La pensione di reversibilità

I fondamenti della tutela

La pensione di reversibilità rientra tra le misure previdenziali in favore dei superstiti previste dal nostro ordinamento, attraverso le quali vengono tutelati i familiari del deceduto dall’insorgere di un potenziale stato di bisogno.

Il trattamento pensionistico ai superstiti

Il R.D.L. n. 636/1939 introduce per la prima volta il concetto di assegnazione delle prestazioni previdenziali ai familiari superstiti nel caso di morte del lavoratore assicurato o pensionato, purché, al momento del decesso, sussistano determinati requisiti assicurativi e contributivi (Artt. 2, 9, 13, R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, recante “Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l’invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria, e sostituzione dell’assicurazione per la maternità con l’assicurazione obbligatoria per la nuzialità e la natalità”).

Soggetti beneficiari

Ai sensi dell’art. 22 della L. n. 903/1965, vengono identificati quali soggetti beneficiari della pensione di reversibilità il coniuge (La L. 20 maggio 2016, n. 76, in materia di “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, ha introdotto l’istituto dell’unione civile, prevedendo anche per gli uniti civilmente il diritto alla pensione di reversibilità) e i figli, in mancanza dei quali la prestazione spetta ai genitori del dante causa o, in ultima ipotesi, ai fratelli celibi e alle sorelle nubili.

  • i figli adottivi e affiliati;
  • i figli del deceduto riconosciuti o giudizialmente dichiarati;
  • i figli non riconoscibili dal deceduto per i quali era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza, nei casi previsti dall’art. 279 c.c.;
  • i figli non riconoscibili dal deceduto che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio, ai sensi degli artt. 580 e 594 c.c.;
  • i figli nati dal precedente matrimonio del coniuge del deceduto;
  • i figli riconosciuti, o giudizialmente dichiarati, dal coniuge del deceduto;
  • i minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norme di legge;
  • i nipoti minori, anche se non formalmente affidati, dei quali risulti provata la vivenza a carico degli ascendenti;
  • i figli postumi, nati entro il trecentesimo giorno dalla data di decesso del padre.

Misura del trattamento

La pensione di reversibilità spetta ai familiari superstiti in misura percentuale rispetto all’importo liquidato al pensionato, ed è calcolata sulla base di aliquote diverse a seconda del numero e del grado di parentela dei soggetti beneficiari.

  • la casa di abitazione;
  • la pensione di reversibilità;
  • le indennità di accompagnamento;
  • le pensioni e gli assegni per i sordomuti;
  • gli invalidi e i ciechi civili;
  • la pensione sociale;
  • l’assegno sociale;
  • le pensioni di guerra e le indennità accessorie;
  • le pensioni privilegiate ordinarie tabellari per infermità contratte a causa del servizio di leva e gli assegni connessi;
  • le rendite vitalizie INAIL;
  • gli interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e dei Titoli di Stato, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo di imposta o a imposta sostitutiva dell’IRPEF;
  • gli arretrati di lavoro dipendente prestato in Italia e all’estero.

Cessazione del diritto

Alla luce di quanto finora detto, appare chiaro che il diritto alla pensione di reversibilità realizzi una funzione solidaristica, basata sul presupposto che il decesso del dante causa arrechi un danno, oltre che affettivo, economico, ai familiari che, in mancanza della fonte di reddito fino a quel momento assicurata dal pensionato, potrebbero potenzialmente versare in una condizione di bisogno.

  • l’erogazione di pensioni a carico dell’assicurazione facoltativa o della mutualità pensioni per le casalinghe;
  • gli assegni vitalizi di natura assistenziale (quali gli assegni e le pensioni spettanti ai ciechi civili, agli invalidi civili, ai sordomuti);
  • le pensioni di guerra;
  • le pensioni sociali;
  • gli assegni sociali aventi decorrenza 1 febbraio 1996, immediatamente revocati al momento in cui viene erogata la pensione ai superstiti”.

Requisiti per la concessione della pensione di reversibilità in favore del coniuge divorziato

La L. n. 898/1970, anche nota come legge sul divorzio, ha definitivamente sancito il tramonto del principio dell’indissolubilità del matrimonio, introducendo nel nostro ordinamento la disciplina relativa allo scioglimento del matrimonio contratto a norma degli artt. 106 e ss. del codice civile e alla cessazione degli effetti civili del c.d. matrimonio concordatario, ossia di quello celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto nei registri dello stato civile.

  • 3) sia titolare dell’assegno divorzile, dovendosi intendere per titolarità l’avvenuto riconoscimento dell’assegno medesimo da parte del Tribunale, ai sensi della L. n. 263/2005. Per contro la titolarità va esclusa qualora il soggetto possieda, unicamente in via astratta, i requisiti richiesti dall’art. 5, comma 6, L. n. 898/1970 per la percezione dell’assegno divorzile, nonché nell’ipotesi in cui, tra i due ex coniugi, siano intercorse forme di erogazioni economiche meramente pattizie, tanto sporadiche quanto permanenti.
  • 2) il controllo di legittimità e di merito del Giudice, finalizzato all’accertamento dell’equità dell’accordo, onde evitare potenziali forme di abuso dell’istituto (il riferimento è all’ipotesi in cui il coniuge maggiormente bisognoso, pur di beneficiare di un’attribuzione immediata, sia disposto ad accettare una corresponsione di modesto importo).

Pensione di reversibilità nell’ipotesi di liquidazione una tantum dell’assegno divorzile

Lo spunto per affrontare lo stato dell’arte della giurisprudenza sulla liquidazione una tantum dell’assegno divorzile è fornito da una recente sentenza della Cassazione civile che ha negato il diritto alla pensione di reversibilità nei confronti di una ex moglie poiché la stessa, in sede di divorzio, aveva rinunciato all’assegno di mantenimento già stabilito in suo favore nel giudizio di separazione, ottenendo, per contro, il diritto di abitazione della casa coniugale, di proprietà del marito, e il comodato sui beni mobili ivi esistenti.

  • 2) versi in uno stato di bisogno, che il Giudice è chiamato a valutare tenendo conto dell’importo dell’assegno divorzile percepito, dell’entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche.

Ripartizione del trattamento pensionistico tra il coniuge divorziato e il coniuge superstite

Come anticipato, il diritto alla pensione di reversibilità viene riconosciuto in favore del coniuge divorziato anche nell’ipotesi in cui il de cuius abbia contratto un altro matrimonio e, alla sua morte, il nuovo coniuge sia ancora in vita e possieda i requisiti per la concessione del beneficio previdenziale.

Il diritto alla pensione di reversibilità nelle nuove soluzioni consensuali di separazione e divorzio

Il D.L. n. 132/2014, convertito, con modifiche, nella L. n. 162/2014, ha introdotto nel nostro ordinamento la c.d. negoziazione assistita, ossia un procedimento in cui le parti, obbligatoriamente assistite da un avvocato, possono sottoscrivere una convenzione mediante la quale si impegnano a collaborare per risolvere in via stragiudiziale una lite tra loro insorta, onde pervenire ad un accordo che, una volta sottoscritto dalle parti e dai difensori, costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

La pensione di reversibilità al coniuge legalmente separato, anche con addebito

La posizione del coniuge separato, come noto, si differenzia nettamente da quella del coniuge divorziato, poiché, la separazione personale, consensuale o giudiziale che sia, non incide sull’esistenza del matrimonio, ma si limita a sospenderne taluni effetti, essenzialmente riconducibili agli obblighi personali gravanti sui coniugi, in primis quello della coabitazione.

Estensione del beneficio previdenziale all’istituto delle unioni civili

La L. n. 76/2016, in vigore dal 5 giugno 2016, ha regolamentato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha introdotto una disciplina ad hoc per le convivenze di fatto.

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store