L’incremento al milione

L’art. 38, cc. 1/6, L. n. 448/2001 ha istituito il c.d. Incremento al Milione, una maggiorazione sociale, che, introdotta dal 1° gennaio 2002, spetta ai pensionati ultra 70enni (età riducibile, fino ad un massimo di 5 anni, quindi da 70 a 65 anni, di 1 anno ogni 5 di contribuzione) che si trovano in condizione di disagio economico, ossia che siano titolari di prestazioni previdenziali ed assistenziali il cui importo risulti inferiore al milione delle vecchie lire (corrispondenti a circa 643 € al mese ai valori attuali): una maggiorazione che punta a garantire quindi che l’ importo della pensione non sia inferiore alla soglia del vecchio milione di lire.

I requisiti necessari al fine di poter beneficiare dell’incremento al milione:

  • essere titolari di trattamenti previdenziali a qualsiasi titolo erogati dall’assicurazione generale obbligatoria e dai fondi ad essa sostitutivi od esclusivi (comprese le pensioni ai superstiti) oppure essere titolari di prestazioni assistenziali quali l’assegno sociale, la pensione sociale, la pensione di inabilità civile (invalidi totali), la pensione per i ciechi civili assoluti e i sordomuti;
  • essere pensionati con almeno 70 anni di età; tale requisito anagrafico tuttavia può essere ridotto, fino a un massimo di 5 anni, di un anno ogni 5 anni di contribuzione fatta valere al pensionato. Inoltre nel caso dei ciechi civili, degli invalidi civili totali, dei sordomuti e dei titolari di pensione di inabilità previdenziale (legge 222/1984), il requisito anagrafico viene ridotto a 60 anni;
  • che l’assegno pensionistico percepito sia inferiore ai 638 € mensili. Più precisamente per ottenere l’incremento al milione è richiesto che il reddito annuo del beneficiario risulti inferiore a 8.370,18 € (valore relativo al 2018); nel caso di beneficiari coniugati e non effettivamente e legalmente separati il reddito annuo, cumulato con quello del coniuge, deve essere inferiore a 14.259,18 €.

Al fine di verificare se il reddito annuo del richiedente possa rientrare tra i possibili beneficiari della maggiorazione sociale in oggetto, dal calcolo si deve tener conto di tutti i redditi (compresi quelli esenti da Irpef) con l’esclusione del reddito della casa di abitazione di cui è proprietario il pensionato o il coniuge, delle pensioni di guerra, dell’indennità di accompagnamento, dell’indennità prevista per i ciechi parziali e dell’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali, dell’indennizzo ex L. n. 210/1992 in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, dell’importo aggiuntivo ex art. 70, cc. 7/10, L. n. 388/2000 (c.d. “tredicesima pesante”), dei sussidi economici che i Comuni ed altri enti erogano agli anziani, destinati a bisogni strettamente connessi a situazioni personali e contingenti e che non presentano la caratteristica della continuità, nonchè, in deroga al principio di cassa, non deve essere preso in considerazione quanto eventualmente corrisposto al pensionato nell’anno considerato a titolo di arretrati della maggiorazione sociale stessa.

Da precisare che il riconoscimento della maggiorazione sociale in oggetto può avvenire unicamente mediante apposita domanda, corredata da dichiarazione reddituale che certifichi i redditi percepiti nell’anno, anche se presuntivi.

Le regole per il calcolo dell’aumento sulle pensioni spettante a partire dal 1° gennaio 2018 sono state riepilogate dall’ampia Circ. Inps n. 186 del 21 dicembre 2017.

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