Nel mese di dicembre a tutti i lavoratori dipendenti e ai pensionati viene erogata la “gratifica natalizia” altrimenti detta “tredicesima”. Qui di seguito un approfondimento sul tema.

Cos’è

La tredicesima mensilità (o gratifica natalizia) spetta per legge a tutti i lavoratori subordinati (l. 741/1959 e d.p.r. 1070/1960).
Essa matura nel corso dell’anno (1° gennaio-31 dicembre) e viene corrisposta al dipendente nel mese di dicembre, di solito entro le festività natalizie.

La tredicesima si qualifica come:

  • Mensilità aggiuntiva, dal momento che si somma alle dodici ordinarie, da gennaio a dicembre;

La disciplina della tredicesima è lasciata ai singoli contratti collettivi, i quali si occupano di stabilirne anche i tempi di erogazione, di norma in coincidenza o entro le festività natalizie, da qui il nome alternativo di “gratifica natalizia”.

La storia

La tredicesima, nata poco più di 80 anni fa, in origine era concessa dal datore di lavoro senza alcun vincolo normativo particolare.

L’obbligo fu effettivamente introdotto nel 1937 con il contratto collettivo nazionale di lavoro degli impiegati dell’industria.

Successivamente, con l’Accordo interconfederale per l’industria del 1946, la gratifica natalizia fu riconosciuta anche agli operai. L’estensione dell’Istituto a tutti lavoratori dipendenti è giunta nel 1960 (col Dpr. n. 1070).

Da allora, dunque, ricevono la tredicesima tutti i lavoratori in servizio.

Quando si riceve la tredicesima

La tredicesima viene generalmente riconosciuta a dicembre, assieme all’ultima busta paga dell’anno.

Il datore di lavoro può emettere un cedolino separato, apposta per la tredicesima. Ma può essere anche inserita nel cedolino di dicembre, o del mese in cui viene erogata. Tramite accordo è possibile anche “spalmare” la tredicesima nel corso dell’anno, mensilmente, insieme allo stipendio.

A quanto ammonta la tredicesima

Le regole specifiche per il calcolo della tredicesima mensilità sono stabilite dai contratti collettivi. Ma in linea di massima la tredicesima dipende dalla retribuzione globale di fatto percepita nell’anno di riferimento, quella che tiene conto di tutte le voci fisse indicate nel cedolino. Equivale generalmente a un dodicesimo di questo totale, e viene corrisposta anche se il lavoratore ha lavorato meno di dodici mesi.

Ogni mese viene accantonato un rateo, pari a un dodicesimo dello stipendio mensile. Bastano 15 giorni lavorati perché il rateo venga contabilizzato. Secondo il diverso contratto di lavoro, la paga mensile può essere uguale ogni mese oppure no. Per questo, quando si calcola la retribuzione annua lorda, bisogna fare attenzione e controllare tutti i cedolini in modo da non fare errori.

Essendo una frazione della retribuzione annua lorda, dal calcolo della tredicesima vanno esclusi i compensi da lavoro straordinario, altri compensi extra e i bonus occasionali.

Per fare un esempio di massima, se avete lavorato per sei mesi a 2.000 euro di paga mensile lorda la gratifica natalizia sarà uguale a:

  • 2.000 X 6 = 12.000

Per i lavoratori part time la tredicesima viene calcolata in proporzione a quanto lavorato in rapporto al lavoratore a tempo pieno. Se il rapporto cambia durante l’anno, verranno sommati gli importi maturati distintamente nei due periodi.

La tredicesima non spetta solo a lavoratori dipendenti pubblici e privati, ma viene corrisposta anche ai pensionati, insieme all’assegno pensionistico del mese di dicembre: l’importo coincide con quello della rata dell’ultimo mese dell’anno.

Come per i dipendenti, anche i pensionati maturano tanti ratei quanti sono i mesi da pensionato trascorsi durante l’anno solare. Quindi, l’ex lavoratore andato in pensione nell’arco dell’anno in corso, percepirà a dicembre i ratei di tredicesima per i soli mesi a partire da quello di decorrenza del trattamento pensionistico.

Il diritto alla tredicesima riguarda di fatto un’ampia platea di pensionati: spetta infatti ai titolari di pensione di vecchiaia, anticipata o di anzianità, così come ai titolari di pensione di reversibilità o prestazioni di natura assistenziale (ad esempio, l’assegno sociale). Lo stesso non si può però dire anche per la cosiddetta “tredicesima pesante”.

Ai soli pensionati anziani con redditi bassi, spetta infatti anche un bonus, che può raggiungere i 154,94 euro in più rispetto a quanto normalmente previsto dalla rata di dicembre. L’integrazione è riconosciuta ai titolari di una rendita d’importo annuo non superiore al trattamento minimo ed è inoltre legato alle seguenti condizioni:

  • l’interessato non deve godere di redditi assoggettabili all’IRPEF d’importo superiore a una volta e mezza il trattamento minimo;

Su quali voci dello stipendio

Individuare la retribuzione da prendere a base per il calcolo della tredicesima è un problema assai arduo.

I contratti, spesso, adoperano frasi generiche che non risolvono il “rebus”.

La giurisprudenza ha stabilito che concorrono alla base di calcolo il “minimo” tabellare, la contingenza, gli scatti di anzianità, l’eventuale superminimo, l’indennità’ di mansione e i “premi” orari o mensili che scattano in rapporto all’aumento di produzione o alla produttività.

Non si computano, invece, l’indennità’ di mensa, quella per le ferie non godute, i rimborsi a piè di lista e via dicendo e, ovviamente, il compenso per il lavoro straordinario.

Le voci contrattuali di riferimento:

Come influiscono le assenze sulla tredicesima

Non sempre il lavoratore è stato presente in azienda per l’intero anno: maternità, cassa integrazione o malattia possono, infatti, far sì che il “cartellino” non sia stato timbrato per tutti e dodici mesi dell’anno.

Queste assenze possono, in taluni casi, influire sull’importo spettante a titolo di tredicesima, specie quando, per periodi di malattia, infortunio o maternità, l’indennità pagata dall’INPS ha tenuto conto anche dei ratei di tredicesima.

Si matura la tredicesima in caso di assenze per: 

  • ferie, permessi e riposi annui; 

Non danno diritto alla maturazione della 13a le seguenti assenze: 

  • congedi parentali e per malattia del bambino; 

E’ comunque sempre opportuno consultare il proprio CCNL di riferimento in quanto questo potrebbe disciplinare le assenze in modo differente.

Per quanto riguarda la tredicesima ai lavoratori che sono stati posti in Cassa Integrazione, gli effetti sono diversi a seconda se si tratti di cassa integrazione a zero ore o in riduzione di orario e di quanto previsto dal contratto collettivo.

Tredicesima in cassa integrazione a orario ridotto

La tredicesima mensilità, nei casi di Cassa integrazione a orario ridotto, si matura regolarmente salvo il caso in cui il contratto collettivo o l’accordo sindacale di accesso alla CIG non prevedano diversamente.

Con il termine “orario ridotto” si intende il caso in cui il lavoratore si assenta in Cassa solo per parte dell’orario giornaliero previsto dal contratto di assunzione o nelle intese successivamente concluse con l’azienda.

Gli accordi sindacali possono eventualmente prevedere la maturazione della tredicesima in proporzione alle ore di CIG fatte nel mese.

In questo caso si assume l’ammontare delle ore lavorabili nel mese (ipotizziamo 176) e il numero delle ore di Cassa: 50 ore di Cassa / 176 ore lavorabili nel mese = 0,28410. Nel mese in questione, pertanto, il dipendente maturerà non un rateo intero di tredicesima bensì 1–0,28410 = 0,7159.

Tredicesima in cassa integrazione a zero ore

Se, invece, il lavoratore si assenta per l’intera giornata lavorativa si parla di cassa integrazione a zero ore. Ad esempio, se l’orario di lavoro è previsto pari a cinque ore il lunedì e in quella stessa giornata si totalizzano cinque ore di Cassa, la stessa sarà considerata CIG a zero ore.

In caso di Cassa a zero ore, i contratti collettivi o gli accordi sindacali possono prevedere: 

  • maturazione della tredicesima a prescindere dalle ore di fruizione della CIG; 

La tredicesima dei pensionati

Anche ai pensionati, a prescindere dall’Ente che eroga il trattamento previdenziale, spetta la tredicesima mensilità.

Si tratta di una conquista abbastanza recente, visto che ad introdurla fu una legge del 1952 (la n.218).

L’importo della gratifica, che è corrisposto insieme alla rata in pagamento nel mese di dicembre è uguale alla rata dell’ultimo mese dell’anno.

Sino al 1968 anche nei confronti di chi era diventato pensionato nel corso dell’anno, la tredicesima era corrisposta per intero e non rapportandola, quindi, ai mesi durante i quali si era percepita la pensione.

Ora, essa segue, invece, le stesse regole dei lavoratori dipendenti e viene, quindi, pagata in tanti dodicesimi dell’ultima rata di pensione per quanti mesi si è trascorsi da pensionato nel corso dell’anno.

A chi non spetta la tredicesima

La tredicesima mensilità non spetta ai percettori di: 

  • indennità di accompagnamento sia per invalidità civile che per i ciechi civili 

NASPI

La NASPI (indennità di disoccupazione) viene erogata per 12 mensilità quindi parrebbe che la tredicesima non spetti.

In realtà, nel determinare l’importo di NASPI spettante, si tiene conto anche della quota di tredicesima in quanto il calcolo avviene con riferimento alle retribuzioni annuali soggette a contribuzione e quindi comprensive del rateo di tredicesima.

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