Le Successioni Ereditarie

Argomenti:

— L’apertura della successione

  • I tipi di successione
  • Divieto di patti successori
  • L’oggetto della successione

— La successione testamentaria

  • Il contenuto del testamento
  • L’istituzione di erede
  • L’attribuzione di legato
  • Le tipologie di testamento ordinario
  • Il testamento orale
  • Il testamento pubblico
  • Il testamento olografo
  • Consigli per una corretta redazione del testamento olografo
  • La conservazione del testamento olografo
  • Come sapere se esiste un testamento
  • La pubblicazione del testamento olografo
  • La revoca del testamento

— La successione “legittima” e le relative quote

  • La rappresentazione

— L’accettazione o acquisto dell’eredità

  • L’eredità giacente
  • La trascrizione dell’accettazione di eredità
  • L’acquisto del legato
  • L’onere testamentario
  • La rinuncia all’eredità
  • La sostituzione

— La successione “necessaria”: i diritti dei legittimari

  • L’esecutore testamentario

— Le questioni più frequenti

  • Che diritti ha il coniuge divorziato?
  • Considerato un nucleo familiare composto da genitori e da 3 figli, se il padre ha già donato a 2 figli, la madre può istituire erede soltanto il terzo figlio?
  • Nel caso di comunione ereditaria sui beni del defunto, se non vi è un accordo sulle modalità di liquidazione/divisione, quali sono le soluzioni?
  • È possibile redigere un testamento che non leda la quota di legittima?
  • È possibile nominare il beneficiario di una polizza di assicurazione mediante il testamento?
  • Come influiscono la comunione legale o la separazione dei beni sui diritti successori?
  • Dove sono consultabili i testamenti pubblicati?
  • Chi può impugnare un testamento, sia pubblico sia olografo?
  • Come è possibile conoscere tutti i debiti assunti dal defunto?
  • Come interviene la mediazione civile nella disciplina successoria?

— Le imposte di successione

  • Le aliquote
  • Le ulteriori imposte in caso di immobili
  • La reintegra dei diritti dei legittimari
  • Soggetti passivi
  • Le esclusioni dall’imposta di successione
  • La base imponibile
  • Determinazione del valore dei beni ereditari (Immobili / Azioni, obbligazioni e quote sociali)
  • Rilevanza delle donazioni fatte in vita dal defunto
  • Dichiarazione di successione
  • Termine per la presentazione della dichiarazione di successione
  • Esclusioni ed esoneri dalla presentazione della dichiarazione di successione
  • Dichiarazione ai fini dell’IMU
  • Detrazioni e riduzioni
  • Liquidazione dell’imposta di successione
  • Liquidazione delle imposte di trascrizione e catastale
  • Agevolazioni prima casa
  • Pagamento delle imposte

Appendice 1

Appendice 2

Appendice 3

Appendice 4

Crediti

L’apertura della successione

— Quando si apre la successione

Il luogo dove si apre la successione è quello dell’ultimo domicilio del defunto ed è rilevante ai fini dell’individuazione degli uffici competenti per gli adempimenti previsti dalla normativa vigente (ad esempio il Registro delle Successioni — dal quale devono risultare la dichiarazione di accettazione di eredità con beneficio di inventario e la dichiarazione di rinuncia di eredità di cui si parlerà più avanti — è conservato presso il Tribunale del luogo dove si apre la successione).

— I tipi di successione

  • la successione legittima (o intestata, cioè senza testamento);
  • la successione testamentaria (o testata, cioè con testamento).

La successione legittima si avrà soltanto nel caso in cui il defunto non abbia fatto un valido testamento o, pur avendo fatto testamento, non abbia disposto del suo intero patrimonio.

— Divieto dei patti successori

Pertanto non è possibile stipulare una convenzione con cui un soggetto in vita disciplini la propria successione con il consenso dei potenziali eredi (patti successori istitutivi).

L’unico strumento con il quale si può disporre delle proprie sostanze è il testamento, per il quale la legge pone ben precisi requisiti di validità.

Sono nulli anche i patti con i quali si dispone dei diritti di una successione non ancora aperta o della rinuncia ai medesimi (patti successori dispositivi e rinunciativi).

Un potenziale erede non può pertanto disporre o rinunciare ai diritti che gli potrebbero spettare in relazione alla successione di un soggetto non ancora deceduto.

L’unica deroga al divieto dei patti successori è prevista per il patto di famiglia, contratto in forza del quale l’imprenditore può trasferire in tutto o in parte la propria azienda ovvero il titolare di partecipazioni societarie può trasferire in tutto o in parte le proprie quote, ad uno o più discendenti.

Con il patto di famiglia il legislatore ha messo a disposizione dell’imprenditore uno strumento per pianificare il passaggio generazionale, ossia per trasferire a titolo gratuito la propria azienda (individuale o collettiva) ad alcuni dei propri discendenti, senza che l’operazione possa poi essere messa in discussione dagli altri familiari o legittimari.

— L’oggetto della successione

L’oggetto della successione è costituito dall’intero patrimonio del defunto, vale a dire dal complesso dei suoi rapporti patrimoniali trasmissibili attivi e passivi.

È opportuno precisare che non sono oggetto di successione alcuni diritti patrimoniali che, pur presenti nel patrimonio del defunto, si estinguono proprio per effetto della morte del titolare.

Si pensi ad esempio al diritto di usufrutto vitalizio su un bene immobile.

La successione testamentaria

Abbiamo detto che quando esiste un valido testamento si apre la successione testamentaria. Il testamento, dunque, è un atto unilaterale — e cioè solo di chi intende disporre dei propri beni — con il quale colui che lo redige esprime le proprie volontà su come attribuire il proprio patrimonio dopo la morte.

Nel caso in cui vi siano più testamenti, in linea generale, bisogna fare riferimento alle disposizioni contenute nel testamento cronologicamente più recente. Per evitare che si possano creare incertezze sulla volontà del testatore è opportuno che l’ultimo testamento revochi espressamente i precedenti.

Se, tuttavia, ciò non avviene si avrà la revoca tacita di tutte le disposizioni del testamento precedente che risultino incompatibili con il testamento successivo.

— I requisiti per fare testamento

Una persona che sia stata oggetto di una sentenza di inabilitazione può quindi validamente disporre per testamento.

La legge nulla stabilisce in riferimento ai beneficiari di amministrazione di sostegno.

In linea di principio, se il decreto di ammissione all’amministrazione di sostegno non prevede l’espressa esclusione della possibilità di fare testamento, il soggetto conserva questa possibilità che verrà meno nel caso in cui il giudice riconosca la sua incapacità di intendere e di volere.

— Il contenuto del testamento

Il testamento può contenere anche disposizioni rilevanti sotto il profilo giuridico benché di natura non patrimoniale, ad esempio è possibile il riconoscimento di un figlio naturale.

Il testamento può inoltre contenere disposizioni che non hanno alcun rilievo giuridico ma solo un valore morale o religioso (esortazioni a determinati comportamenti come ad esempio a tenere delle messe in suffragio, altro).

— L’istituzione di erede

L’istituzione di erede è il contenuto tipico di un testamento e comporta la successione del beneficiario nella posizione attiva e passiva già facente capo al defunto (e quindi nei beni, nei crediti ma anche nei debiti).

La successione potrà riguardare: — l’intera posizione attiva e passiva già facente capo al defunto (nel caso di nomina di un unico erede); — una quota della posizione attiva e passiva (nel caso di nomina di due o più eredi).

Alcuni esempi di istituzione di erede: “Nomino mio unico erede il sig. Mario Rossi” “Nomino miei eredi i miei figli Mario e Marco Rossi, in parti uguali tra di loro” “Nomino miei eredi il sig. Mario Rossi per la quota di un terzo e il sig. Marco Bianchi per la quota di due terzi”.

L’istituzione di erede è normalmente incompatibile con il lascito di beni determinati, tranne nel caso in cui si riesca a desumere dal testamento che il testatore intendeva lasciare un certo bene o certi determinati beni come se fossero una quota del suo patrimonio (questo fenomeno è chiamato institutio ex re certa).

Ad esempio: “Lascio al sig. Mario Rossi tutti i beni immobili e al sig. Marco Bianchi tutti i restanti beni”. Risulta qui sopra evidente la volontà del testatore di disporre per intero del suo patrimonio e come i beneficiari siano chiamati all’eredità nella qualità di eredi pro-quota. In questo caso la determinazione della quota ereditaria avverrà anziché a priori, a posteriori.

— L’attribuzione di legato

Il beneficiario di un legato è detto legatario.

Alcuni esempi di valida attribuzione di un legato: “Lego a Mario Rossi la mia casa di Roma” “Lego a Marco Bianchi la somma di 10.000,00 euro”.

La differenza fondamentale tra legato e istituzione di erede riguarda il regime di responsabilità del beneficiario rispetto ai debiti del defunto:

il legatario, infatti, al contrario dell’erede, non risponde dei debiti ereditari con il proprio patrimonio e i creditori del defunto potranno far valere le proprie ragioni solo nei limiti del valore del bene oggetto del legato.

Proprio la limitazione della responsabilità patrimoniale del legatario sta alla base della seconda differenza, questa volta di natura formale: il legato non necessita di essere espressamente accettato, producendo i suoi effetti immediatamente dopo la morte del testatore; il beneficiario potrà però sempre rinunciarvi.

Al contrario l’eredità per essere acquisita deve essere accettata (vedi capitolo “L’accettazione o acquisto di eredità”). Si può ricorrere al legato anche per riconoscere a un congiunto la legittima (vedi capitolo “La successione ‘necessaria’: i diritti dei legittimari”). In questo caso si parla di legato in sostituzione di legittima.

Al beneficiario è sempre riconosciuto il diritto di rinunciare al legato e chiedere la legittima, acquisendo la qualità di erede; se, invece, preferisce conseguire il legato, perde il diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima — salva diversa disposizione del testatore — e non acquista la qualità di erede.

— Le tipologie di testamento

  • il testamento pubblico, ovvero per atto di notaio;
  • il testamento olografo, ovvero per mano dello stesso testatore;
  • il testamento segreto, che è in parte un atto del testatore e in parte del notaio.

Il testamento segreto può essere scritto oltre che dal testatore anche da terzi e anche con mezzi meccanici; la carta su cui sono riportate le disposizioni testamentarie o quella che le contiene deve essere sigillata e consegnata a un notaio, che provvede a scrivere sulle medesime o su un ulteriore involucro che le contenga, il verbale di ricevimento.

Ci soffermeremo in questa Guida sul testamento pubblico e sul testamento olografo dal momento che il testamento segreto è scarsamente utilizzato ed è sostituito, generalmente, dal deposito fiduciario del testamento olografo (e cioè dal deposito del testamento olografo presso un soggetto di fiducia: vedi paragrafo “La pubblicazione del testamento olografo”).

Ciò nonostante il testamento segreto offre il vantaggio dell’assoluta riservatezza sul contenuto delle disposizioni testamentarie e quello della conservazione del testamento in mani sicure.

È opportuno precisare che tutti i testamenti, a prescindere dalla loro forma, hanno lo stesso valore: è pertanto sufficiente un testamento olografo per revocare un precedente testamento pubblico; il testamento fatto dal notaio ha di fatto lo stesso valore di un testamento olografo.

La legge prevede anche tipologie di testamenti “speciali” che hanno però scarsa applicazione nella pratica (si tratta ad esempio del testamento in luogo di malattia contagiosa, calamità pubbliche o infortuni, del testamento a bordo di nave, a bordo di aeromobile, di testamento di militari e assimilati).

— Il testamento orale

Vale il principio per cui la volontà testamentaria non espressa nella forma di uno dei testamenti (ordinari e/o straordinari) disciplinati dalla legge non ha valore.

Non valgono perciò come testamento, ad esempio, le dichiarazioni in letto di morte, le confessioni fatte a persona di fiducia, altro.

— Il testamento pubblico

Come già anticipato, il testamento pubblico ha lo stesso valore, sul piano giuridico, di un testamento olografo e può pertanto essere da questo revocato.

Una volta sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio, il testamento sarà conservato tra gli atti di ultima volontà ricevuti dal notaio, finché in attività, e successivamente presso l’Archivio Notarile.

Il principale vantaggio del testamento pubblico rispetto a quello olografo sta proprio nella specifica competenza in materia successoria del notaio che potrà suggerire le soluzioni migliori per raggiungere il risultato voluto dal testatore, nel rispetto della normativa vigente, evitando eventuali clausole o disposizioni nulle perché in contrasto con le norme di legge.

Il notaio che ha ricevuto un testamento pubblico, appena gli è nota la morte del testatore, comunica l’esistenza dello stesso agli eredi e ai legatari di cui conosce il domicilio o la residenza.

Provvede poi alla pubblicazione del testamento mediante la redazione di un verbale per il passaggio dello stesso dagli atti di ultima volontà agli atti tra vivi.

Da questo momento si potrà dare piena esecuzione al testamento.

— Il testamento olografo

Per essere valido è necessario che sia datato, sottoscritto e soprattutto che l’intero suo contenuto sia scritto di pugno, cioè a mano, dal testatore.

Non si possono quindi usare strumenti di scrittura meccanici o elettronici, quali ad esempio la macchina da scrivere o il personal computer, né può essere scritto, sotto dettatura del testatore, da un terzo.

Non ci sono requisiti specifici per quanto riguarda il supporto sul quale redigere il testamento (in particolare non è necessario utilizzare carta da bollo o altri supporti con particolari caratteristiche).

Il testamento posteriore, che non revoca in modo espresso i precedenti, annulla in questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili.

È opportuno quindi che, per evitare possibili questioni interpretative della volontà del de cuius, ogni nuovo testamento contenga la dichiarazione espressa di revoca dei testamenti precedenti.

— Consigli per una corretta redazione del testamento olografo

  • il testamento è un atto sempre revocabile. Sono nulli tutti i patti in forza dei quali il testatore si obbliga a non modificare un testamento oppure a disporre in favore di taluno;
  • al coniuge spettano, quale parte della legittima, il diritto di abitazione sulla residenza familiare e il diritto di uso della mobilia che la arreda. Questi diritti derivano dalla legge e pertanto non è necessario che il testatore ne faccia menzione affinché il coniuge ne possa godere;
  • è opportuno che le disposizioni relative al servizio funebre e alle modalità di sepoltura (ad esempio la richiesta della cremazione) non siano contenute nel testamento e che siano invece contenute in un documento a parte, da redigere con le modalità previste per il testamento olografo e da consegnare ai propri cari, dal momento che, nella normalità dei casi, il testamento viene pubblicato quando le esequie sono state, se non già eseguite, almeno organizzate;
  • per lo stesso motivo le disposizioni sulla donazione degli organi non devono essere contenute nel testamento dal momento che diverrebbero leggibili soltanto quando è troppo tardi per procedere all’espianto degli organi.

— La conservazione del testamento olografo

Un’esigenza, spesso sentita nella pratica, è quella di evitare che dopo la morte il proprio testamento possa non essere trovato o possa essere alterato o distrutto (magari da un soggetto che, escluso dalla successione testamentaria, sarebbe invece beneficiario nel caso in cui si aprisse la successione legittima).

Questa esigenza può essere normalmente soddisfatta mediante il deposito del testamento presso un soggetto di fiducia, spesso un notaio (poiché per la sua pubblicazione bisogna poi rivolgersi proprio a un notaio).

Nonostante il deposito fiduciario di testamento olografo non sia espressamente disciplinato dalla legge, nella prassi si osservano i seguenti comportamenti, posti sopratutto a tutela del testatore:

  • il notaio depositario, vivente il testatore, non rilascia informazioni sulla presenza o meno presso il suo studio di un testamento olografo in deposito fiduciario;
  • il notaio depositario, morto il testatore, rilascia informazioni sulla presenza o meno presso il suo studio di un testamento olografo in deposito fiduciario solo previa presentazione di un estratto dell’atto di morte;
  • il testatore potrà sempre ritirare il proprio testamento olografo conservato dal notaio, ma per ovvie ragioni potrà farlo soltanto di persona. Si ricorda comunque che per revocare un testamento non sono necessari il suo ritiro e la sua distruzione materiale: è sufficiente redigere un nuovo testamento con il quale disporre espressamente la revoca del testamento precedente.

— Come sapere se esiste un testamento

È buona pratica che il testatore conservi a casa una nota o un appunto affinché i beneficiari delle disposizioni testamentarie siano messi a conoscenza dell’esistenza del testamento e del luogo dove è conservato.

Se si ritiene che un soggetto abbia lasciato un testamento pubblico oppure un testamento olografo affidato a un notaio, ma non si sa esattamente presso quale notaio, si potrà fare un’apposita richiesta, accompagnata da un estratto dell’atto di morte, al Consiglio Notarile distrettuale il quale provvederà a diramare la richiesta a tutti i notai del distretto.

È opportuno rivolgere la stessa richiesta anche all’Archivio Notarile, che conserva gli atti e i testamenti depositati dai notai che hanno cessato la propria attività.

Si può inoltre consultare il Registro Generale dei Testamenti che ha sede presso l’Ufficio Centrale degli Archivi Notarili di Roma . Il Registro Generale dei Testamenti consente di conoscere se una persona deceduta ha fatto testamento, in Italia o all’estero.

Attraverso il Registro infatti può essere chiesto all’organismo competente di uno Stato estero aderente alla Convenzione internazionale di Basilea il rilascio di un certificato degli atti di ultima volontà relativi alla persona deceduta.

Gli Stati che sino ad oggi hanno ratificato la Convenzione sono, oltre all’Italia: Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Turchia, Ucraina. Gli interessati possono richiedere al Registro Generale dei Testamenti la certificazione delle iscrizioni risultanti a nome della persona defunta e l’indicazione dell’archivio notarile distrettuale presso il quale gli atti iscritti sono depositati, qualora il notaio abbia cessato la propria attività.

Nel Registro Generale dei Testamenti devono essere iscritti i seguenti atti:

  • testamenti pubblici;
  • testamenti segreti;
  • testamenti speciali;
  • testamenti olografi depositati formalmente presso un notaio;
  • verbale di pubblicazione dei testamenti olografi non contemplati nel numero precedente;
  • ritiro dei testamenti segreti e olografi depositati formalmente presso un notaio; revoca nonché revoca di revoca delle disposizioni a causa di morte, sempre che siano fatte con un nuovo testamento.

Consultando il Registro Generale dei Testamenti non si potrà mai sapere se il soggetto deceduto ha redatto un testamento olografo non depositato formalmente presso un notaio e non ancora pubblicato e che, ad esempio, si trovi ancora in deposito fiduciario presso un notaio o presso un altro soggetto.

— La pubblicazione del testamento olografo

Nel verbale viene descritto lo stato del testamento, devono essere integralmente riprodotte le disposizioni di ultima volontà del testatore; devono essere inoltre allegati il documento testamentario originale e un estratto dell’atto di morte.

Non appena ha notizia della morte del testatore, chi sia in possesso di un testamento olografo affidatogli in custodia dal testatore, deve presentarlo in originale — e non in fotocopia — a un notaio per la pubblicazione.

Nel caso in cui il testamento olografo sia depositato presso un notaio, sarà lo stesso notaio depositario, su richiesta degli interessati e previa la presentazione di un estratto dell’atto di morte, a provvedere alla pubblicazione mediante la redazione del relativo verbale in forma di atto pubblico.

Dopo la pubblicazione potrà essere data piena esecuzione al testamento.

— La revoca del testamento

Come già anticipato, è possibile revocare un precedente testamento pubblico con un successivo testamento olografo o viceversa; tutti i testamenti, in qualsiasi forma siano stati redatti, hanno lo stesso valore.

Nel caso in cui si sia già disposto un testamento e lo si voglia revocare integralmente, è quanto mai opportuno che il nuovo testamento, con le nuove disposizioni, contenga la menzione “Revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria”.

In secondo luogo il testamento può essere revocato con un apposito atto notarile con cui il testatore, in presenza di due testimoni, dichiara di voler revocare la disposizione precedente.

Un testamento olografo può anche essere revocato con la distruzione volontaria da parte del testatore, ad esempio strappando o bruciando il foglio che lo contiene.

Se il testamento olografo è stato redatto in più originali devono essere distrutti tutti gli originali esistenti.

Bisogna prestare attenzione al caso in cui un testamento olografo sia conservato in deposito fiduciario presso un notaio o presso un altro soggetto.

Il solo ritiro del testamento olografo non comporta automaticamente la sua revoca.

È invece necessario procedere alla sua distruzione.

È infine prevista, in caso di esistenza o sopravvenienza di figli o discendenti, una revoca di diritto del testamento fatto da colui che al tempo della disposizione non aveva, o ignorava di avere, figli o discendenti.

La successione “legittima” e le relative quote

La successione legittima — devoluta per legge — si apre solo se non c’è un testamento valido oppure se il testamento non dispone sull’intero patrimonio del defunto, ma solo su singoli determinati beni.

In quest’ultimo caso la successione legittima si apre limitatamente alla parte di patrimonio non attribuita per testamento.

Il patrimonio del defunto, in caso di successione legittima, viene devoluto ai parenti del defunto a partire da quelli a lui più vicini (figli e coniuge) e via via fino a quelli più lontani sino al sesto grado di parentela. Nel caso in cui non vi siano parenti entro il sesto grado l’eredità si devolve a favore dello Stato.

Qui di seguito si indicano le quote che spettano ai beneficiari nei casi più comuni.

È opportuno precisare che i fratelli e gli ascendenti possono diventare eredi soltanto se il defunto non aveva figli, quindi non sono possibili ipotesi di concorso tra i figli e i fratelli/ascendenti del defunto.

  • Figli: in assenza di coniuge ai figli spetterà l’intero patrimonio diviso in parti uguali tra loro.
  • Coniuge: in assenza di figli, ascendenti e fratelli, al coniuge spetterà l’intero patrimonio.
  • Concorso tra figli e coniuge: nel caso di un solo figlio, allo stesso spetta la metà del patrimonio e al coniuge spetta la restante metà. Nel caso di più figli al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai figli spettano i restanti due terzi in parti uguali tra loro.
  • Fratelli: i fratelli del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi sia il coniuge, i fratelli e le sorelle succedono nell’intero patrimonio del defunto, in parti uguali tra loro (i fratelli unilaterali, peraltro conseguono la metà della quota che conseguono i germani).
  • Genitori: i genitori del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge né fratelli, ai genitori, o all’unico genitore sopravvissuto, spetterà l’intero patrimonio.
  • Ascendenti: gli ascendenti del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge, né fratelli, né genitori succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l’altra metà gli ascendenti della linea materna. Se gli ascendenti non sono di pari grado l’eredità è devoluta al più vicino senza distinzioni di linea.
  • Concorso tra genitori e fratelli: se con i genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle del defunto, tutti sono ammessi alla successione per capi (per cui l’eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all’eredità), purché in nessun caso la quota in cui succedono i genitori o uno di essi sia inferiore a metà.
  • Concorso tra ascendenti, fratelli e coniuge: al coniuge sono devoluti i due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi e con fratelli e sorelle ovvero con gli uni e con gli altri. In quest’ultimo caso la parte residua (un terzo del patrimonio) è devoluta agli ascendenti e ai fratelli e sorelle per capi (per cui l’eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all’eredità) salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto del patrimonio.

— L’assunzione della qualità di erede

Il chiamato all’eredità per divenire erede deve accettare l’eredità. L’eredità, pertanto, si acquista con l’accettazione.

Il chiamato all’eredità, una volta compiuta l’accettazione, è considerato erede sin dal momento dell’apertura della successione.

Detto in altre parole, l’accettazione dell’eredità ha un effetto retroattivo dal momento che nel nostro ordinamento vige il principio per cui non c’è soluzione di continuità tra la situazione giuridica del defunto e quella dei suoi eredi.

— La rappresentazione

La rappresentazione però non opera in tutti i casi, ma solo se:

  • gli eredi o legatari non accettanti siano i figli anche adottivi del defunto;
  • gli eredi o i legatari non accettanti siano i fratelli del defunto.

L’accettazione o acquisto dell’eredità

Come già sopra ricordato, l’eredità si acquista con l’accettazione; l’accettazione di eredità può essere espressa oppure tacita.

L’accettazione espressa consiste nella dichiarazione in un atto scritto (atto pubblico o scrittura privata) di accettare l’eredità o di assumere il titolo di erede, compiuta dal chiamato all’eredità.

L’accettazione tacita, la più ricorrente nella prassi, consiste nel compimento da parte del chiamato all’eredità di un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe potuto compiere se non in quanto erede.

L’esempio più comune è la vendita di un bene ereditario: questo atto comporta l’accettazione tacita di eredità, in quanto presuppone necessariamente una volontà in tal senso.

L’acquisto dell’eredità può avvenire, sempre tacitamente, per effetto del possesso dei beni ereditari: infatti, qualora entro tre mesi dall’apertura della successione il chiamato all’eredità, in possesso dei beni ereditari, non proceda all’inventario dell’eredità e alla successiva dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario (vedi paragrafo successivo), lo stesso è considerato, a tutti gli effetti di legge, erede puro e semplice con preclusione di rinuncia all’eredità.

A seguito dell’accettazione espressa o tacita il chiamato all’eredità diventerà erede puro e semplice, e cioè subentrerà — proporzionalmente alla sua quota ove vi siano altri eredi — con effetto dal momento in cui si è aperta la successione, nella posizione giuridica del defunto, e dovrà rispondere con il proprio patrimonio anche degli eventuali debiti ereditari.

Ne consegue che se le passività sono di valore superiore a quello delle attività, l’erede subirà un pregiudizio patrimoniale, dovendo attingere dal proprio patrimonio personale le risorse per estinguere i debiti ereditari (eredità passiva).

L’accettazione di eredità determina pertanto per l’erede la “confusione dei patrimoni”.

— L’accettazione di eredità con il beneficio di inventario

Per evitare l’effetto della confusione dei patrimoni, il chiamato all’eredità potrà, in alternativa:

— rinunciare all’eredità, soluzione preferibile se si ha la ragionevole certezza che l’eredità sia passiva e salvi sempre gli effetti della rappresentazione;

— accettare l’eredità con il beneficio di inventario, soluzione invece preferibile se non vi è una assoluta certezza che l’eredità sia passiva ma non si voglia neppure correre il rischio di incorrere nella confusione dei patrimoni.

L’accettazione di eredità con beneficio di inventario è uno speciale tipo di accettazione espressa (non esiste l’accettazione tacita con beneficio di inventario) che deve essere compiuta mediante dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione.

L’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria in alcuni casi previsti dalla legge, in particolare nel caso in cui i chiamati all’eredità siano minori, interdetti, inabilitati, emancipati (ossia soggetti dei quali il legislatore intende tutelare il patrimonio in relazione a possibili eredità passive) nonché nel caso di persone giuridiche o associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti, escluse le società.

Non è invece obbligatoria nel caso del beneficiario di amministrazione di sostegno, salvo sia diversamente disposto nel decreto di ammissione all’amministrazione di sostegno.

In generale l’effetto dell’accettazione con beneficio di inventario è quello di evitare la confusione dei patrimoni; più precisamente si può dire che l’erede con beneficio di inventario:

  • conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte; in tal modo l’erede potrà soddisfare i crediti che aveva nei confronti del defunto;
  • non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti; in tal modo l’erede eviterà un’eredità passiva, estinguendo tutti i pesi che gravano sull’eredità solo con l’attivo dell’asse ereditario senza intaccare il suo patrimonio;
  • i creditori dell’eredità e i legatari potranno soddisfarsi sul patrimonio ereditario a preferenza — e quindi prima — dei creditori dell’erede.

È importante evidenziare la tempistica prevista dalla legge per procedere all’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

Questa varia a seconda che il chiamato all’eredità abbia o meno il possesso dei beni ereditari.

Nel caso in cui il chiamato all’eredità abbia già il possesso dei beni ereditari, l’inventario deve essere concluso entro 3 mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità.

In caso contrario il chiamato all’eredità decade dal beneficio di inventario e conseguentemente viene considerato erede puro e semplice.

Compiuto l’inventario nel termine sopra indicato, il chiamato all’eredità ha un ulteriore termine di 40 giorni, da quello del compimento dell’inventario medesimo, per decidere se accettare o rinunciare all’eredità.

Trascorso questo termine senza alcuna decisione, il chiamato all’eredità decade dal beneficio di inventario e conseguentemente viene considerato erede puro e semplice.

Nel caso in cui il chiamato all’eredità non abbia ancora il possesso dei beni ereditari, il chiamato può fare la dichiarazione di accettare col beneficio di inventario fino a che il diritto di accettare non è prescritto, e cioè entro 10 anni dall’apertura della successione.

Tuttavia una volta resa la dichiarazione di accettazione di eredità, l’inventario deve essere compiuto entro i successivi 3 mesi; in caso contrario il beneficiario decade dal beneficio di inventario e conseguentemente viene considerato erede puro e semplice.

È prevista la decadenza dal beneficio di inventario, oltre che nei casi sopra indicati, anche quando l’erede venda o sottoponga a ipoteca o pegno i beni ereditari, senza la prescritta autorizzazione giudiziale e senza osservare le forme previste dalla legge.

La decadenza dal beneficio di inventario, in tutte le ipotesi sopra descritte, non riguarda i soggetti per i quali è obbligatoria l’accettazione di eredità con beneficio di inventario (minori, interdetti, inabilitati, emancipati, persone giuridiche, associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti, escluse le società), e ciò fino a che permanga la causa che comporta l’obbligo del beneficio di inventario (ad esempio sino a che il beneficiario minorenne non raggiunga la maggiore età).

L’inventario consiste in una descrizione analitica dei beni, diritti e debiti caduti in successione, fatta dal cancelliere del Tribunale o da un notaio (debitamente nominato dal Tribunale), che ne redige un apposito verbale.

L’erede che accetta con beneficio d’inventario diventa amministratore del patrimonio ereditario (anche nell’interesse dei creditori del defunto e dei legatari), ma gli è preclusa la cessione dei beni ereditari senza autorizzazione del giudice, pena la decadenza dal beneficio e l’attribuzione della qualifica di erede puro e semplice con gli effetti giuridici che ne conseguono.

Una volta compiuta la procedura di accettazione con beneficio di inventario il chiamato diventa erede, ma è immune dalla responsabilità illimitata che caratterizza l’erede puro e semplice; i creditori del defunto potranno, pertanto, agire sui soli beni del defunto, senza poter aggredire i beni dell’erede.

— L’eredità giacente

Il curatore procede all’inventario dell’eredità, ne cura l’amministrazione e provvede al pagamento dei debiti ereditari e dei legati, previa autorizzazione del Tribunale, e cessa dalle sue funzioni quando l’eredità viene accettata.

— La trascrizione dell’accettazione di eredità

È possibile trascrivere nei Registri Immobiliari sia l’accettazione espressa, sia l’accettazione tacita. In questo caso, in occasione dell’atto che la determina ad esempio una compravendita immobiliare redatta per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

È necessario rendere nota l’accettazione attraverso la trascrizione nei Registri Immobiliari per evitare acquisti da eredi solo apparenti.

Si pensi al caso in cui i fratelli del defunto, deceduto senza lasciare genitori, coniuge e figli, si considerino in assoluta buona fede eredi, mentre il defunto stesso ha disposto — con un testamento che viene scoperto solo in un secondo tempo — esclusivamente a favore di una terza persona, che é quindi il vero erede.

In tal caso, chi ha acquistato dall’erede apparente in realtà ha acquistato da un “non proprietario”, e rischia quindi di veder rivendicata la proprietà da parte dell’erede vero.

Se viene trascritta l’accettazione di eredità a favore dell’erede apparente, chi acquista in buona fede da quest’ultimo fa salvo il proprio acquisto.

— L’acquisto del legato

Per mantenere l’aggiornamento dei Registri Immobiliari, ove il legato abbia a oggetto beni immobili, il notaio che ha curato la pubblicazione del testamento dovrà provvedere alla trascrizione del legato.

— L’onere testamentario

Per l’adempimento dell’onere può agire qualsiasi interessato.

L’inadempimento dell’onere, peraltro, può comportare la risoluzione della disposizione testamentaria solo se la risoluzione è stata prevista dal testatore o se l’adempimento dell’onere ha costituito il solo motivo determinante della disposizione testamentaria cui accede.

— La rinuncia all’eredità

Deve essere posta particolare attenzione quando si rinuncia a un’eredità — specie se si tratta di un’eredità passiva — in quanto il rinunciante, che sia il figlio o il fratello del defunto, trasmette la devoluzione ereditaria cui ha rinunciato ai propri discendenti (per effetto della rappresentazione).

Con la rinuncia all’eredità, chi rinuncia è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità. Pertanto, presupposto per la rinuncia all’eredità è che non vi sia già stato l’acquisto dell’eredità mediante accettazione espressa o tacita.

La rinuncia all’eredità deve essere fatta con una dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario dove si è aperta la successione e va iscritta nel Registro delle Successioni.

La rinuncia può essere revocata accettando l’eredità, sempreché l’eredità non sia già stata acquistata da un altro dei chiamati.

— La sostituzione

Possono sostituirsi più persone a una sola, o una sola a più persone.

È ammessa anche la sostituzione reciproca tra più eredi istituiti.

È prevista anche una particolare forma di sostituzione denominata sostituzione fedecommissaria, volta ad assicurare alla persona interdetta, successivamente al decesso del testatore, la cura e l’assistenza da parte di soggetti che si ritengono idonei al compito, soggetti che vengono a loro volta ricompensati ricevendo, alla morte dell’interdetto, i beni oggetto del fedecommesso.

È possibile solo alle seguenti condizioni:

  • l’erede istituito deve essere un soggetto dichiarato interdetto, sia esso il figlio, il discendente o il coniuge del testatore;
  • la sostituzione opera solo alla morte dell’erede istituito;
  • il sostituto deve essere la persona o l’ente che, sotto la vigilanza del tutore, ha avuto cura dell’interdetto.

La successione “necessaria”: i diritti dei legittimari

Il nostro ordinamento riserva a determinati soggetti legittimari (coniuge, figli e ascendenti del defunto), una quota di eredità, legittima, della quale non possono essere privati per volontà del defunto, sia stata questa espressa in un testamento o eseguita in vita mediante donazioni.

Il testatore, pertanto, può liberamente disporre solo della quota che la legge non riserva a questi soggetti ovvero la quota disponibile.

Qui sotto le quote di legittima e le corrispondenti quote disponibili previste dalla legge:

  • Figli: in assenza di coniuge, se vi è un solo figlio, allo stesso è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà); in assenza di coniuge, se vi sono più figli, sono loro riservati i due terzi del patrimonio da dividersi in parti uguali (quota disponibile = un terzo).
  • Coniuge: in assenza di figli e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà).
  • Concorso tra figli e coniuge: nel caso di un solo un figlio, ad esso è riservato un terzo del patrimonio e al coniuge è pure riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = un terzo). Nel caso in cui ci siano più figli, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio, ai figli è riservata la metà del patrimonio, in parti uguali tra loro (quota disponibile = un quarto).
  • Ascendenti: in assenza di figli e coniuge, agli ascendenti del defunto è riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = due terzi).
  • Concorso tra ascendenti e coniuge: in assenza di figli ma con coniuge e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio mentre agli ascendenti è riservato un quarto del patrimonio (quota disponibile = un quarto).
  • Diritto di abitazione e uso del coniuge: al coniuge, anche quando concorre con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e l’uso dei mobili che la corredano (diritti gravanti sulla quota disponibile).

È importante evidenziare che la quota di legittima non va calcolata sul valore del patrimonio del defunto al momento della morte, ma sul valore risultante dalla seguente operazione: valore del patrimonio — valore dei debiti del defunto + valore delle donazioni in vita (alla data di apertura della successione).

Esempio: Mario, coniugato con Maria e con due figli (Carlo e Gino), ha donato in vita a Carlo un appartamento che al momento della donazione aveva il valore di 70.000,00 euro. Quando Mario muore, senza lasciare testamento, nel suo patrimonio vi sono beni per 110.000 euro e debiti per 10.000 euro, ma il valore dell’appartamento donato a Carlo, al momento dell’apertura della successione, risulta ammontare a 100.000 euro. Dal momento che non c’è testamento la moglie e i figli avranno diritto ciascuno a una quota di un terzo sul patrimonio residuo. Ciascuno di loro pertanto riceverà una quota, al netto dei debiti, pari a 33.333,33 euro.

Per sapere se la quota di legittima non è rispettata bisogna procedere con la seguente operazione:

(valore del patrimonio rimasto) euro 110.000 -

(valore dei debiti ereditari) euro 10.000 +

(valore rivalutato delle donazioni) euro 100.000 =

(valore per calcolo legittima) euro 200.000

Nell’esempio la quota di legittima spettante al coniuge e ai figli, pari a un quarto ciascuno, ammonta a 50.000 euro.

Non essendo stati né la moglie né il figlio Gino beneficiari di donazioni, ciascuno di essi avrà ricevuto soltanto 33.333,33 euro a fronte di una quota di legittima di 50.000,00 euro.

Saranno, pertanto, stati lesi nella loro quota di legittima per la differenza.

— La tutela del legittimario

Se un legittimario viene privato, in tutto o in parte, della sua quota di legittima, per effetto di una disposizione testamentaria e/o di donazioni poste in essere in vita dal defunto, esso può far valere il proprio diritto all’ottenimento dell’intera quota di legittima mediante un’apposita azione giudiziaria, l’azione di riduzione, soggetta al termine di prescrizione di 10 anni.

I legittimari possono rinunciare all’azione di riduzione solo dopo la morte del testatore.

Se un soggetto dispone di tutto il suo patrimonio con più donazioni, i legittimari che non hanno ricevuto nulla (i legittimari pretermessi) o i legittimari che hanno ricevuto beni di valore inferiore a quello della quota di legittima (i legittimari lesi) non possono rinunciare all’azione di riduzione, vivente il donante, né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione. Tale rinuncia è espressamente vietata dalla legge.

L’azione di riduzione va proposta nei confronti dell’erede o del donatario che ha ricevuto beni in eccedenza.

Se il donatario ha, nel frattempo, alienato a terzi gli immobili donati, e non ha altri beni nel proprio patrimonio sui quali il legittimario leso possa soddisfare le proprie ragioni, quest’ultimo potrà chiedere ai terzi acquirenti la restituzione del bene a suo tempo donato: questa è l’azione di restituzione.

Il terzo acquirente può liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l’equivalente in denaro.

Di queste problematiche si deve tener conto quando si acquista un immobile pervenuto al venditore per donazione o quando si richiede alla banca un mutuo, per finanziarne l’acquisto, che non viene concesso proprio perché sussistono i rischi sopra evidenziati.

L’azione di restituzione, in caso di immobili, può essere intrapresa dal legittimario leso solo se non sono decorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione.

Lo stesso principio vale anche per le ipoteche e per ogni altro vincolo sull’immobile che il donatario abbia iscritto o trascritto sull’immobile donatogli.

Se l’azione di riduzione è domandata dopo 20 anni dalla trascrizione della donazione, le ipoteche e i pesi restano efficaci, fermo restando, però, l’obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari in ragione del conseguente minor valore dei beni.

— L’esecutore testamentario

L’esecutore testamentario, infatti, deve curare che siano eseguite esattamente le disposizioni di ultima volontà.

A tal fine, salva diversa volontà del testatore, egli deve amministrare il patrimonio ereditario prendendo possesso dei beni che ne fanno parte. In genere, salvo diversa volontà del testatore, l’ufficio di esecutore testamentario è gratuito, ma in ogni caso le spese da questi sostenute per l’esercizio dell’ufficio sono a carico dell’eredità.

Le questioni più frequenti

— Che diritti ha il coniuge separato?

— Che diritti ha il coniuge divorziato?

Il Tribunale, nel determinare l’ammontare dell’assegno, terrà conto di una molteplicità di elementi tra cui l’importo delle somme percepite e la gravità dello stato di bisogno, il valore dei beni ereditari, il numero e la qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche.

Su accordo delle parti, coniuge divorziato ed eredi, l’assegno può essere liquidato in un’unica soluzione.

Il coniuge divorziato perde il diritto all’assegno se si risposa o cessa lo stato di bisogno.

— Considerato un nucleo familiare composto da genitori e da 3 figli, se il padre ha già donato a 2 figli, la madre può istituire erede soltanto il terzo figlio?

Nel nostro ordinamento la successione è rigorosamente individuale; pertanto ciascun figlio ha il diritto di ricevere la propria quota di legittima dalla successione del padre e della madre, come fenomeni distinti.

— Nel caso di comunione ereditaria sui beni del defunto, se non vi è un accordo sulle modalità di liquidazione/divisione, quali sono le soluzioni?

In caso di comunione ereditaria — che si ha quando i beni ereditari sono attribuiti agli eredi per quote indivise — le parti possono giungere a un accordo amichevole sulla divisione dei beni o sulla vendita degli stessi, anche a uno dei coeredi.

Se non c’è accordo tra le parti, è possibile solo chiedere la divisione in via giudiziale ed eventualmente arrivare a una transazione in corso di causa.

— È possibile redigere un testamento che non leda la quota di legittima?

È invece impossibile se il testatore abbia già disposto di parte del proprio patrimonio con donazioni dirette e/o indirette, ovvero se intenda disporre del proprio patrimonio suddividendo le singole attività tra gli eredi nominati; e questo perché la quota di legittima viene calcolata sulla base del valore dei beni donati in vita e lasciati dal defunto al momento della morte e non al momento della stipula delle donazioni e della redazione del testamento.

— È possibile nominare il beneficiario di una polizza di assicurazione mediante il testamento?

È comunque possibile nominare il beneficiario del contratto di assicurazione, stipulato secondo lo schema del “contratto a favore di terzi”, nel testamento, a meno che le condizioni del contratto non escludano questa possibilità.

— Come influiscono la comunione legale o la separazione dei beni sui diritti successori?

Nel caso in cui non si operi una scelta differente — all’atto di matrimonio o anche in seguito mediante apposita convenzione matrimoniale stipulata con atto notarile alla presenza di due testimoni — il regime applicato è quello della comunione legale dei beni.

In linea di principio, vigente il regime di comunione legale, gli acquisti effettuati anche da uno solo dei coniugi cadono in comunione, mentre con la separazione dei beni i coniugi conservano la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.

Da un punto di vista successorio non vi è nessuna interferenza tra il regime patrimoniale della famiglia e i diritti ereditari dei coniugi, che rimangono sempre gli stessi.

Possono invece manifestarsi differenze sulla consistenza dei beni che cadono in successione.

Ad esempio se un soggetto ha acquistato un immobile, trovandosi in regime di separazione dei beni, alla sua morte questo immobile cadrà in successione per l’intero; se invece lo stesso soggetto ha acquistato lo stesso immobile trovandosi in regime di comunione dei beni, lo stesso cadrà in successione per la metà.

— Dove sono consultabili i testamenti pubblicati?

Il notaio che ha ricevuto un testamento pubblico, appena gli è nota la morte del testatore o nel caso di testamento olografo o segreto dopo la pubblicazione, comunica l’esistenza del testamento agli eredi e legatari di cui conosce il domicilio o la residenza.

— Chi può impugnare un testamento, sia pubblico sia olografo?

  • in caso di nullità (ad esempio in mancanza dell’autografia o della sottoscrizione nel testamento olografo) chiunque può impugnare il testamento, e la nullità può essere anche rilevata d’ufficio dal giudice; l’azione è imprescrittibile. Il testamento nullo può essere “convalidato” da tutti coloro che abbiano interesse a far valere la nullità (ad esempio l’erede ex legge escluso dalla successione a causa del testamento nullo), e ciò confermando espressamente la disposizione invalida o dandovi volontaria esecuzione;
  • in caso di annullabilità (ad esempio in mancanza della data nel testamento olografo ovvero in caso di errore, violenza o dolo) può agire solo chi ne ha interesse (ad esempio l’erede ex lege escluso dalla successione a causa del testamento annullabile) entro 5 anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie ovvero dal giorno in cui si è avuta la notizia della violenza, del dolo o dell’errore;
  • in caso di lesione della legittima può agire solo il legittimario totalmente o parzialmente privato della quota di legittima, entro 10 anni (vedi capitolo “La successione “necessaria”: i diritti dei legittimari”).

— Come è possibile conoscere tutti i debiti assunti dal defunto?

Si pensi, ad esempio, al caso delle fideiussioni prestate dal defunto a garanzia di debiti di terzi, al momento dell’apertura della successione non ancora fatti valere dai creditori e che quindi potrebbero manifestarsi anche successivamente alla data di apertura della successione.

Qualora non vi sia una assoluta certezza al riguardo e via sia il sospetto che il defunto abbia posto in essere operazioni che possano dar luogo a passività future, non resta che ricorrere, entro i termini di legge, all’accettazione di eredità con beneficio di inventario, che impedisce la confusione dei patrimoni (vedi paragrafo “L’accettazione di eredità con il beneficio di inventario”).

— Come interviene la mediazione civile nella disciplina successoria?

Infatti, secondo il d.lgs 4 marzo 2010 n. 286 , “chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di …. successioni ereditarie … è tenuto preliminarmente ad esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione”.

Ci si dovrà rivolgere a un organismo di mediazione iscritto al registro tenuto dal Ministero della Giustizia.

Sono abilitati a costituire organismi di mediazione gli ordini professionali (avvocati, notai, commercialisti, altro) e tutti gli enti che diano garanzie di serietà ed efficienza (ad esempio le Camere di Commercio).

Le imposte di successione

In caso di successione gli eredi e/o i legatari devono pagare l’imposta di successione per i beni e i diritti a loro devoluti.

Questa imposta colpisce le attribuzioni ai singoli eredi e/o legatari e si applica limitatamente al valore della quota o dei beni, detto di seguito base imponibile, eccedente la franchigia eventualmente spettante in base al rapporto di parentela che intercorre tra beneficiario e defunto (vedi Appendice 2).

— Le franchigie

Se erede e/o legatario è il fratello o la sorella del defunto, l’imposta di successione si applica solo sulla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 100.000,00 euro.

Se erede e/o legatario è un soggetto portatore di handicap — riconosciuto grave a sensi della legge 5.2.1992 n. 104 — l’imposta di successione si applica solo sulla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 1.500.000,00 euro.

— Le aliquote

  • 4% sulla base imponibile decurtata della franchigia di 1.000.000,00 euro per ogni erede e/o legatario, se eredi e/o legatari sono il coniuge e i parenti in linea retta;
  • 6% sulla base imponibile decurtata della franchigia di 100.000,00 euro per ogni erede e/o legatario, se eredi e/o legatari sono i fratelli o le sorelle;
  • 6% se eredi e/o legatari sono i parenti entro il quarto grado, gli affini in linea retta e gli affini in linea collaterale entro il terzo grado;
  • 8% se eredi e/o legatari sono soggetti diversi da quelli di cui ai punti precedenti.

— Le ulteriori imposte in caso di immobili

  • l’imposta di trascrizione, detta anche ipotecaria, nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili o nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa (vedi paragrafo “Liquidazione delle imposte di trascrizione e catastale”);
  • l’imposta catastale nella misura dell’1% del valore attribuito agli immobili o nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa.

— La reintegra dei diritti dei legittimari

L’atto, pertanto, è considerato fiscalmente “neutro” e non sconta alcuna imposta in quanto il beneficiario sarà tenuto a pagare, salva la franchigia, l’imposta di successione sul valore della quota e/o dei beni che con questo atto gli vengono riconosciuti.

— Soggetti passivi

La parentela naturale, se il figlio non è stato legittimato o riconosciuto o non é riconoscibile, deve risultare da sentenza civile o penale, anche indirettamente, ovvero da dichiarazione scritta del genitore.

— Le esclusioni dall’imposta di successione

  • i trasferimenti di beni esistenti all’estero appartenenti a un soggetto defunto all’estero. In questo caso l’imposta si applica limitatamente ai trasferimenti di beni esistenti in Italia;
  • i trasferimenti a favore dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni;
  • i trasferimenti a favore di enti pubblici e di fondazioni o associazioni legalmente riconosciute che hanno come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o altre finalità di pubblica utilità, nonché quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e delle fondazioni bancarie senza fini di lucro;
  • i trasferimenti a favore di enti pubblici e di fondazioni o associazioni legalmente riconosciute, diversi da quelli indicati al punto precedente, se disposti per le stesse finalità. In questo caso l’ente beneficiario deve dimostrare, entro cinque anni dall’accettazione dell’eredità o dall’acquisto del legato, di avere impiegato i beni o diritti ricevuti o la somma ricavata dalla loro alienazione per il conseguimento delle finalità indicate dal testatore;
  • i trasferimenti a favore di movimenti e partiti politici;
  • i trasferimenti di aziende familiari, individuali o collettive, a favore dei discendenti e del coniuge. In caso di quote sociali e azioni di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata, di società cooperative, di società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato, il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni con le quali è acquisito o integrato il controllo, ossia se la partecipazione trasferita attribuisce o consente di acquisire la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria. Per quanto riguarda le quote delle altre società (s.n.c., s.a.s.) non è richiesto che il beneficiario acquisisca o integri il controllo della società; l’agevolazione spetta quindi qualunque sia l’entità della partecipazione trasferita. Il beneficio si applica a condizione che: i beneficiari proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento; i beneficiari, in caso di trasferimento di quote sociali e azioni di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata, di società cooperative, di società di mutua assicurazione, detengano il controllo per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento.

Se le aziende familiari ricomprendono immobili, è prevista l’esenzione anche dall’imposta di trascrizione e dall’imposta catastale.

— La base imponibile

La base imponibile cui applicare le aliquote sopra indicate, ai fini del calcolo dell’imposta di successione, è costituita dalla differenza tra il valore complessivo dei beni e dei diritti che compongono l’attivo ereditario — alla data dell’apertura della successione — e l’ammontare complessivo delle passività ereditarie deducibili e degli oneri.

Il valore dell’eredità o delle quote ereditarie è determinato al netto dei legati e degli altri oneri che le gravano; quello dei legati al netto degli oneri da cui sono gravati.

— Attivo

L’attivo ereditario è costituito da tutti i beni e i diritti trasferiti, anche se all’estero.

Sono esclusi dall’attivo ereditario:

  • le indennità di fine rapporto in caso di morte del prestatore di lavoro e le indennità spettanti per diritto agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto;
  • i crediti contestati giudizialmente alla data di apertura della successione, fino a quando la loro sussistenza non sia riconosciuta con provvedimento giurisdizionale o con transazione;
  • i crediti verso lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli enti pubblici che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale, compresi quelli per il rimborso di imposte o di contributi, fino a quando non siano riconosciuti con provvedimenti dell’amministrazione debitrice;
  • i crediti ceduti allo Stato entro la data di presentazione della dichiarazione della successione;
  • i beni culturali se sono stati assolti i conseguenti obblighi di conservazione e protezione;
  • i titoli del debito pubblico, tra i quali si intendono compresi i BOT e i CCT;
  • gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati, nonché ogni altro bene o diritto dichiarato esente dall’imposta da norme di legge;
  • i veicoli iscritti al pubblico registro automobilistico.

Sono invece compresi nell’attivo ereditario:

  • denaro, gioielli e mobili per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario, salvo che da inventario analitico non ne risulti l’esistenza per un importo diverso;
  • i titoli di qualsiasi specie il cui reddito è stato indicato nell’ultima dichiarazione dei redditi presentata dal defunto;
  • i beni mobili e i titoli al portatore di qualsiasi specie posseduti dal defunto o depositati presso altri a suo nome. Per i beni e i titoli depositati a nome del defunto e di altre persone, compresi quelli contenuti in cassette di sicurezza, per i depositi bancari e i conti correnti bancari e postali cointestati, le quote di ciascuno si considerano uguali se non risultano diversamente determinate;
  • le partecipazioni in società di ogni tipo.

— Passivo

Le passività deducibili sono costituite:

  • dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, purché risultino da atto scritto di data certa anteriore all’apertura della successione o da provvedimento giurisdizionale definitivo;
  • dalle spese mediche e chirurgiche relative al defunto negli ultimi sei mesi di vita sostenute dagli eredi, comprese quelle per ricoveri, medicinali e protesi, sempre che risultino da regolari quietanze;
  • dalle spese funerarie risultanti da regolari quietanze per un importo non superiore a 1.032,91 euro (già 2.000.000 lire).

I debiti di pertinenza del defunto e di altre persone, compresi i saldi passivi dei conti correnti bancari cointestati, sono deducibili nei limiti della quota del defunto; le quote dei condebitori si considerano uguali se non risultano diversamente determinate.

— Determinazione del valore dei beni ereditari

La base imponibile, per i beni immobili compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo il valore in comune commercio, ossia il valore di mercato, alla data di apertura della successione.

Questo valore può essere soggetto a rettifica da parte dell’Ufficio del Registro, salvo che si tratti di immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita per i quali il valore dichiarato, ai fini dell’imposta di successione, non sia inferiore al valore catastale.

Quest’ultima disposizione non si applica ai terreni a destinazione edificatoria.

Il valore catastale si ottiene applicando alle rendite che risultano al catasto i seguenti moltiplicatori:

  • edifici cat. A-B-C (esclusi A/10 e C/1): 115,5 (se prima casa) o 126 (negli altri casi);
  • edifici cat. A/10 e cat. D: 63;
  • edifici cat. C/1: 42, 84;
  • terreni: 112,5.

|| — Azioni, obbligazioni e quote sociali

La base imponibile per azioni, obbligazioni, altri titoli e quote sociali compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo:

  • per i titoli quotati in borsa o negoziati al mercato ristretto, i valori desumibili dal mercato;
  • per le azioni e per i titoli o quote di partecipazione al capitale di enti diversi dalle società, non quotate in borsa, né negoziati al mercato ristretto, nonché per le quote di società non azionarie, comprese le società semplici e le società di fatto, il valore desumibile dal patrimonio netto dell’ente o della società, risultante dall’ultimo bilancio pubblicato o dall’ultimo inventario regolarmente redatto e vidimato, tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti;
  • per titoli o quote di partecipazione a fondi comuni d’investimento, il valore risultante da pubblicazioni fatte o prospetti redatti a norma di legge o regolamento. Tuttavia, poiché sono esentati dall’imposta di successione i titoli del debito pubblico, qualora nel fondo comune siano ricompresi anche titoli del debito pubblico, il valore della quota caduta in successione, ai fini della determinazione della base imponibile, deve essere depurata dal valore riferibile ai titoli del debito pubblico. Al tal fine servirà un’apposita dichiarazione del gestore attestante la percentuale del fondo che, alla data del decesso, risultava gestita in titoli del debito pubblico, al fine di determinare la parte — per la stessa percentuale — della quota del fondo patrimoniale da escludere dall’attivo ereditario.

— Rilevanza delle donazioni fatte in vita dal defunto

La donazione precedente ha rilevanza per il valore che non sia stato a suo tempo assoggettato a imposta in quanto eccedente la franchigia all’epoca vigente.

Questo valore inoltre deve essere rivalutato come se la donazione fosse stata stipulata al momento dell’apertura della successione.

Esempio: Mario è deceduto e ha lasciato al figlio Carlo beni del valore di 800.000,00 euro. Mario in vita aveva donato al figlio Carlo beni del valore, al momento dell’apertura di successione, di 500.000,00 euro (questa donazione non era stata assoggetta a imposta di donazione avendo usufruito della franchigia all’epoca riconosciuta). In sede di successione la franchigia residua spettante a Carlo è pari a 500.000,00 euro (franchigia di legge di 1.000.000,00 euro — franchigia già usufruita con la donazione di 500.000,00 euro). La base imponibile al netto della franchigia cui applicare l’aliquota del 4% sarà pertanto di 300.000,00 euro (beni caduti in successione di euro 800.000,00 — franchigia residua di 500.000,00 euro).

— Dichiarazione di successione

Tuttavia sono previste delle eccezioni; in certi casi, infatti, si deve utilizzare ancora il vecchio modello cartaceo ( il cd. Modello 4):

  • nel caso in cui il decesso sia avvenuto in data anteriore al 3 ottobre 2006 dovrà ancora essere utilizzato il precedente modello;
  • per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello si continuerà ad utilizzare tale modulistica seguendo le relative modalità di presentazione.

Quindi sostanzialmente la vecchia presentazione cartacea avrà ancora un campo di applicazione, sebbene ristretto, specie se si considera la prima ipotesi, nel senso che effettivamente non sono molti i casi in cui si è avuto un decesso prima del 3 ottobre 2006 e non hanno ancora ricevuto regolamentazione attraverso la presentazione di una dichiarazione di successione, mentre è molto più facile il caso che si debbano proporre e presentare dichiarazioni integrative o modificative.

Alla dichiarazione di successione devono essere allegati:

  • il certificato di morte;
  • il certificato di stato di famiglia del defunto e quelli degli eredi e legatari che sono in rapporto di parentela o affinità con lui, nonché i documenti di prova della parentela naturale. Questi documenti possono essere sostituiti da apposite dichiarazioni sostitutive di notorietà;
  • la copia autentica degli atti di ultima volontà dai quali è regolata la successione;
  • la copia autentica dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata dai quali risulta l’eventuale accordo delle parti per l’integrazione dei diritti di legittima lesi;
  • gli estratti catastali relativi agli immobili;
  • la copia autentica dell’ultimo bilancio o inventario delle società le cui azioni e/o quote sono cadute in successione;
  • la copia autentica degli altri inventari formati in ottemperanza a disposizioni di legge;
  • i documenti di prova delle passività e degli oneri deducibili nonché delle riduzioni e detrazioni;
  • il prospetto di liquidazione dell’imposta ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie. L’attestato o la quietanza di versamento di queste imposte o tasse deve essere conservato dagli eredi e dai legatari sino alla scadenza del termine per la rettifica.

Sono obbligati a presentare la dichiarazione i chiamati all’eredità e i legatari, o i loro rappresentanti legali, i curatori delle eredità giacenti e gli esecutori testamentari. Se più soggetti sono obbligati alla stessa dichiarazione questa può essere presentata da uno solo di essi.

— Termine per la presentazione della dichiarazione di successione

Tuttavia ci sono alcuni casi per cui i 12 mesi non decorrono dalla data del decesso ma da un momento diverso:

  • nel caso in cui sia stato nominato, in seguito all’apertura della successione, un rappresentante legale degli eredi o dei legatari o dei chiamati all’eredità, un curatore dell’eredità giacente, oppure un esecutore testamentario: i dodici mesi decorrono dalla data in cui questi hanno avuto notizia legale della loro nomina;
  • nel caso di fallimento del defunto in corso al momento dell’apertura della successione o in caso di dichiarazione di fallimento intervenuta entro i successivi sei mesi dal decesso: i dodici mesi decorrono dalla data di chiusura del fallimento;
  • nel caso in cui i beneficiari siano stati immessi nel possesso temporaneo dei beni della persona assente: i dodici mesi decorrono dalla data di immissione nel possesso dei beni;
  • a seguito di sentenza di morte presunta, i dodici mesi decorrono dalla data in cui è divenuta eseguibile la sentenza dichiarativa di morte presunta se non è stata precedentemente richiesta l’immissione nel possesso dei beni dell’assente;
  • nel caso in cui l’eredità è accettata con beneficio d’inventario entro dodici mesi dalla scadenza del termine per la formazione dell’inventario;
  • nel caso di rinunzia all’eredità o al legato, i dodici mesi decorrono dalla data della rinunzia o dalla diversa data in cui gli altri obbligati dimostrino di averne avuto notizia;
  • nel caso di eventi sopravvenuti che modificano il legato, la ripartizione dell’eredità ovvero che determinano l’applicazione di una imposta superiore rispetto a quella liquidata, i dodici mesi per la presentazione della dichiarazione sostitutiva decorrono dalla data della sopravvenienza o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostra di averne avuto notizia;
  • nel caso in cui, per eventi sopravvenuti che modificano l’attivo ereditario, non sussistono più le condizioni per cui il coniuge ed i parenti in linea retta del defunto erano stati esonerati dalla presentazione della dichiarazione di successione, i dodici mesi decorrono dalla data della sopravvenienza;
  • nel caso di enti non ancora riconosciuti che hanno presentato domanda di riconoscimento entro un anno dall’apertura della successione, i dodici mesi decorrono dalla data in cui hanno avuto notizia legale del riconoscimento ovvero del diniego.

— Esclusioni ed esoneri dalla presentazione della dichiarazione di successione

  • l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta (genitori e nonni, figli e nipoti)
  • l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000 euro
  • nell’attivo ereditario non sono compresi beni immobili (case, appartamenti, terreni, ecc.) o diritti reali immobiliari (usufrutto, servitù, diritto di superficie, enfiteusi).

— Dichiarazione ai fini dell’IMU

L’ufficio presso il quale è presentata la dichiarazione di successione è tenuto infatti a trasmetterne una copia a ciascun comune in cui sono ubicati gli immobili.

“ in considerazione della prassi instaurata e al fine di non aggravare gli adempimenti dei contribuenti, gli eredi e i legatari che abbiano presentato la dichiarazione di successione contenente beni immobili non sono obbligati a presentare quella IMU, poiché gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate che hanno ricevuto la dichiarazione di successione ne trasmettono una copia a ciascun comune nel cui territorio sono ubicati gli immobili.”

Detrazioni e riduzioni

  • Riduzione per trasferimento nei 5 anni: se la successione si è aperta entro 5 anni da un’altra successione o da una donazione avente per oggetto gli stessi beni e diritti, l’imposta è ridotta di un importo inversamente proporzionale al tempo trascorso, di un decimo per ogni anno o frazione di anno.
  • Riduzioni in relazione a specifiche categorie di beni: sono inoltre previste riduzioni di imposta nel caso in cui l’attivo ereditario ricomprenda: beni immobili culturali, non ancora sottoposti,prima dell’apertura della successione, a vincolo; fondi rustici, incluse le costruzioni rurali, devoluti al coniuge, a parenti in linea retta o a fratelli o sorelle del defunto, purché la devoluzione avvenga nell’ambito di una famiglia diretto coltivatrice; immobili adibiti all’esercizio dell’impresa, devoluti al coniuge o a parenti del defunto in linea retta entro il terzo grado, nell’ambito di una impresa artigiana familiare.

— Liquidazione dell’imposta di successione

Entro 60 giorni dal ricevimento di questo avviso si deve versare il dovuto, per non incorrere nella riscossione coattiva che prevede l’applicazione di sanzioni e interessi.

L’imposta di successione deve essere versata tramite il Modello F24 allegato alla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate e può essere pagato presso gli agenti della riscossione (Agenzia entrate Riscossione), in banca o in Posta.

L’imposta di successione liquidata dall’ufficio territoriale competente sulla base della dichiarazione presentata può essere pagata anche a rate, con queste modalità:

  • almeno il 20% dell’importo deve essere versato entro sessanta giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione
  • la parte restante, è versata in otto rate trimestrali (dodici, per importi superiori a ventimila euro), sulle quali sono dovuti gli interessi calcolati dal primo giorno successivo al pagamento della tranche iniziale. Le rate scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

La rateazione non è ammessa per importi inferiori a 1.000 euro.

La decadenza è esclusa in caso di “lieve inadempimento”, cioè:

  • insufficiente versamento della rata, per una frazione non superiore al 3% e, in ogni caso, a 10.000 euro
  • tardivo versamento della somma pari al 20%, non superiore a 7 giorni.

Il lieve inadempimento è applicabile anche al versamento in unica soluzione.

— Liquidazione delle imposte di trascrizione e catastale

  • dell’imposta di trascrizione, o ipotecaria, nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili, ovvero nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa;
  • dell’imposta catastale nella misura dell’1% del valore attribuito agli immobili, ovvero nella misura fissa di 200,00 euro se sussistono le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa.

— Agevolazioni prima casa

L’imposta di trascrizione e l’imposta catastale sono applicate nella misura fissa di 200,00 euro per i trasferimenti di abitazioni non di lusso, derivanti da successioni, quando sussistano i requisiti e le condizioni previste in materia di acquisto della prima abitazione dalla normativa in materia di imposta di registro. È sufficiente che almeno uno dei beneficiari possegga i requisiti per ottenere le agevolazioni prima casa per estendere la riduzione d’imposta a tutti gli altri eredi.

In particolare PER POTER USUFRUIRE DELLE AGEVOLAZIONI PRIMA CASA il fabbricato non deve essere accatastato nelle categorie A/1, A/8 e A/9, e il beneficiario deve dichiarare:

  • di avere la propria residenza nel comune dove è ubicato l’immobile caduto in successione, o di voler stabilire la propria residenza in questo comune entro 18 mesi dalla data di apertura della successione, o di svolgere la propria attività in questo comune. Le agevolazioni sono estese anche a cittadini italiani che risiedono all’estero che acquisiscono, per successione, l’immobile come prima casa sul territorio italiano o di cittadini italiani che lavorano all’estero per immobili siti nel luogo dove ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipendono;
  • di non essere titolare esclusivo, né in comunione col proprio coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altro immobile nel territorio del comune dove è ubicato quello caduto in successione;
  • di non essere titolare, neppure per quote, e neppure in regime di comunione legale dei beni col proprio coniuge, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa.

La dichiarazione è resa dall’interessato nella dichiarazione di successione.

Va segnalato che l’applicazione dell’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa per i trasferimenti derivanti da successione, ricorrendo i presupposti per le agevolazioni prima casa, non “preclude la possibilità in sede di successivo acquisto a titolo oneroso di altra ‘casa di abitazione non di lusso’ di fruire dei benefici prima casa, per la diversità dei presupposti che legittimano l’acquisto del bene in regime agevolato”.

— Pagamento delle imposte

L’Agenzia delle Entrate, una volta effettuato il pagamento, rilascerà al dichiarante una ricevuta di addebito.

Se invece, per una ragione qualunque, il pagamento non risultasse essere andato a buon fine, sarà sempre l’Agenzia delle Entrate a rendere noto al contribuente che il versamento non è stato operato e sulle imposte dovute applicherà una sanzione del 30%.

Appendice 1

— Tabella riepilogativa delle imposte di successione

Appendice 2

— Parentela, adozione e affinità

Sono parenti in linea retta le persone di cui l’una discende dall’altra, ad esempio il padre e i figli, il nonno e i nipoti, figli di un figlio, altro.

Sono parenti in linea collaterale le persone che pur avendo uno stipite comune non discendono l’una dall’altra, ad esempio i fratelli e le sorelle, lo zio rispetto al nipote figlio di un fratello, altro.

Tra i fratelli bisogna distinguere tra fratelli germani — se hanno in comune entrambi i genitori — e fratelli unilaterali — se hanno in comune solo un genitore.

Computo dei gradi di parentela:

  • nella linea retta si computano tanti gradi quante sono le generazioni escluso lo stipite dall’altra, ad esempio padre e figlio sono parenti in linea retta di primo grado; nonno e nipote, figlio di un figlio, sono parenti in linea retta di secondo grado;
  • nella linea collaterale i gradi si computano dalle generazioni, salendo da uno dei parenti sino allo stipite comune e da questo discendendo all’altro parente, sempre restando escluso lo stipite, ad esempio due fratelli sono parenti in linea collaterale di secondo grado; due cugini sono parenti in linea collaterale di quarto grado.

La legge non riconosce il vincolo di parentela oltre il sesto grado.

Adozione: i figli adottati hanno nei confronti dei genitori adottanti i medesimi diritti successori dei figli legittimi, ma sono estranei alla successione dei parenti dei genitori adottivi. Al contrario l’adozione non attribuisce al genitore adottivo alcun diritto di successione.

Affinità: l’affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge. Nella linea e nel grado in cui una persona è parente di uno dei coniugi, essa è affine dell’altro coniuge, ad esempio la nuora è affine in linea retta di primo grado rispetto al suocero; la cognata è affine in linea collaterale di secondo grado rispetto al fratello del proprio marito.

L’affinità non cessa per la morte, anche senza prole, del coniuge da cui deriva.

Appendice 3

— La nuova normativa sulla filiazione e i diritti successori

  • 74 c.c. (nel testo modificato dalla suddetta legge 219/2012): “la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nel caso di adozione di persone maggiori di età”;
  • 315 c.c. (nel testo modificato dalla suddetta legge 219/2012): “Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”;
  • 1, c. 11, suddetta legge 219/2012: “Nel codice civile le parole “figli legittimi” e “figli naturali” ovunque ricorrono sono sostituite dalla seguente: “figli” (la stessa legge fa, comunque, salva la possibilità di utilizzare le denominazioni di “figli nati nel matrimonio” e di “figli nati fuori del matrimonio” quando si tratta di disposizioni ad essi specificamente relative).

Con il successivo decreto legislativo 28 dicembre 2013 n. 154 (“Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’art. 2 della legge 10 dicembre 2012 n. 219”), entrato in vigore il 7 febbraio 2014, il Governo ha dato piena attuazione alla legge di riforma del 2012, modificando l’intero assetto normativo in materia di filiazione nel codice civile e nelle altre leggi vigenti, assetto impostato su una rigida distinzione tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio.

L’equiparazione tra figli legittimi e figli naturali e soprattutto la previsione che “la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso” produce rilevanti conseguenze, soprattutto sul piano delle successioni.

Prima della legge 219 il figlio naturale non stabiliva alcun rapporto di parentela se non con il proprio genitore, con la conseguenza che poteva succedere solo ad esso.

Non si instaurava, invece, alcun rapporto di parentela con tutti gli altri parenti del proprio genitore, dalle cui successioni ereditarie rimaneva pertanto escluso.

Ad esempio, nessun rapporto di parentela si veniva ad instaurare tra due fratelli naturali, ossia tra i figli del medesimo padre e della medesima madre non coniugati. Pertanto se moriva uno dei fratelli naturali, l’altro non era suo erede (solo per effetto di un’interpretazione della Corte Costituzionale al fratello naturale è stato riconosciuto il diritto alla successione del fratello premorto, ma solo in mancanza di parenti entro il sesto grado e prima dello Stato).

Ora, invece, è tutto cambiato e il figlio naturale instaura rapporti di parentela con tutti gli altri parenti del proprio genitore; così, nell’esempio fatto, se muore uno dei fratelli naturali, l’altro è suo erede, così come succede tra fratelli figli di genitori coniugati.

Appendice 4

— I riferimenti legislativi

La disciplina delle successioni

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