioni sul metodo di calcolo dell’assegno previdenziale. Inoltre non si applicano gli scatti relativi all’adeguamento alle aspettative di vita.

Una nota negativa è invece rappresentata dal divieto di svolgere attività lavorativa per chi aderisce alla Quota 100: costoro non potranno avere contemporaneamente redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’unica eccezione dei redditi da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi annui. Questo, fino a quando non sarà maturata l’età per la pensione di vecchiaia. Lo scopo è quello di favore il ricambio generazionale.

La domanda per aderire a Quota 100 potrà essere presentata solo nel momento in cui si raggiungono i 2 requisiti fondamentali richiesti: 62 anni di età e 38 anni di contributi versati.

La misura in oggetto prevede delle finestre di accesso trimestrali.

  • Chi, entro il 31 dicembre 2018, ha già maturato i requisiti necessari per accedere alla misura, potrà andare in pensione dal 1° Aprile 2019 (e poi ogni 3 mesi dal raggiungimento dei requisiti): sarà in questa data, dunque, che verranno pagati i primi assegni. Chi invece li matura dal 1° Gennaio 2019 in poi andrà in pensione tre mesi dopo (1° Luglio).
  • Dal 1° Agosto 2019 (e poi ogni 6 mesi dal raggiungimento dei requisiti) potranno andare in pensione con Quota 100 i dipendenti pubblici che abbiano già maturato i requisiti all’entrata in vigore del decreto; mentre chi matura età e contributi a partire al 1° Gennaio dovrà aspettare 6 mesi (la domanda di collocamento a riposo va presentata con un preavviso di 6 mesi).
  • Per la scuola la prima finestra sarà il 1° Settembre con domande entro il 28 febbraio.

Inizialmente si era parlato di finestre di accesso fisse per accedere al pensionamento, fissate in 4 date prestabilite annue per i dipendenti privati e in 2 per quelli pubblici: invece il decreto ha poi chiarito che non si tratterà di finestre fisse ma mobili: chi raggiunge entrambi i requisiti per aderire alla Quota 100 ad Aprile 2019, la decorrenza della sua pensione sarà 3 mesi dopo se è un dipendente privato, 6 mesi dopo se è un dipendente pubblico, il 1 settembre se lavora nel comparto scuola.

Abbiamo detto che la misura di Quota 100 non prevede penalizzazioni sul metodo di calcolo dell’assegno, ma ovviamente, è di tutta evidenza che l’assegno non sarà lo stesso di chi andrà in pensione con il trattamento di vecchiaia (67 anni). Si calcola che chi usufruirà pienamente dell’anticipo pensionistico previsto da Quota 100, andando in pensione quindi a 62 anni, 5 anni prima del previsto, subirà un taglio di circa 1/4 dell’assegno previdenziale lordo. Se invece, pur sfruttando Quota 100 si sceglie una delle possibili soluzioni intermedie — per esempio, andando in pensione a 64 anni di età invece che 62— il taglio è sensibilmente inferiore, oscillando tra il 12% e il 16%, come sottolineato in uno studio condotto da Aon per il Sole 24 Ore.

Ciò è dovuto non solo al fatto che da 62 a 67 anni, continuando a lavorare, si aumenta il montante contributivo, ma anche da un altro aspetto: per effetto della riforma Fornero, a prescindere dal sistema di calcolo a cui si è soggetti (ex retributivo, misto, contributivo), i contributi versati dal 2012 sono convertiti in pensione in base al sistema contributivo, che premia la maggiore età e l’ammontare del montante accumulato: andando in pensione più tardi si beneficia di un coefficiente di trasformazione più vantaggioso. Inoltre, un certo impatto può essere prodotto anche dall’eventuale incremento delle retribuzioni percepite dopo i 62 anni.

Convenienza

E’ bene specificare che la pensione in Quota 100 non ha alcun ricalcolo contributivo o svantaggio sulla liquidazione della pensione. Ovviamente, versando meno contributi, la pensione avrà un valore più basso rispetto a quella che può essere ottenuta lavorando fino all’età della vecchiaia o fino al requisito contributivo della pensione anticipata.

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