La pensione nei lavori gravosi e usuranti

Non tutti i lavori sono uguali. Ce ne sono alcuni che prevedono un notevole impegno fisico e che possono anche avere un impatto sulla salute ed il benessere del lavoratore. Su tratta dei lavori gravosi e dei lavori usuranti, per i quali sono previste, a livello previdenziale, delle indicazioni specifiche.

Le professioni indicate in elenco sono state specificate dal decreto ministeriale del 5–2–2018 in riferimento a specifici codici Istat.

  1. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  2. Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  3. Conciatori di pelli e di pellicce;
  4. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  5. Conduttori di mezzi pesanti e camion;
  6. Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  7. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  8. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  9. Professori di scuola pre — primaria;
  10. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  11. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
  12. Operai dell’agricoltura, zootecnica, pesca
  13. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in lato mare, dipendenti o soci di cooperative
  14. Lavoratori settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro ad alte temperature non già ricomprese nel d.lgs. 67/2011
  15. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e acque interne

Secondo le definizioni previste dal d.lgs. 67/2011

Lavoratori di cui al all’articolo 2 del decreto Ministero del Lavoro del 19 Maggio 1999 (c.d.: “Decreto Salvi”):

  • “Lavori in galleria, cava o miniera”: mansioni svolte in sotterraneo con carattere di prevalenza e continuità;
  • “lavori nelle cave”, mansioni svolte dagli addetti alle cave di materiale di pietra e ornamentali
  • “lavori nelle gallerie”, mansioni svolte dagli addetti al fronte di avanzamento con carattere di prevalenza e continuità
  • “lavori in cassoni ad aria compressa”;
  • “lavori svolti dai palombari”;
  • “lavori ad alte temperature”: mansioni che espongono ad alte temperature, quando non sia possibile adottare misure di prevenzione, quali, a titolo esemplificativo, quelle degli addetti alle fonderie di seconda fusione, non comandata a distanza, dei refrattaristi, degli addetti ad operazioni di colata manuale;
  • “lavorazione del vetro cavo”: mansioni dei soffiatori nell’industria del vetro cavo eseguito a mano e a soffio;
  • “lavori espletati in spazi ristretti”, con carattere di prevalenza e continuità ed in particolare delle attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, le mansioni svolte continuamente all’interno di spazi ristetti, quali intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture;
  • “lavori di asportazione dell’amianto”: mansioni svolte con carattere di prevalenza e continuità.

Lavoratori notturni che possano far valere una determinata permanenza nel lavoro notturno, con le seguenti modalità:

  • lavoratori a turni, che prestano la loro attività di notte per almeno 6 ore, comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, per un numero minimo di giorni lavorativi annui non inferiore a 78 per coloro che perfezionano i requisiti per l’accesso anticipato nel periodo compreso tra il 1° luglio 2008 ed il 30 giugno 2009, e non inferiore a 64, per coloro che maturano i requisiti per l’accesso anticipato dal 1° luglio 2009;
  • lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo.

Lavoratori addetti alla c.d. “linea catena”, ovvero i lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’Inail, impegnati all’interno di un processo produttivo in serie, con ritmo determinato da misurazione di tempi, sequenze di postazioni, ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall’organizzazione del lavoro o dalla tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato delle linee di produzione e al controllo di qualità.

Conducenti di veicoli pesanti, di capienza complessiva non inferiore ai nove posti compreso il conducente, adibiti a servizi pubblici di trasporto.

Anche il prossimo anno, a seguito della modifiche contenute nella legge di bilancio per il 2021, le categorie di lavoratori sopra indicate hanno facoltà di chiedere l’APe sociale se in possesso di almeno 63 anni e almeno 36 anni di contributi, oppure, se più favorevole, la facoltà di ritirarsi con la pensione anticipata al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, a condizione, però, di vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età.

Dal 1° gennaio 2018 il requisito contributivo per l’ape sociale di 36 anni può, inoltre, essere ridotto per le donne di un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni.

La possibilità di accedere ad uno dei due ordini di benefici resta però sempre ancorato ad un vincolo di bilancio annualmente stabilito: nel caso le risorse risultassero insufficienti all’accoglimento di tutte le domande in possesso dei requisiti previsti dalla legge l’Inps comunicherà, in esito ad una procedura di monitoraggio, il posticipo della data di decorrenza del beneficio.

Oltre ai suddetti benefici, la L. n. 205/2017 aveva disposto l’esenzione dall’adeguamento alla speranza di vita previsto dal 1° gennaio 2019 per la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata a condizione di aver aggiunto un minimo di 30 anni di contribuzione e di non risultare titolare, al momento del pensionamento, dell’Ape sociale (qui le indicazioni diffuse dall’Inps per fare domanda). Parte di questa novità è stata successivamente assorbita dal D.L. n. 4/2019 con il quale il legislatore ha generalizzato la sospensione degli adeguamenti alla speranza di vita per la pensione anticipata (anche alle categorie professionali non addette alle mansioni gravose) ed introdotto un meccanismo di differimento nella percezione del primo rateo di pensione pari a tre mesi dalla maturazione dei requisiti (qui ulteriori dettagli).

Come conseguenza di tali riforme, quindi, nel 2021 le predette 15 categorie professionali sopra individuate possono accedere alla pensione con:

  • 66 anni e 7 mesi di età (unitamente ad almeno 30 anni di contributi);
  • 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età anagrafica (41 anni e 10 mesi le donne; 41 anni di contributi i precoci).

Nel primo caso la pensione decorre il primo giorno del mese successivo alla maturazione del requisito anagrafico.

Nel secondo caso — a causa dell’indicato meccanismo di differimento introdotto dal D.L. n. 4/2019 — la pensione decorre, di regola, il primo giorno del quarto mese a quello di maturazione del requisito contributivo (così, ad esempio, se il 14.5.2021 si raggiungono i 42 anni e 10 mesi di contributi, si avrà il primo rateo pensionistico dal 1.9.2021).

Per poter usufruire dell’anticipo pensionistico riservato ai lavoratori gravosi e usuranti, occorre presentare all’Inps la seguente documentazione:

  • la domanda di pensione;
  • una dichiarazione del datore di lavoro redatta sull’apposito modello AP116 (per il settore privato o pubblico) o AP117 (per il settore domestico).

Nello specifico, i lavoratori usuranti o notturni devono produrre la documentazione di cui al Dlgs n. 67/2011 e al Dm 20.9.2011.

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