La pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia in generale

Si chiama pensione di vecchiaia in quanto spetta al lavoratore nel momento in cui compie una certa età definita per legge (requisito che va accompagnato come detto da altri due).

La pensione di vecchiaia è una prestazione previdenziale, finanziata dai contributi dei lavoratori e delle aziende (sia pubbliche che private), basato su un rapporto assicurativo che è obbligatorio dagli inizi del 900: quindi chi entra nel mondo del lavoro, in Italia, è obbligato ad iscriversi a questa assicurazione (chiamata in Italia AGO, Assicurazione Generale Obbligatoria), che è gestita prevalentemente dall’ Inps. Da sottolineare che l’ AGO non riguarda soltanto i lavoratori dipendenti ma anche i lavoratori parasubordinati con la Gestione Speciale, riguarda la gestione per i coltivatori diretti, artigiani e commercianti (quindi sostanzialmente tutta l’intera platea dei lavoratori).

Il primo e più importante requisito in tema di pensione di vecchiaia è il requisito anagrafico. Con esso si intende l’età richiesta per poter andare in pensione. Dal 1 gennaio 2019, l’età richiesta per tutti i lavoratori è 67 anni. Successivamente sono previsti degli avanzamenti di età a cadenza biennale, tuttavia un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla Gazzetta ufficiale a Novembre 2019 stabilisce che “a decorrere dal primo gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati” e quindi conferma che il requisito per l’accesso alla pensione di vecchiaia resta fissato a 67 anni anche nel biennio 2021–2022.

Il requisito assicurativo è rappresentato dalla obbligatorietà all’iscrizione all’ AGO, in mancanza della quale sono previste sanzioni sia a carico del lavoratore sia soprattutto del datore di lavoro.

Per ciò che riguarda il requisito contributivo, innanzitutto chiariamo che i contributi sono quote (di retribuzione nel caso si tratta di lavoro subordinato oppure quote di reddito nel caso si tratti di lavoro autonomo) finalizzate al finanziamento delle pensioni ed in alcuni casi questi contributi servono a finanziare anche prestazioni di natura assistenziale, tipo le prestazioni di copertura al rischio di infortunio, invalidità o malattia.

Per i lavoratori autonomi, i contributi (le cui aliquote variano nel corso degli anni) sono a totale carico dello stesso lavoratore autonomo.

Mentre, invece, per il lavoratore subordinato, l’aliquota del 33% (rimasta invariata da alcuni anni) si suddivide tra il datore di lavoro ed il lavoratore stesso, nella misura del 23,81% a carico del datore di lavoro, e del 9,19% a carico del lavoratore dipendente.

Dobbiamo sottolineare che oltre ai contributi normali di cui abbiamo appena accennato, ai fini della determinazione del requisito contributivo nonchè anche ai fini della determinazione del quantum della pensione, a questi contributi versati si aggiungono anche altri tipi di contributi, che sono soprattutto i contributi figurativi, i contributi da riscatto e i contributi volontari.

La L. n. 335/1995 ha introdotto la nuova pensione di vecchiaia che andrà a sostituire il precedente sistema della pensione di vecchiaia e la pensione di anzianità.

La L. n. 214/2011 (Legge Fornero o Salva Italia) riformando l’intera disciplina delle pensioni ha previsto un solo trattamento pensionistico di vecchiaia in luogo di tutte le precedenti ipotesi di “pensione di vecchiaia”, sia retributiva che contributiva. L’art. 24 ha stabilito che le anzianità contributive maturate dal 01/01/2012 in poi siano calcolate per tutti con il metodo contributivo, abbandonando il precedente sistema retributivo. Per tutti i lavoratori che al 31/12/1995 già disponevano di una posizione assicurativa resterà in vigore un sistema misto di calcolo della pensione di vecchiaia, mentre per i lavoratori il cui primo accredito contributo decorre dal 01/01/1996 (c.d. “contributivi puri”), invece, potranno avere solo la pensione contributiva: per costoro è previsto l’ ulteriore requisito che l’importo dell’assegno pensionistico deve risultare almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

Da quanto appena detto è necessario, quindi, distinguere tra lavoratori che rientrano nel sistema retributivo o misto e lavoratori che rientrano nel sistema contributivo.

Lavoratori che rientrano nel sistema retributivo o misto

Regime misto: lavoratori con meno 18 anni di contributi alla fine del 1995 con riferimento alle anzianità maturate fino alla predetta data e lavoratori con almeno 18 anni di contributi alla fine del 1995 per le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2012 con riferimento alle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012 per tale seconda categoria di lavoratori.

Il requisito anagrafico: tutti i lavoratori e le lavoratrici (dipendenti del settore pubblico e privato ed autonomi) che potendo vantare contribuzione al 31/12/1995 rientrano nel sistema retributivo, a partire dal 01/01/2019 potranno accedere alla prestazione di vecchiaia al perfezionamento di 67 anni di età.

Tale requisito anagrafico è soggetto all’ adeguamento alla stima di vita Istat: per quanto riguarda i prossimi adeguamenti (la cui entità viene decisa di volta in vlta in base ai dati Istat), sono previsti ogni due anni, ma fino al 2022 sono congelati: così il requisito per l’accesso alla pensione di vecchiaia resta fissato a 67 anni anche nel biennio 2021–2022.

Il requisito contributivo: unitamente al requisito anagrafico appena visto è necessario anche il requisito contributivo. Fino al 31/12/1992 questo era di 15 anni di copertura contributiva; dal 01/01/1993 detto requisito contributivo ha subito un graduale inasprimento, di un anno ogni due, e dal 2001 è di (almeno) 20 anni di contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato (da lavoro, riscatto, volontaria e figurativa).

Come precisato dalla Circolare Inps 16/2013 resta salvo il precedente requisito contributivo di 15 anni di copertura assicurativa (in deroga alla vigente disciplina che come appena visto richiede almeno 20 anni di contributi) per i cd. lavoratori quindicenni.

La pensione contributiva

Abbiamo visto che i lavoratori che possono vantare contribuzione al 31/12/1995 rientrano nel sistema retributivo o misto.

Per i nuovi assunti dal 1 gennaio 1996 in poi (c.d. “contributivi puri”)si avrà esclusivamente la pensione di vecchiaia con il calcolo contributivo, ed i medesimi requisiti anagrafici e contributivi visti per i lavoratori nel sistema retributivo o misto; tuttavia in questo caso è previsto un ulteriore requisito (che invece non è previsto per i lavoratori a cui è applicato il sistema retributivo o misto): oltre ad avere almeno 20 anni di contribuzione si deve trattare di una pensione superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia), altrimenti, costoro potranno accedere al trattamento di vecchiaia al compimento di 71 anni di età dal 2019, con almeno 5 anni di contribuzione effettiva (ossia obbligatoria, volontaria e da riscatto, con esclusione dei contributi figurativi). Anche questo più elevato requisito anagrafico di 71 anni è soggetto agli adeguamenti in materia di stima di vita, ma anche qui il requisito in questione resta bloccato fino a tutto il 2022.

In mancanza del requisito del c.d. importo soglia o del requisito anagrafico maggiorato a 71 anni con 5 anni di contributi effettivi si potrà ottenere l’assegno sociale rivalutato.

Secondo il metodo di calcolo contributivo, quindi, l’ammontare della pensione è definito in base ai contributi versati, seguendo il principio “più versi più avrai”. Con il sistema contributivo, infatti, l’importo della pensione viene determinato dalla somma dei contributi accumulati e rivalutati durante la vita lavorativa, somma che viene poi convertita in pensione utilizzando coefficienti di trasformazione che variano in relazione all’età del lavoratore al momento del pensionamento: più elevata è l’età più elevata sarà la pensione.

Per l’applicazione del metodo contributivo avremo 3 casi:

  1. — A coloro che avranno iniziato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996 viene applicato il cd. contributivo puro, calcolando la pensione interamente con il sistema contributivo.
  2. — Ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano una anzianità contributiva inferiore ai 18 anni viene applicato il sistema misto pro rata, calcolando con il sistema retributivo la quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 1995, e con il sistema contributivo la quota di pensione maturata dal 1 gennaio 1996.
  3. — Ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano maturato una anzianità contributiva di almeno 18 anni verrà applicata anche a questi il sistema misto pro rata, ma qui verrà applicato il sistema retributivo per la quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 2011, mentre viene quantificata con il sistema contributivo per quella maturata a partire dal 1 gennaio 2012.

Per tutti vale comunque il requisito contributivo di avere almeno 20 anni di anzianità contributiva.

Quindi, i fattori determinanti per il calcolo della pensione con il sistema contributivo sono:

  • l’ammontare dei contributi versati
  • l’età raggiunta al momento del pensionamento
  • il pil, ovvero la crescita della ricchezza del paese.

Quando decorre la pensione? Relativamente alla decorrenza, la Riforma Fornero del 2011 ha disapplicato la finestra mobile (le pensioni di vecchiaia e di anzianità dovevano essere liquidate, per i lavoratori dipendenti, trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti e per i lavoratori autonomi e gli iscritti alla cd. gestione separata, trascorsi 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti) nei confronti di tutti i lavoratori che acquisiscono il diritto alla pensione di vecchiaia e anticipata dal 1° gennaio 2012 in base ai requisiti prescritti dalla nuova legge sulla previdenza.

Dal 1° gennaio 2012 i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria possono invece ottenere la pensione subito dopo il perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi per la pensione.

Per i lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti all’AGO, ai fondi sostitutivi, alle gestioni speciali degli autonomi, alla gestione separata la decorrenza della pensione è il primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione a condizione che a tale data sia risolto il rapporto di lavoro dipendente; risultino perfezionati i requisiti anagrafici e/o contributivi utili al diritto di pensione.

Ad esempio: un lavoratore che ha raggiunto i requisiti richiesti il 2 giugno 2015 potrà ottenere la pensione il 1 luglio.

Le finestre mobili, tuttavia, restano in vigore in alcuni casi:

  • pensioni in regime di totalizzazione nazionale: 18 mesi pensione di vecchiaia, 21 per anzianità
  • lavori usuranti: 12 mesi, 18 per autonomi
  • esodati: 12 mesi, 18 per autonomi, 21 per pensioni di anzianità maturate indipendentemente dall’età anagrafica
  • comparto difesa e sicurezza: 12 mesi, 15 per pensioni di anzianità maturate indipendentemente dall’età anagrafica
  • opzione Donna: 12 mesi, 18 per le autonome
  • prestazioni non modificate dalla legge Fornero: 12 mesi, 18 per gli autonomi.

Da sottolineare, inoltre, che ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, mentre, invece, non è richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo (Circolare Inps 35/2012Circolare Inps 37/2012).

Documentazione necessaria per la richiesta di pensione di vecchiaia

  • Fotocopia codice fiscale del richiedente
  • Codice Iban
  • Fotocopia ultima dichiarazione redditi 730 o mod. Unico
  • Lettera di fine rapporto inviata al datore di lavoro o Unilav
  • Fotocopia versamento contributi ultimo anno per i lav. autonomi
  • Fotocopia carta identità coniuge
  • Fotocopia codice fiscale coniuge
  • Eventuale fotocopia sentenza separazione/divorzio dei coniugi

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