Pensione di vecchiaia, pensione di vecchiaia contributiva, pensione di vecchiaia per lavori gravosi ed usuranti

La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica erogata dall’Assicurazione generale obbligatoria (Ago), dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi nonché dalla Gestione separata dell’INPS al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi.

Dal 1° gennaio 2012, la c.d. “Riforma Fornero” (Legge n. 92/2012) ha previsto un innalzamento graduale dei requisiti anagrafici con l’obiettivo di parificare l’età pensionabile tra uomini e donne entro il 2018. L’innalzamento è avvenuto con due scatti nel 2014 e nel 2016 pari ciascuno ad un anno e sei mesi per le lavoratrici dipendenti, di un anno ciascuno per le autonome e le parasubordinate.

Sempre la Riforma Fornero dal 1 gennaio 2012 ha abolito le cosiddette “finestre” e l’età richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia è stata elevata secondo la seguente tabella:

Come ben visibile dalla tabella:

  • nel 2018 i requisiti anagrafici per le donne del settore privato sia dipendenti sia autonome si sono equiparati a quelli degli uomini
  • nel 2019 l’età anagrafica è aumentata di ulteriori 5 mesi, sia per uomini che per donne.
  • Dal 2019, la pensione di vecchiaia è raggiungibile a 67 anni d’età

Per ottenere la pensione sono necessari almeno 20 anni di contributi. Per raggiungere questo requisito sono utili i contributi obbligatori, volontari, da riscatto o figurativi di qualsiasi tipo.

Requisito economico aggiuntivo in caso di contributi solo dal 1 gennaio 1996 in poi

Nel caso in cui risultino contributi solo a partire dal 1/1/1996 (cioè si rientri nel metodo di calcolo contributivo “puro”) viene richiesto anche un ulteriore requisito di carattere economico, infatti l’importo della pensione non deve essere inferiore ad un determinato importo “soglia” pari a 1,5 volte l’assegno sociale (460,28 euro x 1,5 = 690,42 euro per il 2021).

Di conseguenza, in questo caso per ottenere la pensione è necessario raggiungere

  • il requisito anagrafico sopra indicato,
  • il requisito contributivo di 20 anni e
  • un importo minimo della pensione.

Nel caso in cui non si raggiunga tale limite economico, sarà possibile ottenere la pensione solo all’età di 71 anni (l’originario requisito di 70 anni è sottoposto ad incremento per aspettativa di vita) con 5 anni di contribuzione effettiva (cioè contribuzione obbligatoria, da riscatto e volontaria e quindi escludendo la contribuzione figurativa). Tuttavia, se prima del 1996 risultasse anche una sola settimana di contributi, la norma che consente la pensione a oltre 70 anni di età con soli 5 anni di contribuzione effettiva non è applicabile, neppure nel caso in cui si decidesse di optare per il calcolo della pensione interamente con il metodo contributivo come consentito dalla legge n.335/1995 art. 1 comma 23 perché per la legge n. 214/2011 in questo caso sono comunque necessari 20 anni di contributi.

Per le pensioni liquidate interamente con il metodo di calcolo contributivo non è prevista l’integrazione al trattamento minimo ma l’art. 3 comma 6 della legge 335/1995 stabilisce che agli effetti del conferimento dell’assegno sociale non concorre a formare reddito la pensione liquidata secondo il sistema contributivo a carico di gestioni ed enti previdenziali pubblici e privati che gestiscono forme pensionistiche obbligatorie in misura corrispondente ad un terzo della pensione medesima e comunque non oltre un terzo dell’assegno sociale. In sostanza, la titolarità della pensione contributiva eleva i limiti reddituali previsti per l’accesso all’assegno sociale.

La legge di bilancio per il 2018 (art. 1 commi 147 e ss. della legge 205/2017) ha previsto il blocco dell’incremento dell’età per effetto dell’aspettativa di vita per chi svolge 15 tipologie di attività gravose oppure per chi svolge attività usuranti come previste dal d.lgs. 67/2011.

A fronte dell’aumento esponenziale dei requisiti pensionistici, è necessario prendere atto che i lavori non sono tutti uguali e, come alcuni studi stanno iniziando a rilevare, la tipologia di lavoro può pesantemente influenzare l’aspettativa di vita. Per approfondire il tema era stata prevista dalla legge l’attivazione di una specifica Commissione di studio che purtroppo è scaduta ancor prima di cominciare i lavori. La legge di Bilancio per il ha previsto la ricostituzione di questa Commissione e di quella per l’analisi e la classificazione della spesa previdenziale e assistenziale. Entrambe scadranno il 31 dicembre 2020 (Legge n. 160/2020 art. 1 commi 474–475).

Coloro che rientrano nelle tipologie di lavoro gravoso o usurante sotto elencate non hanno subito l’incremento di 5 mesi previsto in via generale per il periodo 2019–2020, quindi hanno cristallizzato l’età a 66 anni e 7 mesi dal 2019 al 2022 a condizione che possano però far valere almeno 30 anni di contributi. Inoltre è necessario che l’attività gravosa sia svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10, mentre il lavoro usurante è necessario che sia svolta per 7 anni, compreso l’anno di maturazione del requisito, negli ultimi 10 oppure per metà della vita lavorativa.

LAVORI GRAVOSI

Le professioni indicate in elenco sono state specificate dal decreto ministeriale del 5/2/2018 in riferimento a specifici codici Istat.

  1. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  2. Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  3. Conciatori di pelli e di pellicce;
  4. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  5. Conduttori di mezzi pesanti e camion;
  6. Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  7. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  8. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  9. Professori di scuola pre — primaria;
  10. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  11. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
  12. Operai dell’agricoltura, zootecnica, pesca
  13. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in lato mare, dipendenti o soci di cooperative
  14. Lavoratori settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro ad alte temperature non già ricomprese nel d.lgs. 67/2011
  15. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e acque interne

LAVORI USURANTI (Secondo le definizioni previste dal d.lgs. 67/2011)

Lavoratori di cui al all’articolo 2 del decreto Ministero del Lavoro del 19 Maggio 1999 (c.d.: “Decreto Salvi”):

  • “Lavori in galleria, cava o miniera”: mansioni svolte in sotterraneo con carattere di prevalenza e continuità;
  • “lavori nelle cave”, mansioni svolte dagli addetti alle cave di materiale di pietra e ornamentali
  • “lavori nelle gallerie”, mansioni svolte dagli addetti al fronte di avanzamento con carattere di prevalenza e continuità
  • “lavori in cassoni ad aria compressa”;
  • “lavori svolti dai palombari”;
  • “lavori ad alte temperature”: mansioni che espongono ad alte temperature, quando non sia possibile adottare misure di prevenzione, quali, a titolo esemplificativo, quelle degli addetti alle fonderie di seconda fusione, non comandata a distanza, dei refrattaristi, degli addetti ad operazioni di colata manuale;
  • “lavorazione del vetro cavo”: mansioni dei soffiatori nell’industria del vetro cavo eseguito a mano e a soffio;
  • “lavori espletati in spazi ristretti”, con carattere di prevalenza e continuità ed in particolare delle attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, le mansioni svolte continuamente all’interno di spazi ristetti, quali intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture;
  • “lavori di asportazione dell’amianto”: mansioni svolte con carattere di prevalenza e continuità.

Lavoratori notturni che possano far valere una determinata permanenza nel lavoro notturno.

Lavoratori addetti alla c.d. “linea catena”, ovvero i lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’Inail, impegnati all’interno di un processo produttivo in serie, con ritmo determinato da misurazione di tempi, sequenze di postazioni, ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall’organizzazione del lavoro o dalla tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato delle linee di produzione e al controllo di qualità;

Conducenti di veicoli pesanti, di capienza complessiva non inferiore ai nove posti compreso il conducente, adibiti a servizi pubblici di trasporto.

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