La ricongiunzione (L. n. 29/1979 — L. n. 45/1990)

Cos’è

L’universo degli assicurati può essere suddiviso in sette settori:

  • dipendenti privati iscritti all’Inps;
  • dipendenti privati iscritti a fondi sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria (gestione separata nello stesso Inps o presso enti particolari);
  • dipendenti privati assicurati presso fondi “esonerativi” (per i quali le disposizioni vigenti prevedono un trattamento gestito direttamente da parte dell’azienda);
  • dipendenti pubblici;
  • lavoratori autonomi (coltivatori diretti, artigiani, commercianti);
  • lavoratori parasubordinati e liberi professionisti senza cassa;
  • liberi professionisti (con cassa).

Con il termine “ricongiunzione” si indica l’unificazione delle posizioni assicurative esistenti presso i diversi fondi previdenziali obbligatori per ottenere, utilizzando più “spezzoni” contributivi, una sola pensione.

In questo modo, il lavoratore trasferisce i contributi versati nelle diverse gestioni pensionistiche presso un unico Fondo, creando, così una sola posizione assicurativa: sarà, poi, la gestione nella quale sono stati ricongiunti i contributi a liquidare la pensione, calcolata sulla base di tutta la contribuzione confluita in tale posizione.

Infatti, la contribuzione ricongiunta è valida sia ai fini del raggiungimento del diritto a pensione, che ai fini della misura della pensione stessa. La disciplina della ricongiunzione è regolata da due specifiche leggi: 

  • la legge 7 febbraio 1979 n° 29 che regola il trasferimento di contributi tra INPS, ex INPDAP, ex ENPALS, INPGI, Gestioni speciali INPS per i lavoratori autonomi e i fondi aziendali sostitutivi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria 
  • la legge 5 marzo 1990 n° 45 che, invece, disciplina il trasferimento di contributi tra Casse dei liberi professionisti e le gestioni di previdenza obbligatorie.

Dette norme — è bene ricordarlo — operano soltanto nel sistema retributivo o misto ovvero per chi aveva almeno un contributo previdenziale accreditato in suo favore alla data del 31 dicembre del 1995.

Il Decreto Legislativo n. 184 del 30 aprile 1997 ha, infatti, previsto che ai lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, che non abbiano maturato in alcuna delle predette forme il diritto a pensione, e che scelgano la liquidazione della pensione con il sistema contributivo, è data la facoltà di utilizzare, cumulandoli, tutti i periodi assicurativi ovunque siano versati, purché non coincidenti, per ottenere un’unica prestazione pensionistica.

La portata innovativa di questa norma è evidente: si consente per la prima volta di giungere alla liquidazione della pensione di vecchiaia, di inabilità o ai superstiti pur non avendo maturato in nessuna delle forme di assicurazione obbligatoria il diritto autonomo a tale prestazione.

Tutto ciò a condizione che con il cumulo dei periodi si raggiungano comunque i requisiti contributivi minimi chiesti per la pensione da ogni singola gestione interessata.

Il decreto, comunque, non toglie la possibilità agli interessati di esercitare la ricongiunzione come previsto dalla legge 29/1979.

La ricongiunzione nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (art. 1 L.29/1979)

Per le domande successive al 1° luglio 2010 la ricongiunzione comporta un onere a carico del richiedente, mentre per domande presentante prima di tale data avveniva senza oneri per il richiedente.

La ricongiunzione dei contributi provenienti dalle gestioni speciali dei lavoratori autonomi è sempre avvenuta con pagamento di un onere; in questo caso la facoltà di ricongiunzione può essere esercita a condizione che l’interessato possa far valere, successivamente alla cessazione dell’attività come lavoratore autonomo, almeno 5 anni di contribuzione in qualità di lavoratore dipendente in una o più gestioni pensionistiche obbligatorie.

La ricongiunzione di periodi accreditati nel FPDL presso altri fonti (art.2 L.29/1979)

Il lavoratore, infatti, che può far valere periodi di iscrizione:

  • nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti
  • nelle forme obbligatorie di previdenza sostitutive, esclusive od esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria predetta
  • nelle gestioni speciali per i lavoratori autonomi gestite dall’INPS

può chiedere in qualsiasi momento, ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, la ricongiunzione, presso la gestione in cui risulti iscritto all’atto della domanda ovvero nella gestione, diversa da quella di iscrizione, nella quale possa far valere almeno otto anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa, di tutti i periodi di contribuzione dei quali sia titolare.

Tale tipo di ricongiunzione è quasi sempre onerosa.

Nel caso in cui la ricongiunzione in un Fondo diverso dal regime generale riguardi la contribuzione riferita a periodi di lavoro autonomo svolti come artigiano, commerciante o coltivatore diretto, valgono gli stessi requisiti richiesti per l’applicazione dell’art. 1, di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

Le condizioni

E’, poi, importante sapere che, con la ricongiunzione si chiede il trasferimento dell’intera posizione assicurativa da una gestione previdenziale all’altra: non è possibile quindi trasferire solo una parte dei contributi (ad esempio, solo quelli che servono a raggiungere il diritto a pensione).

Per chi, invece, già pensionato, può far valere un’ulteriore contribuzione, non utilizzata per liquidare il trattamento pensionistico di cui è titolare, è consentita la facoltà di ricongiungerla in altra gestione assicurativa nella quale risulti essere soggetto “in condizione attiva”.

Quali contributi possono essere interessati dalla ricongiunzione

  • obbligatoria (indipendentemente dall’ammontare dei contributi e dalla natura del rapporto di lavoro che ha dato luogo all’assicurazione)
  • volontaria (tale contribuzione, se concomitante ad altra tipologia di copertura assicurativa, andrà invece in detrazione dell’ammontare dell’onere di ricongiunzione;
  • figurativa (accreditata secondo le modalità previste dalla normativa vigente),
  • da riscatto, valutabili nella gestione dalla quale si richiede il trasferimento.

Non possono, invece, secondo quanto previsto dalla Legge 29/1979, formare oggetto di ricongiunzione:

  • i periodi di lavoro prestato all’estero con iscrizione alle forme di previdenza dei paesi legati all’Italia da convenzioni in materia di sicurezza sociale
  • le contribuzioni versate all’ENASARCO (è un fondo pensionistico aggiuntivo dell’assicurazione obbligatoria)
  • i contributi versati al Fondo Clero
  • le contribuzioni nella Gestione separata dei lavoratori parasubordinati e dei liberi professionisti privi di una cassa di categoria;
  • le contribuzioni nel Fondo Casalinghe

La ricongiunzione di periodi assicurativi da e verso le casse di previdenza dei liberi professionisti (Legge 45/1990)

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti.

Prima dell’età pensionabile, la facoltà è esercitabile solo nella gestione presso cui si è iscritti al momento della domanda.

E’ possibile ricongiungere in una gestione diversa da quella di iscrizione al raggiungimento dell’età pensionabile e solo se in tale gestione risultano almeno 10 anni di contribuzione continuativa, per effettiva attività. Anche in questo caso la ricongiunzione è onerosa.

L’onere di ricongiunzione

Da questo onere si sottrae il valore indicizzato dei contributi che il lavoratore porta con se nella gestione di destinazione.

Nel regime contributivo, l’istituto della ricongiunzione è stato sostituito da quello della totalizzazione.

La domanda

La facoltà di ricongiunzione dei vari periodi in’unica gestione può essere esercitata una sola volta e riguarda la totalità dei contributi accreditati.

E’ possibile presentare una secondo volta la domanda:

  • dopo 10 anni dalla prima, con almeno 5 anni di contribuzione di effettivo lavoro
  • al momento del pensionamento e solo nella stessa gestione nella quale si è fatta la precedente ricongiunzione

Il mancato versamento dell’importo in unica soluzione o delle prime tre rate dell’onere da pagare sarà considerato come rinuncia alla ricongiunzione.

Il mancato pagamento di due rate consecutive, nel corso della rateizzazione dell’onere già iniziato, comporta l’annullamento della ricongiunzione con rimborso di quanto versato.

L’interruzione del pagamento rateale comporta l’annullamento della ricongiunzione con rimborso di quanto versato.

Il pagamento

Dall’importo così calcolato viene detratto il valore dei contributi trasferiti, e la somma che resta rappresenta l’onere della ricongiunzione: la metà di tale somma è a carico del lavoratore.

Quindi, maggiore è la quantità di contributi da ricongiungere, e più sono elevati l’età ed il reddito del lavoratore, maggiore sarà l’onere della ricongiunzione, a meno che l’importo da portare in detrazione sia molto alto. Per calcolare il costo della ricongiunzione bisogna tenere in considerazione alcuni elementi variabili quali:

  • la data di presentazione della domanda;
  • l’età del richiedente alla data della domanda;
  • l’anzianità contributiva totale (comprensiva anche dei periodi ricongiunti) alla data della domanda;
  • il sesso del richiedente.

Sulla base di questi elementi è calcolato un coefficiente, chiamato “coefficiente di riserva matematica”, contenuto in tabelle emanate con appositi Decreti Ministeriali, succedutisi nel tempo e di cui l’ultimo risale al 2007.

Il coefficiente di cui abbiamo parlato, che è simile a quello utilizzato per il calcolo dei riscatti, è moltiplicato per la maggior quota di pensione (il beneficio pensionistico) derivante dalla differenza tra il calcolo della pensione annua senza i periodi oggetto di ricongiunzione ed il calcolo della pensione annua comprensivo di tali periodi.

All’importo così ottenuto è sottratta la somma dei contributi, rivalutati alla data della domanda di ricongiunzione, provenienti dall’altra gestione.

Questo ulteriore importo è abbattuto al 50%, e la somma risultante rappresenta il costo della ricongiunzione.

In pratica, molto più semplicemente, il costo della ricongiunzione è dato dalla differenza tra due quote di pensione (la prima calcolata con i soli contributi esistenti nella gestione accentrante, la seconda comprensiva dei contributi ricongiunti in tale gestione), moltiplicato per il coefficiente di riserva matematica e quindi abbattuto del 50%.

Il trasferimento dei contributi presso il FPLD

La ricongiunzione dopo l’età pensionabile

L’art. 1, al comma 5, attribuisce a coloro che siano stati iscritti presso un fondo di previdenza per liberi professionisti successivamente alla data di decorrenza di “una pensione di anzianità” conseguita presso altro fondo di previdenza, la facoltà di chiedere a quest’ultimo la ricongiunzione, ai fini della liquidazione di un supplemento di pensione, dell’ulteriore periodo di contribuzione maturato presso il fondo di previdenza per liberi professioni.

La legge prevede che la facoltà di ricongiunzione possa essere esercitata anche dai superstiti, purché la relativa domanda sia presentata entro il termine tassativo di due anni dal decesso dell’interessato, nella gestione presso cui il lavoratore deceduto risultava iscritto, e purché la contribuzione oggetto di ricongiunzione sia determinante per il raggiungimento del diritto alla liquidazione della pensione ai superstiti.

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