LA BUSTA PAGA DEL LAVORO DOMESTICO

Disciplina generale sul lavoro domestico

Il tema del lavoro domestico torna di stretta attualità dopo l’abrogazione del lavoro accessorio, o lavoro occasionale accessorio (il lavoro con i voucher), a seguito del Decreto Legge n. 25/2017 che di fatto ha abrogato tutta la disciplina che riguardava il lavoro accessorio, e pertanto ad oggi torna di attualità la gestione del personale domestico nelle famiglie, in particolar modo quello dei lavoratori domestici, ossia le colf, che ad oggi non possono essere più retribuite e inquadrate utilizzando il voucher ma bensì utilizzando necessariamente il contratto di lavoro domestico.

Il lavoro domestico è una tipologia contrattuale, all’interno del grande mondo del lavoro subordinato, che trova la sua attuazione all’interno di una legge, la L.N. 339/1958 che è andata a specificare e dettagliare in maniera molto precisa che cosa si intende per lavoro domestico.

L’art. 1 della suddetta legge stabilisce che essa si applica ai rapporti di lavoro concernenti gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura. S’intendono per addetti ai servizi personali domestici i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche.

Se ne deduce quindi che, secondo questa legge, il lavoro domestico è un rapporto di lavoro subordinato, che si svolge in forma continuativa e prevalente presso l’abitazione del datore di lavoro e con eventuale fruizione del vitto e dell’ alloggio.

Quelli che pertanto sono gli elementi essenziali del rapporto che permettono di configurarlo come rapporto di lavoro domestico sono:

  • la presenza di una forma continuativa
  • che la continuità sia prevalente
  • e che il rapporto di lavoro si svolga all’interno dell’abitazione del datore di lavoro, con l’eventuale fruizione, a favore del lavoratore subordinato domestico, del vitto e dell’alloggio.

Fermo restando che non esiste nel nostro ordinamento giuridico una definizione di datore di lavoro, vediamo di capire chi è il datore di lavoro da un punto di vista formale.

La prestazione può essere resa a favore di:

  • una persona
  • un gruppo familiare
  • una comunità stabile senza fini di lucro (religiosa o militare).

Il lavoro domestico pertanto non può mai essere svolto nei confronti di imprese o professionisti (salvo che il rapporto non sia svolto presso l’abitazione del titolare dell’impresa o del libero professionista).

Per quanto riguarda la controparte del datore di lavoro, ossia il lavoratore, sostanzialmente possono svolgere rapporto di lavoro domestico tutti i soggetti in età di lavoro, compresi i minori, a condizione che abbiano svolto l’obbligo scolastico e raggiunta l’età minima di 16 anni.

Nel momento in cui il datore di lavoro identifica il lavoratore con il quale stipulare un contratto di lavoro domestico, vi sono tutta una serie di adempimenti nei confronti sia dell’ INPS/centro per l’impiego che del lavoratore.

ASSUNZIONE: per quanto riguarda la costituzione del rapporto di lavoro, l’ assunzione deve essere comunicata all’ INPS entro le ore 24 del giorno precedente l’inizio del rapporto di lavoro, anche se l’inizio del rapporto di lavoro cade in un giorno festivo.

La comunicazione deve essere effettuata:

  1. Telematicamente utilizzando la procedura sul sito INPS
  2. Tramite contact center

Tramite la comunicazione all’INPS si intendono assolti tutti gli obblighi legali di denuncia nei confronti degli istituti previdenziali e degli uffici competenti: quindi nel momento in cui si provvede alla comunicazione all’INPS , sostanzialmente si è adempiuto agli obblighi di comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro subordinato nei confronti di tutti gli altri enti.

VARIAZIONI DEL RAPPORTO E CESSAZIONE: sono previste determinate tempistiche relative alle variazioni del rapporto di lavoro, intendendosi per tali:

  • Proroga del contratto di lavoro a termine eventualmente stipulato,
  • Trasformazione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato,
  • Variazioni del rapporto (orario di lavoro ,retribuzione, sede di lavoro).

Tutte queste variazioni del rapporto di lavoro devono essere obbligatoriamente comunicati dal datore di lavoro entro 5 giorni dall’evento.

LA LETTERA DI ASSUNZIONE: oltre ad adempiere all’obbligo di comunicazione preventiva del rapporto di lavoro effettuata attraverso i servizi INPS, il datore di lavoro ha l’obbligo anche di consegnare la lettera di assunzione al lavoratore domestico. In tale lettera il datore di lavoro dovrà indicare tutta una serie di elementi previsti specificamente dal CCNL. In particolare, all’interno della lettera di assunzione il datore di lavoro ha l’obbligo di indicare:

  • data dell’ inizio del rapporto di lavoro;
  • livello di appartenenza del lavoratore domestico;
  • durata dell’ eventuale periodo di prova concordato dalle parti, facendo comunque riferimento al CCNL;
  • esistenza o meno della convivenza;
  • la residenza del lavoratore, nonché l’eventuale diverso domicilio, valido agli effetti del rapporto di lavoro;
  • durata dell’orario di lavoro e sua distribuzione (ossia se si tratta di rapporto di lavoro part time o full time);
  • eventuale tenuta di lavoro, che dovrà essere fornita dal datore di lavoro (in pratica la divisa);
  • collocazione della mezza giornata di riposo settimanale in aggiunta alla domenica, ovvero ad altra giornata nel caso di cui all’art. 14, ultimo comma del CCNL;
  • retribuzione pattuita;
  • luogo di effettuazione della prestazione lavorativa nonché la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o per altri motivi familiari (trasferte);
  • periodo concordato di godimento delle ferie annuali;
  • indicazione dell’adeguato spazio dove il lavoratore abbia diritto di riporre e custodire i propri effetti personali;
  • applicazione di tutti gli altri istituti previsti dal CCNL, ivi compreso quanto indicato all’art. 52, relativamente alla corresponsione dei contributi di assistenza contrattuale.

Sul tema dell’inquadramento è necessario prestare molta attenzione, perchè, ad oggi, buiona parte delle famiglie sostanzialmente tendono ad inquadrare, soprattutto nel campo dell’assistenza di persone non autosufficienti, le c.d. badanti, su livelli più bassi: ciò comporta che, quando il rapporto di lavoro formalmente si va ad interrompere, magari in maniera non proprio amichevole, può nascere il rischio di vertenze atte a vedersi applicato il diverso trattamento economico relativo allo svolgimento di mansioni effettivamente svolte e non a quanto previsto nel singolo contratto di lavoro.

LE MANSIONI: nel momento in cui il datore di lavoro ha identificato la persona con cui voler costituire il rapporto di lavoro domestico, necessariamente dovrà andare ad inquadrare tale persona da un punto di vista contrattuale, tenendo come riferimento sempre ciò che stabilisce il CCNL domestico, il quale sostanzialmente va ad assegnare una serie di livelli sulla base di quelle che sono le mansioni effettivamente svolte dal collaboratore domestico.

Le mansioni assegnate al collaboratore domestico sono sia impiegatizie che operaie secondo una specifica classificazione stabilita dal CCNL.

La nuova classificazione prevede 4 livelli, a ciascuno dei quali corrispondono 2 livelli retributivi (normale e super).

In caso di svolgimento di mansioni plurime, vi è un diritto del lavoratore all’inquadramento nel livello corrispondente alle mansioni prevalenti. quindi se un lavoratore formalmente nello stesso tempo svolge due mansioni, avrà diritto all’inquadramento nel livello dove svolge la maggior parte delle attività lavorative, inteso come orario di lavoro svolto.

Vediamo adesso i livelli previsti.

LIVELLO A

Secondo il CCNL appartengono a questo livello i collaboratori familiari generici, non addetti all’assistenza di persone, sprovvisti di esperienza professionale o con esperienza professionale (maturata anche presso datori di lavoro diversi) non superiore a 12 mesi, nonché i lavoratori che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con competenza le proprie mansioni, relative ai profili lavorativi indicati, a livello esecutivo e sotto il diretto controllo del datore di lavoro.

Profili:

  • Collaboratore familiare con meno di 12 mesi di esperienza professionale, non addetto all’assistenza di persone.
  • Addetto alle pulizie, ossia colui che svolge esclusivamente mansioni relative alla pulizia della casa;
  • Addetto alla pulizia ed annaffiatura delle aree verdi.

LIVELLO A super

Profili:

  • Addetto alla compagnia, ossia quella persona che svolge esclusivamente mansioni di mera compagnia a persone autosufficienti, senza effettuare alcuna prestazione di lavoro;
  • Babysitter, ossia chi svolge mansioni occasionali e/o saltuarie di vigilanza di bambini in occasione di assenze dei familiari, con esclusione di qualsiasi prestazione di cura.

LIVELLO B

Appartengono a questo livello i collaboratori familiari che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con specifica competenza le proprie mansioni, ancorché a livello esecutivo.

Profili:

  • Collaboratore generico polifunzionale;
  • Custode di abitazione privata.
  • Giardiniere.

LIVELLO B super

Assistente a persone autosufficienti, ossia colui che svolge mansioni di assistenza a persone (anziani o bambini) autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti.

LIVELLO C

Appartengono a questo livello i collaboratori familiari che, in possesso di specifiche conoscenze di base, sia teoriche che tecniche, relative allo svolgimento dei compiti assegnati, operano con totale autonomia e responsabilità.

Profilo:

  • Cuoco.

LIVELLO C super

Profilo:

  • Assistente a persone non autosufficienti (non formato). Un esempio classico è quello della badante. Svolge, all’interno della casa, mansioni di assistenza a persone non autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti.

LIVELLO D

Appartengono a questo livello, secondo il CCNL, i collaboratori familiari che, in possesso dei necessari requisiti professionali, ricoprono specifiche posizioni di lavoro caratterizzate da responsabilità, autonomia decisionale e/o coordinamento.

Profili:

  • Amministratore dei beni di famiglia;
  • Maggiordomo;
  • Governante;
  • Capo cuoco e capo giardiniere.;
  • Istitutore.

LIVELLO D super

  • Assistente a persone non autosufficienti (formato). Svolge mansioni di assistenza a persone non autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti.

Il CCNL specifica, inoltre, che il lavoratore addetto allo svolgimento di mansioni plurime ha diritto all’inquadramento nel livello corrispondente alle mansioni prevalenti.

Per persona autosufficiente si intende il soggetto in grado di compiere le più importanti attività relative alla cura della propria persona e dalla vita di relazione.

Inoltre il CCNL specifica anche che la formazione del personale, laddove prevista per l’attribuzione della qualifica, si intende conseguita quando il lavoratore sia in possesso di diploma nello specifico campo oggetto della propria mansione, conseguito in Italia o all’estero, purché equipollente, anche con corsi di formazione aventi la durata minima prevista dalla legislazione regionale e comunque non inferiore a 500 ore.

Nel momento in cui il datore di lavoro procede con l’assunzione e con la compilazione della lettera di assunzione, egli ha anche la facoltà di indicare il periodo di prova, il quale, affinchè sia valido, deve essere previsto in forma scritta

Secondo il CCNL i lavoratori sono soggetti ad un periodo di prova regolarmente retribuito di

  • 30 giorni di lavoro effettivo, per i lavoratori inquadrati nei livelli D, D super;
  • 8 giorni di lavoro effettivo per quelli inquadrati negli altri livelli.

L’orario di lavoro

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, dal punto di vista formale, per i lavoratori del settore domestico non trova applicazione il d.lgs. 66/2003 (Testo Unico sull’orario di lavoro applicabile a tutti gli altri rapporti di lavoro subordinato) in materia di orario di lavoro normale e durata massima settimanale.

L’orario quindi, non applicandosi il d.lgs. suddetto, è rimesso all’accordo tra le Parti, salvo quanto previsto dal CCNL.

Con riferimento al CCNL vengono previsti 2 orari di lavoro diversi, a seconda che il lavoratore sia convivente o non sia convivente con la persona o con il nucleo familiare.

LAVORATORI CONVIVENTI: durata massima di 10 ore giornaliere non consecutive, con 2 ore di riposo, per un totale di 54 ore settimanali

LAVORATORI NON CONVIVENTI: durata massima di 8 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 40 ore settimanali distribuite su 5 giorni oppure su 6 giorni; pertanto la settimana lavorativa può essere o dal lunedì al venerdì, o dal lunedì al sabato, secondo quanto concordato dalle parti al momento dell’assunzione.

Il CCNL prevede anche una particolare disciplina per i lavoratori conviventi con contratto di lavoro di 30 ore settimanali (part-time) destinata a lavoratori conviventi addetti alla cura di persone autosufficienti e per lavoratori studenti di età compresa tra i 16 ed i 40 anni.

I lavoratori conviventi dei livelli C, B e B Super, e per gli studenti frequentanti corsi di studio al termine dei quali viene conseguito un titolo riconosciuto dallo Stato o da Enti pubblici, infatti, possono essere assunti in regime di convivenza anche con orario fino a 30 ore settimanali.

Il loro orario dovrà essere articolato in una delle seguenti fasce orarie:

  • interamente collocato tra le 6,00 e le ore 14,00
  • interamente collocato tra le ore 14,00 e le ore 22,00
  • interamente collocato, nel limite delle 10 ore giornaliere non consecutive, in non più di 3 giorni settimanali.

Pertanto al momento dell’assunzione con tale tipologia di rapporto di lavoro part-time sarà obbligatorio andare ad indicare nella lettera di assunzione l’articolazione oraria prevista tra quelle possibili ex CCNL.

Il lavoratore convivente, oltre alle 2 ore giornaliere di riposo che interrompono le 10 ore massime di lavoro quotidiano, ha diritto ad un riposo di 11 ore consecutive nell’arco della stessa giornata.

L’orario di lavoro è fissato dal datore di lavoro nei confronti del personale convivente a servizio intero, è concordato fra le parti per il personale convivente con servizio ridotto o non convivente.

Per quanto riguarda il riposo dei lavoratori conviventi il CCNL stabilisce che essi hanno diritto a 36 ore e deve essere goduto per 24 ore la domenica, mentre le residue 12 ore possono essere godute in qualsiasi altro giorno della settimana, concordato tra le parti.

In tale giorno il lavoratore presterà la propria attività per un numero di ore non superiore alla metà di quelle che costituiscono la durata normale dell’orario di lavoro giornaliero.

Qualora vengano effettuate prestazioni nelle 12 ore di riposo non domenicale, esse saranno retribuite con la retribuzione globale di fatto maggiorata del 40%, a meno che tale riposo non sia goduto in altro giorno della stessa settimana diverso da quello concordato.

Ad esempio, le parti hanno concordato che il riposo, oltre la domenica sia il mercoledì: lo svolgimento di attività lavorativa nelle 12 ore di mercoledì darà diritto al pagamento da parte del datore di lavoro di una retribuzione globale maggiorata del 40%, a meno che il riposo non sia goduto in un altro giorno della stessa settimana diverso da quello concordato.

Il riposo settimanale, per i lavoratori non conviventi, è di 24 ore e deve essere goduto la domenica.

IL RIPOSO SETTIMANALE DOMENICALE È IRRINUNCIABILE.

A tal riguardo, il CCNL prevede che qualora fossero richieste prestazioni di lavoro per esigenze imprevedibili e che non possano essere altrimenti soddisfatte in altri giorni della settimana, sarà concesso un uguale numero di ore di riposo non retribuito nel corso della giornata immediatamente seguente e le ore così lavorate saranno retribuite con la maggiorazione del 60% della retribuzione globale di fatto.

Ciò significa che la norma generale è che il riposo è sempre di domenica nel caso di lavoratori non conviventi, che questo è irrinunciabile e pertanto le parti non possono disporre diversamente, e che qualora l’attività fosse svolta necessariamente di Domenica, il lavoratore avrà diritto alla maggiorazione del 60% per le ore lavorate.

Veniamo adesso a vedere cosa prevede il CCNL in materia di lavoro straordinario.

Per lavoro straordinario si intende, nel caso di lavoratori conviventi è quello che supera le 54 ore settimanali, nel caso invece di lavoratori non conviventi è lavoro straordinario quello che eccede le 40 ore settimanali.

Il CCNL prevede che il lavoro straordinario deve essere retribuito con determinate maggiorazioni calcolate sulla retribuzione globale di fatto oraria. In particolare quindi, lo straordinario è compensato con la retribuzione globale di fatto oraria così maggiorata:

  • del 25%, se prestato dalle ore 6.00 alle ore 22.00;
  • del 50%, se prestato dalle ore 22.00 alle ore 6.00;
  • del 60%, se prestato di domenica o in una delle festività indicate nell’art.17 del CCNL.

Le ore di lavoro prestate dai lavoratori non conviventi, eccedenti le ore 40 e fino alle ore 44 settimanali, purché eseguite nella fascia oraria compresa tra le ore 6.00 e le ore 22.00, sono compensate con la retribuzione globale di fatto oraria maggiorate solo del 10%.

Il cedolino paga ed il calcolo della retribuzione

Una volta che sia sta fatta la comunicazione preventiva entro le 24 ore precedenti, stipulato il contratto di assunzione con il lavoratore e stabilito se trattasi di lavoratore convivente o non convivente, nonchè specificato l’orario di lavoro (tenendo presente oltre l’orario di lavoro concordato tra le parti anche il riposo obbligatorio della domenica di 24 ore o, nel caso di non conviventi, stabilita anche l’altra mezza giornata di riposo di 12 ore in un giorno diverso dalla Domenica, concordato dalle parti) uno degli altri obblighi del datore di lavoro è quello di fare il calcolo della retribuzione e di consegnare un cedolino paga al lavoratore domestico.

Per quanto riguarda infatti la retribuzione, il CCNL afferma che la retribuzione è concordata tra le parti, fermo restando il limite dell’art.36 della Costituzione (che prevede il principio della proporzione della retribuzione in modo da garantire una esistenza libera e dignitosa) il quale viene attuato con l’applicazione dei valori minimi stabiliti dal CCNL.

Per quanto riguarda la composizione della retribuzione del lavoratore abbiamo:

  • La retribuzione minima contrattuale, che viene stabilita tra le parti sociali e che ha di solito vigenza un anno e viene poi successivamente rinnovata ed emanata mediante decreto del ministero del lavoro;
  • Le eventuali indennità sostitutive del vitto e dell’alloggio per le prestazioni che superano le 6 ore giornaliere
  • Gli scatti di anzianità previsti dal CCNL che maturano ogni 2 anni di servizio fino ad un massimo di 7 scatti all’interno del rapporto di lavoro (inteso rapporto di lavoro con il medesimo datore di lavoro) e che sono retribuiti in misura pari al 4% del minimo contrattuale;
  • L’eventuale superminimo concordato tra le parti

Sul tema del superminimo il CCNL prevede l’obbligo di indicare nel cedolino paga se il superminimo è assorbibile o meno.

In ogni caso non è possibile assorbire dal superminimo il valore degli scatti maturati.

Generalmente la retribuzione viene corrisposta mensilmente anche se nulla vieta alle parti di concordare scadenze diverse.

Il datore di lavoro è tenuto per contratto a predisporre al lavoratore un prospetto paga nel quale devono risultare:

  • Elementi retributivi (minimo contrattuale, eventuali scatti di anzianità, eventuali indennità sostituiva di vitto e alloggio, eventuale superminimo assorbibile o non assorbibile);
  • Eventuali ore di lavoro straordinario, retribuite con le maggiorazioni che abbiamo visto in oprecedenza;
  • Eventuali compensi per festività cadenti nel periodo;
  • Trattenute per oneri previdenziali.

Relativamente al sistema di calcolo della retribuzione abbiamo due ipotesi: può riguardare la retribuzione mensile in caso di lavoratore a tempo pieno oppure una retribuzione settimanale o ad ore nel caso di lavoratori part time.

— LAVORATORE CON RETRIBUZIONE FISSA MENSILE

La paga giornaliera ed oraria da prendere come base per il computo delle maggiorazioni e indennità previste dal CCNL si determinano come segue:

  • per il calcolo della RETRIBUZIONE GIORNALIERA si prenderà in considerazione la retribuzione mensile concordata o spettante per contratto al lavoratore, diviso 26, che è il divisore convenzionale giornaliero. retribuzione mensile : 26
  • invece per il calcolo della RETRIBUZIONE ORARIA si prenderà la retribuzione mensile concordata o prevista per contratto, moltiplicarla per le 12 mensilità, divisa per 52 settimane, e quando ottenuto dividerlo per l’orario settimanale concordato tra le parti, quindi 40 o 54 ore settimanali.(retribuzione mensile x 12 : 52) : orario settimanale

— LAVORATORE CON RETRIBUZIONE AD ORE

Nel caso invece di un sistema di calcolo della retribuzione su base oraria, essa viene determinata:

  • nel caso di RETRIBUZIONE GIORNALIERA si prenderà la retribuzione oraria del lavoratore o contrattuale o concordata dalle parti, moltiplicata per le 52 settimane, diviso per i 12 mesi dell’anno, e quanto ottenuto verrà diviso per 26, che è il divisore convenzionale giornaliero. [(retribuzione oraria x ore settimanali x 52): 12]: 26
  • nel caso invece del calcolo della RETRIBUZIONE MENSILE, ovvero per mensilizzare, sostanzialmente, un lavoratore su base oraria, si prenderà la retribuzione oraria concordata dalle parti o prevista dal contratto, la si moltiplica per le ore settimanali del rapporto di lavoro, moltiplicato per le 52 settimane nel corso dell’anno, e quanto ottenuto lo si divide per i 12 mesi dell’anno. [(retribuzione oraria x ore settimanali) x 52] : 12

ATTENZIONE:

  • per giorni di calendario si considerano i trentesimi delle mensilità
  • per giorni lavorativi, si considerano i ventiseiesimi della mensilità
  • per retribuzione globale di fatto, si considera retribuzione mensile/oraria comprensiva delle eventuali indennità di vitto e alloggio se fruite.

Come in qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato anche i lavoratori domestici hanno il diritto alla tredicesima mensilità o gratifica natalizia.

Il CCNL stabilisce che in occasione del Natale, e comunque entro il mese di dicembre, spetta al lavoratore una mensilità aggiuntiva, pari alla retribuzione globale di fatto, in essa compresa l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio, così come chiarito nelle note a verbale apposte in calce allo stesso CCNL.

La tredicesima mensilità matura anche durante le assenze per malattia (fino al superamento del periodo di comporto), infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità, nei limiti del periodo di conservazione del posto e per la parte non liquidata dagli enti preposti.

Esempio — come calcolare i ratei di tredicesima

a) Lavoratore a paga mensile

- Colf assunta il 01/05/2019 con orario settimanale di 15 ore — calcolo della tredicesima per l’anno 2019
- Paga oraria: 8,00
- Retribuzione settimanale: 8,00 x 15 = € 120,00
- Retribuzione annua: 120,00 x 52 = € 6240,00
- Rateo mensile tredicesima: (6240,00 / 12) / 12 = 43,34
- Tredicesima 2019: 8 (mesi del rapporto di lavoro nel 2019) x 43,34 = 346,72 €

b) Lavoratore a paga oraria

- Colf assunta il 01/05/2019 con orario settimanale di 15 ore — calcolo della tredicesima per l’anno 2019
- Paga oraria: 8,00
- Retribuzione settimanale: 8,00 x 15 = € 120,00
- Retribuzione annua: 120,00 x 52 = € 6240,00
- Rateo mensile tredicesima: (6240,00 / 12) / 12 = 43,34
- Tredicesima 2019: 8 (mesi del rapporto di lavoro nel 2019) x 43,34 = 346,72 €

Il CCNL stabilisce che sono considerate festive le giornate riconosciute tali dalla legislazione vigente. Esse attualmente sono:

  • 1°gennaio,
  • 6 gennaio,
  • lunedì di Pasqua,
  • 25 aprile,
  • 1°maggio,
  • 2 giugno,
  • 15 agosto,
  • 1°novembre,
  • 8 dicembre,
  • 25 dicembre,
  • 26 dicembre,
  • S. Patrono.

CALCOLO

Per quanto riguarda il calcolo ai fini ai fini della retribuzione, da un punto di vista formale va fatta questa operazione: per il rapporto a ore le festività sono calcolate sulla base della normale paga oraria ragguagliata ad 1/6 dell’orario settimanale.

Le festività da retribuire sono tutte quelle che cadono nel mese, indipendentemente dal fatto che in tale giorno ci fosse o meno prestazione lavorativa.

Per le festività infrasettimanali coincidenti con la domenica è previsto il recupero del riposo in altra giornata o il pagamento di 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

In caso di prestazione lavorativa il giorno della festività nazionale infrasettimanale è dovuto, oltre alla normale retribuzione giornaliera, il pagamento delle ore lavorate con la retribuzione globale di fatto maggiorata del 60%.

ESEMPIO 1

  • Retribuzione globale di fatto mensile di 1300 euro
  • Festività goduta: nessuna retribuzione aggiuntiva
  • Festività che cade di domenica: diritto al riposo compensativo oppure pagamento di 1/26 di 1.300 euro

ESEMPIO 2

  • Retribuzione oraria di 10 euro con orario di lavoro di 20 ore settimanali
  • Festività goduta: normale paga oraria ragguagliata a 1/6 (20 ore: 6 giorni x 10 euro = 33,33)

La gestione delle assenze retribuite e non

Vediamo adesso come gestire le assenze retribuite e non all’interno del rapporto di lavoro domestico.

Iniziamo dall’assenza principale ossia le ferie. Il CCNL del personale domestico precisa che i lavoratori hanno diritto ad un periodo di ferie annuali nella misura di 26 giorni lavorativi, indipendentemente della durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro, fermo restando che la settimana lavorativa è comunque da considerarsi di 6 giorni lavorativi, intesi dal Lunedì al Sabato agli effetti del computo delle ferie.

Per quanto riguarda il Trattamento Retributivo, i 26 giorni lavorativi sono intesi dal Lunedì al Sabato e spettano a tutti i lavoratori indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro settimanale.

Nel caso di retribuzione mensile, ovvero fissa, i lavoratori percepiscono la normale retribuzione mensile, senza alcuna decurtazione (1/26), in quanto i giorni di ferie sono previsti, o meglio, sono già ricompresi all’interno della retribuzione mensile.

Nel caso invece di lavoratori con paga oraria essi percepiscono una retribuzione ragguagliata a 1/6 dell’orario settimanale per ogni giorno di ferie goduto.
Ai lavoratori che fruiscono di vitto e alloggio, per ogni giornata di ferie deve essere riconosciuto un compenso sostitutivo convenzionale.

In caso di matrimonio spetta al lavoratore un congedo retribuito di 15 giorni di calendario.

Al lavoratore che usufruisca del vitto e dell’alloggio spetta, per il periodo del congedo, ove non usufruisca durante tale periodo di dette corresponsioni, il compenso sostitutivo convenzionale.

In caso di infortunio durante l’orario di lavoro o nel tragitto casa-lavoro, il lavoratore dovrà darne immediata notizia al datore di lavoro.

Non ottemperando a tale obbligo e nel caso il datore non abbia provveduto alla denuncia nei termini di legge, l’infortunato perde il diritto all’indennità di inabilità temporanea per i giorni antecedenti la denuncia.

Conservazione del posto di lavoro

In caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, spetta al lavoratore, convivente o non convivente, la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  1. per anzianità fino a sei mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  2. per anzianità da più di sei mesi a due anni, 45 giorni di calendario;
  3. per anzianità oltre i due anni, 180 giorni di calendario.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’ evento.

Trattamento economico

Al lavoratore, nel caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, spettano le prestazioni previste dal DPR 1124/1965, e successive modificazioni e integrazioni.

A CARICO DEL DATORE DI LAVORO

Il datore di lavoro deve corrispondere la retribuzione globale di fatto per i primi 3 giorni di assenza per infortunio o malattia professionale.

L’aggiunta della quota convenzionale sostitutiva di vitto e alloggio, per il personale che ne usufruisca normalmente, è dovuta solo nel caso in cui il lavoratore non sia degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

Conservazione del posto di lavoro

In caso di malattia, al lavoratore, convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  1. per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  2. per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  3. per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro sono da calcolarsi nell’anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre) intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’evento.

Trattamento economico

Il datore di lavoro è obbligato a retribuire la malattia garantendo un salario coincidente al:Il datore di lavoro è obbligato a retribuire la malattia garantendo un salario coincidente al:

— 50% della retribuzione globale di fatto per i primi 3 giorni di calendario

— 100% della retribuzione globale di fatto nei giorni successivi al terzo, secondo l’anzianità di servizio, per un numero di giorni pari a:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 8 giorni complessivi di calendario nell’anno;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 10 giorni complessivi di calendario nell’anno;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 15 giorni complessivi di calendario nell’anno.

L’aggiunta della quota convenzionale sostitutiva di vitto e alloggio, per il personale che ne usufruisca normalmente, è dovuta solo nel caso in cui il lavoratore ammalato non sia degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

È vietato adibire al lavoro le donne:

a) durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, salvo eventuali anticipi o posticipi previsti dalla normativa di legge;

b) per il periodo eventualmente intercorrente tra tale data e quella effettiva del parto;

c) durante i 3 mesi dopo il parto,salvo i posticipi autorizzati.

Detti periodi devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla gratifica natalizia e alle ferie.

VISITE MEDICHE

I lavoratori hanno diritto a permessi individuali retribuiti per l’effettuazione di visite mediche documentate, purché coincidenti anche parzialmente con l’orario di lavoro.

I permessi spettano nelle quantità di seguito indicate:

  • lavoratori conviventi: 16 ore annue ridotte;
  • lavoratori non conviventi con orario non inferiore alle 30 ore settimanali: 12 ore annue.
  • lavoratori non conviventi con orario settimanale inferiore a 30 ore, le 12 ore saranno riproporzionate in ragione dell’orario di lavoro prestato.

LUTTO

Il lavoratore colpito da comprovata disgrazia a familiari conviventi o parenti entro il 2° grado ha diritto a un permesso retribuito pari a 3 giorni lavorativi.

LAVORATORE PADRE

Al lavoratore padre spettano 2 giornate di permesso retribuito in caso di nascita di un figlio, anche per l’adempimento degli obblighi di legge.

PERMESSI NON RETRIBUITI

Al lavoratore che ne faccia richiesta potranno essere comunque concessi, per giustificati motivi, permessi di breve durata non retribuiti.

Il calcolo dei contributi INPS e la disciplina fiscale

Nel momento in cui viene effettuata la comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, l’INPS provvede ad aprire una posizione assicurativa in favore del lavoratore domestico ed invia al datore di lavoro i bollettini Mav per il versamento dei contributi dovuti. Il contributo è legato alla paga oraria effettiva.

Per calcolare l’importo dei contributi dovuti per ciascun trimestre si deve moltiplicare il contributo orario per il numero delle ore retribuite nel trimestre al quale si riferisce il versamento.

(Ore lavorative trimestre) x (contributo orario convenzionale) = contributo trimestrale

Per determinare quale sia il contributo orario è necessario andare ad identificare, in base alle tabelle previste annualmente dall’INPS, la fascia in cui è compresa la retribuzione oraria effettiva ed il contributo orario corrispondente a tale fascia.

Per calcolare le ore retribuite nel trimestre si moltiplicano quelle retribuite ogni settimana per le settimane del trimestre in pagamento.

Nota bene: la settimana lavorativa di riferimento ai fini contributivi, ossia ai fini dei versamenti dei contributi INPS, va dalla domenica al sabato.

Pertanto, le ore retribuite nei giorni successivi all’ultimo sabato del trimestre considerato, si aggiungono a quelle del trimestre solare successivo. Se dalla somma delle ore e delle frazioni di ora si ottiene un numero non intero, il numero stesso deve essere arrotondato all’unità superiore.

Da precisare che ogni trimestre non è sempre composto da 13 settimane (52 settimane = 1 anno diviso quattro trimestri = 13 settimane) ma dipende dal numero dei sabati compresi nel trimestre. Questo numero indica le settimane cui fare riferimento per il versamento dei contributi.

Abbiamo visto che sulla base della retribuzione corrisponde all’interno della tabella un determinato contributo orario da moltiplicare per il numero di ore effettivamente lavorate.

Gli elementi da considerare ai fini del calcolo della retribuzione oraria effettiva e, quindi, gli elementi che compongono la paga oraria sono:

  1. la retribuzione oraria concordata tra le parti;
  2. il valore convenzionale del vitto e alloggio, ripartito in misura oraria.
  3. la tredicesima mensilità (gratifica natalizia) ripartita in misura oraria;

si ottiene sommando alla retribuzione mensile o oraria un dodicesimo per il rateo di tredicesima.

Si ricorda che la retribuzione da indicare al momento dell’assunzione è costituita dalla somma del valore erogato in denaro e del valore convenzionale del vitto e alloggio, quando dovuto.

Esempio con paga oraria comprensiva soltanto di tredicesima: Se il lavoratore percepisce una retribuzione di 8,00 euro all’ora, la quota oraria di tredicesima è data dalla retribuzione oraria (8,00) diviso 12.

Si ottiene così un importo di 0,66 euro (quota di tredicesima) che va sommato alla paga oraria di 8,00 euro. La retribuzione di riferimento sarà pertanto 8,66 euro.

Esempio con paga oraria comprensiva di tredicesima e indennità di vitto e alloggio: Retribuzione oraria concordata = € 8,00 per 30 ore a settimana su 6 gg lavorati con vitto e alloggio

Indennità giornaliera di vitto e alloggio (varia di anno in anno)= € 5,48 euro

Quota oraria: 5,48 x 6 gg : 30 ore = 1,096

Quota oraria di 13^ = (8+1,096) : 12 = € 0,758

RETRIBUZIONE ORARIA EFFETTIVA € 8,00 + 1,096 + 0,758 = € 9,85

In caso di cessazione del Rapporto di Lavoro: devono essere versati anche i contributi relativi a ferie maturate ma non fruite e dal preavviso contrattualmente stabilito.
Il versamento dei contributi deve essere effettuato entro i 10 giorni successivi alla data di cessazione, tenendo comunque conto delle settimane che devono essere retribuite e contribuite, anche se non corrispondono all’attività lavorativa effettivamente svolta.
Il versamento eseguito in ritardo comporta l’applicazione di sanzioni amministrative da parte dell’INPS.

I contributi dovuti, a seguito di prima emissione dei bollettini, possono essere pagati entro 30 giorni dalla data di ricezione senza alcuna sanzione.

I successivi versamenti devono essere effettuati trimestralmente dal datore di lavoro alle seguenti scadenze:

- Dal 1° al 10 aprile: versamento valido per il 1° trimestre

- Dal 1° al 10 luglio: versamento valido per il 2° trimestre

- Dal 1° al 10 ottobre: versamento valido per il 3° trimestre

- Dal 1° al 10 gennaio dell’anno successivo: versamento valido per il 4° trimestre

Il pagamento dei contributi deve essere fatto a trimestre ultimato.

Se l’ultimo giorno utile per il versamento coincide con la domenica o con una festività, esso è prorogato al giorno successivo non festivo. Il versamento mancato, tardivo o parziale comporta per legge l’applicazione di sanzioni pecuniarie da parte dell’Inps.

L’INPS, in concomitanza con la comunicazione di assunzione del lavoratore, apre la posizione assicurativa del domestico e crea un archivio in cui sono accreditati tutti i versamenti contributivi.

Al datore di lavoro viene assegnato un “codice del rapporto” di lavoro che servirà per gestire le vicende del rapporto stesso.

Ogni pagamento deve essere effettuato per un solo trimestre solare. Non è consentito versare con un unico documento di pagamento i contributi relativi a due o più trimestri.

Il datore di lavoro può versare i contributi:
a) utilizzando il bollettino MAV inviato dall’INPS per posta oppure generato dall’utente.

Il bollettino può essere pagato in un qualsiasi istituto di credito senza commissioni oppure presso gli uffici postali con l’applicazione della commissione di versamento.

I MAV sono già compilati con gli importi dovuti. Nel caso siano cambiati gli elementi per il calcolo dei contributi (ad esempio, una variazione dell’orario di lavoro), nella sezione Servizi online del sito INPS, è possibile effettuare le variazioni e ottenere un altro bollettino MAV con gli importi conformi.

Il bollettino, infatti, può essere visualizzato, modificato e stampato sul Portale dei Pagamenti, cui si accede con l’utilizzo del codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro, oppure tramite il codice fiscale del datore di lavoro e il PIN per i contributi relativi a uno o più rapporti di lavoro.

Per richiedere il PIN, basta andare sulla pagina INPS “Richiedi e gestisci il tuo PIN online”. Per poter operare sono richieste entrambe le parti del PIN (la seconda parte viene spedita a casa, successivamente al rilascio della prima).

b) tramite la modalità on line “Pagamento immediato pagoPA”, che permette di versare i contributi utilizzando la carta di credito, di debito o prepagata oppure mediante addebito in conto.

Si può accedere al Portale dei Pagamenti INPS
- con l’utilizzo del codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro, per il pagamento dei contributi relativi a un singolo rapporto di lavoro;
- tramite il codice fiscale del datore di lavoro e il PIN, per il pagamento dei contributi relativi a uno o più rapporti di lavoro.

Per richiedere il PIN, basta andare sulla pagina INPS “Richiedi e gestisci il tuo PIN online”. Per poter operare sono richieste entrambe le parti del PIN (la seconda parte viene spedita a casa, successivamente al rilascio della prima).

c) presso le tabaccherie del circuito Reti Amiche (Lottomatica e Banca Unicredit SpA) che espongono il logo Servizi INPS, dichiarando soltanto il codice fiscale del datore di lavoro e il codice rapporto di lavoro.

d) Online sul sito web www.Inps.it nella sezione servizi online -Portale dei Pagamenti — Lavoratori domestici -Entra nel servizio, utilizzando la carta di credito.

e) Mediante Contact Center telefonando al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico, utilizzando la carta di credito.

A differenza di qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato, il datore di lavoro nel rapporto di lavoro domestico NON E’ SOSTITUTO DI IMPOSTA e quindi:

  • Non calcola, trattiene e versa IRPEF
  • Non calcola, trattiene e versa ADDIZIONALI REGIONALI E COMUNALI

L’obbligo esiste solo nel caso in cui sostituto di imposta per natura (comunità religiosa–assistenziale–ente o associazione)

Il lavoratore è comunque tenuto alla presentazione del modello UNICO nei termini previsti dalla legge fermo restando che l’obbligo scatta a condizione che il lavoratore abbia percepito nell’anno redditi che determinano IMPOSTA A DEBITO, una volta applicate le detrazioni.

Il datore di lavoro nel rapporto di lavoro domestico è comunque tenuto a rilasciare al lavoratore una dichiarazione (una sorta di CU semplificata) attestante:

  • l’ammontare lordo erogato a titolo di retribuzione
  • L’ammontare lordo erogato a titolo di TFR
  • Le trattenute previdenziali effettuate
  • L’importo netto erogato.

La dichiarazione può essere fatta in forma libera.

Documenti necessari

Per poter registrare e predisporre un contratto di lavoro domestico, il datore di lavoro e il lavoratore devono presentare questi documenti:

  • carta d’identità e codice fiscale.
  • Se una o entrambe le parti non sono comunitarie, è necessario il titolo di soggiorno, il passaporto o carta d’identità ed il codice fiscale.

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