L’Interdizione Anticipata per Maternità per Lavoratrici Dipendenti — Maternità Anticipata

In determinate situazioni la madre può anticipare la maternità obbligatoria e astenersi dal lavoro durante i primi mesi di gravidanza.

La legge riconosce infatti alla dipendente in gravidanza la possibilità di anticipare l’astensione dal lavoro rispetto ai termini ordinari della astensione per maternità obbligatoria.

Le condizioni necessarie per poter richiedere la Maternità Anticipata

1 — gravi complicanze della gravidanza o malattie precedenti della donna che possono peggiorare durante la gestazione;

2 — condizioni di lavoro che possono nuocere alla salute della gestante o del bambino (un esempio: una fabbrica che produce solventi chimici);

3 — attività faticose o insalubri o che espongono la lavoratrice a rischi per la salute e la sicurezza (ad esempio se la futura mamma si occupa del trasporto e del sollevamento di pesi, di lavori pericolosi, faticosi o poco sani) e non può essere trasferita ad altre mansioni.

La donna lavoratrice che nei primi 7 mesi si trova in una di queste situazioni può quindi chiedere l’astensione dal lavoro attraverso appunto la richiesta di Maternità Anticipata.

Quali categorie di lavoratrici possono fare la domanda di Maternità Anticipata

  • le lavoratrici dipendenti
  • le lavoratrice con contratto a tempo determinato del settore pubblico e privato,
  • le lavoratrici che svolgono lavori occasionali o con contratto a progetto, le associate in partecipazione,
  • nonchè anche le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps possono richiederla, ma soltanto se ci sono problemi di salute che possono pregiudicare la gravidanza e se smettono di lavorare per l’intero periodo. Ciò significa che una libera professionista non può andare in maternità anticipata per mansioni pericolose o luogo di lavoro insalubre.

Come fare domanda di Maternità Anticipata

  • se si tratta di un problema di salute (quindi il punto 1 che abbiamo citato sopra), sarà necessario presentare domanda presso l’ Asl competente per residenza, muniti di un certificato di un ginecologo che attesti che c’è una gravidanza in corso e che questa è a rischio o per complicanze (ad esempio una minaccia di aborto spontaneo) o per una precedente patologia. L’ASL ha 7 giorni di tempo dalla presentazione della domanda per pronunciarsi in merito, decorsi i quali vale il silenzio assenso. In caso di diniego invece, è necessario comunicarne i motivi alla lavoratrice, la quale entro i 10 giorni successivi può presentare ulteriori documenti e osservazioni.
  • Nei casi collegati invece al posto di lavoro (punti 2 e 3), sarà necessario che la lavoratrice o il datore di lavoro si rivolga al Servizio ispezione del lavoro della Direzione territoriale del lavoro corrispondente alla residenza anagrafica, sempre munito di certificato del medico e altra documentazione che può essere richiesta.

Quanto spetta alla mamma lavoratrice

Chi ha un reddito inferiore a 25.822,84 € e il nucleo familiare di 3 persone, riceve un’indennità di maternità di base una tantum. Ciò vale per italiane, straniere residenti, comunitarie o extracomunitarie in possesso di permesso di soggiorno.

Le lavoratrici autonome prendono invece l’80% di 1/365 del reddito medio annuo derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa o libero professionale.

Anche alle lavoratrici c.d. atipiche e discontinue spetta una indennità nonchè a chi ha effettuato un versamento contributivo di almeno 3 mesi nei 9 antecedenti il parto.

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