La maggiorazione sociale dei trattamenti pensionistici [2021]

I trattamenti assistenziali, come la maggiorazione sociale e l’incremento della pensione, sono strumenti non collegati all’attività lavorativa e a un sistema di contribuzione, ma hanno la funzione di garantiscono un reddito minimo a persone in particolare condizioni di salute psico-fisica, oppure sprovviste di reddito o con reddito insufficiente. Possono essere pensioni (assegno sociale, invalidi civili, ecc) oppure maggiorazioni della stessa pensione previdenziale o assistenziale.

Ex art. 1 L. n. 544/1988, tutti i titolari di pensioni con importo modesto che non hanno altri redditi o che hanno redditi inferiore ai limiti di legge, ed in particolare che si trovano alle condizioni reddituali previste dall’ art. 70, co. 6, L. n. 388/2000, possono avere diritto, a domanda, a un aumento dell’assegno pensionistico: la maggiorazione sociale, per 13 mensilità, il cui ammontare è crescente con l’età.

I limiti di reddito da considerare sono:

  • per il pensionato solo, la somma dell’ammontare annuo del trattamento minimo e dell’ammontare annuo della maggiorazione sociale;
  • per il pensionato sposato, la somma del limite di reddito determinato come per il pensionato solo, più l’importo annuo dell’assegno sociale.

Per reddito, ai fini del calcolo dei limiti di reddito necessari per poter usufruire delle maggiorazioni sociali, si intende ogni entrata, con poche eccezioni; i redditi esclusi sono:

  • gli assegni familiari (ANF),
  • le pensioni di guerra,
  • le indennità di accompagnamento,
  • la speciale indennità per i ciechi parziali,
  • l’indennità di comunicazione per i sordi prelinguali,
  • gli indennizzi ex L. n. 210/1992 per i danni da trasfusioni o vaccinazioni obbligatorie,
  • il rimborso forfetario di 103,29 € per l’anno 2000 ex L. n. 354/2000,
  • il “bonus famiglie”, ex L- n. 2/2009 (v. msg Inps n. 18445/2009),
  • i 154, 94 € di importo aggiuntivo (cd. “tredicesima pesante”) ex art. 70, cc. 7/10, L. n. 288/2000,
  • il reddito catastale della casa di abitazione

Al contrario delle pensioni, che aumentano ogni anno per effetto della perequazione automatica, l’importo della maggiorazione sociale della pensione è fisso nonchè esente da irpef.
Inizialmente esso era pari a 30.000 e 80.000 lire mensili (per 13 mensilità) rispettivamente per i soggetti con almeno 60 anni e quelli con almeno 65 anni di età.

L’ art. 69, cc. 3 e 4, L. n. 388/2000, ha approvato consistenti miglioramenti in materia, e così dal 1° gennaio 2001 l’importo della maggiorazione fu portato a 50.000 lire (€ 25,83) per i soggetti con 60 anni, 160.000 lire (€ 82,64)per quelli con 65 anni e fu introdotto un ulteriore livello, di 180.000 lire (€ 92,96), al compimento del 75° anno di età.

Inoltre, a decorrere dal 01/01/2002, l’ art. 38, L. n. 448/2001 (legge finanziaria 2002) ha introdotto l’incremento fino al vecchio milione di lire (il c.d. incremento al milione), ossia fino al conseguimento di un reddito proprio complessivo pari a 516,46 € mensili di allora (un milione di lire, corrispondenti a 652,02 € al mese ai valori attuali 2021) per 13 mensilità.

L’incremento della pensione, indipendentemente dai contributi versati, spetta ai pensionati di età pari o superiore a 70 anni. Per i pensionati di età compresa fra 65 e 70 anni, l’età anagrafica a partire dalla quale si ha diritto all’incremento è ridotta in relazione agli anni di contributi versati, sino a un minimo di 65 anni di età, come vedremo più avanti.

La maggiorazione sociale spetta ai titolari di (v. art. 1 L. n. 544/1988):

  • Pensione di vecchiaia (per i titolari di pensione di inabilità, gli invalidi civili totali, i sordomuti e i ciechi civili assoluti l’età per poter ottenere l’incremento della maggiorazione sociale si riduce a 60 anni);
  • Pensione anticipata;
  • Pensione di Inabilità o Assegno di invalidità;
  • Pensione ai superstiti;
  • Assegno Sociale.

Non spetta agli iscritti alla gestione separata, titolari di una prestazione previdenziale a carico delle predette gestioni.

L’incremento è stato riconosciuto alle persone di età pari o superiore a 70 anni che si trovino in condizioni disagiate.

Si deve tenere presente però che il limite di età fissato per l’incremento (al milione) a 70 anni può essere ridotto, fino a un massimo di 5 anni (cioè fino a 65 anni di età) nella misura di un anno ogni 5 anni di contribuzione complessivamente fatta valere dal soggetto, considerando che la frazione di quinquennio pari o superiore a 2 anni e mezzo si arrotonda a 5 anni.
I titolari di pensione di inabilità che siano nelle condizioni per il diritto alla maggiorazione sociale, invece, possono ottenere l’incremento fin dall’età di 60 anni.

Gli importi della maggiorazione sociale

La maggiorazione sociale, per l’anno 2018, è pari a:

  • 25,83 € al mese (per 13 mensilità) per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni;
  • 82,64 € al mese (per 13 mensilità) per chi ha un’età che si colloca tra 65 e i 69 anni;
  • 136,44 € al mese (per 13 mensilità) per chi ha una età da 70 anni in su. I 70 anni richiesti si possono ridurre fino a 65, in ragione di un anno per ogni 5 di contributi versati. Per gli invalidi totali l’età minima è di 60 anni (pensione al milione di lire).

A chi spetta l’integrazione — Limiti di reddito

La legge fissa determinati limiti di reddito (aggiornati di anno in anno in base al tasso di inflazione) che il pensionato deve rispettare per poter accedere alla maggiorazione sociale. Si parla in particolare o di un limite personale o, se coniugato, di un doppio limite.

A seconda del reddito può essere assegnata la misura intera o ridotta.

— Nel caso di pensionato singolo, fino al reddito di 6.702,54 € è prevista una integrazione totale, ed il pensionato potrà quindi contare sul trattamento minimo di 515,58 € al mese.

Sempre nel caso di singolo pensionato, se il reddito extra pensione si colloca tra 6.669,13 € e 13.405,08 €, ad egli spetterà una integrazione parziale che consisterà in una somma pari alla differenza tra il reddito del pensionato ed il limite di reddito previsto dalla legge.

Se il reddito del pensionato supera i 13.405,08 € non spetterà alcuna integrazione.

— Nel caso di pensionato coniugato, oltre a non dover superare il limite personale di cui sopra, il limite di reddito previsto per ottenere una integrazione totale è di 20.107,62 €, mentre fino a 26.810,16 € al pensionato coniugato spetterà una integrazione parziale che consisterà in una somma pari alla differenza tra il reddito della coppia ed il limite di reddito previsto dalla legge. Oltre i 26.810,16 € non spetta alcuna integrazione.

Le regole per il calcolo dell’aumento sulle pensioni spettante a partire dal 1° gennaio 2018 sono state riepilogate dall’ampia Circolare Inps n°148 del 18/12/2020 ed in particolare All. 2.

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store