L’ Assegno Sociale Sostitutivo della Invalidità Civile

Relativamente alle prestazioni assistenziali definite dagli artt. 12 e 13 della Legge 30 marzo 1971, n. 118 (Pensione di Inabilità Civile e Assegno Mensile di Invalidità Civile), al compimento dei 67 anni cessa la loro erogazione e tali prestazioni vengono convertite automaticamente nell’ Assegno Sociale Sostitutivo.

Infatti al compimento di 67 anni di età gli invalidi civili perdono l’assegno o la pensione a carico della Regione per acquisire automaticamente l’Assegno Sociale da parte dell’Inps.

L’Inps, con la Circ. n. 86/2000, modificò il precedente orientamento riconoscendo che “in sede di accertamento o di verifica delle condizioni reddituali nei confronti degli invalidi civili ultrasessantacinquenni, si dovrà fare riferimento al reddito percepito dall’interessato (nessun rilievo ha il reddito coniugale) nell’anno precedente, in rapporto al limite stabilito per l’anno di riferimento della prestazione. Dal 1/6/2010 il riferimento per i soli redditi da pensione è all’anno in corso. Dovranno, inoltre, essere presi in considerazione i soli redditi assoggettati a Irpef, con esclusione dei redditi esenti o comunque non computabili agli effetti dell’Irpef, secondo quanto stabilito dall’art. 14-septies, L. n. 33/1980”.

Attraverso la Circ. n. 101/2004 l’ Inps rivede la propria posizione riguardo a coloro che non hanno ottenuto la liquidazione dell’ assegno sociale sostitutivo dell’invalidità civile al compimento del 67esimo anno di età per superamento, nello stesso anno di compimento dei 67 anni, dei limiti di reddito stabiliti per legge, riferiti all’anno precedente, per corresponsione di arretrati. L’Inps riconosce che lo status di invalido civile è l’esclusivo fondamento della prestazione sostitutiva e che nell’esercizio delle proprie funzioni di erogazione dei trattamenti di invalidità civile ove la prestazione sia sospesa se si ridetermineranno le condizioni reddituali che lo consentono, deve ripristinarla.

In caso di superamento del limite reddituale, le sedi “provvederanno immediatamente alla sospensione della provvidenza per l’anno interessato, dandone adeguata e preventiva comunicazione all’interessato e, contestualmente, avranno cura di richiedere una nuova domanda di ripristino della provvidenza dal primo giorno dell’anno successivo corredata da dichiarazione reddituale presuntiva di rientro nei limiti reddituali per l’anno considerato”.

L’Inps, inoltre, ricorda che “laddove vengano superati i limiti di reddito previsti dalla legge per un periodo di tempo determinato, l’erogazione della pensione sociale ovvero dell’assegno sociale ad invalidi civili ultrasessantacinquenni dovrà essere sospesa fino a che permanga tale situazione, per poi essere riattivata non appena il reddito rientri nei limiti previsti, a far tempo dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello della sospensione, secondo le modalità indicate nel primo capoverso.

Ove, invece, il limite reddituale sia superato non per cause contingenti ma in via definitiva ( ad es. per liquidazione di altro trattamento pensionistico a carico dell’invalido), la pensione ovvero l’assegno sociale, erogati ad invalidi civili, vanno revocati con decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui si è verificato l’evento di superamento dei redditi”.

Caratteristica importante dell’assegno sociale sostitutivo erogato agli invalidi civili è che non spetta mai in misura ridotta. Il possesso, perciò, di redditi personali di importo non superiore ai limiti indicati dalla legge, comporta sempre la corresponsione della pensione in misura intera.

Quando il titolare non ha diritto per ragioni di reddito, agli aumenti ex art. 67, L. n. 448/1998 e art. 52, L. n. 488/1999, l’importo della pensione spettante corrisponde a quello degli Assegni Vitalizi.

La legge stabilisce che le pensioni erogate agli invalidi civili parziali sono incompatibili con le pensioni dirette di invalidità erogate a qualsiasi titolo da ogni gestione pensionistica. Di conseguenza, l’Assegno Sociale Sostitutivo non può essere erogato agli invalidi civili parziali che divengano titolari di un trattamento di invalidità a carico di qualsiasi fondo di previdenza obbligatorio, anche nel caso in cui tale trattamento risulti inferiore ai limiti di reddito personale stabiliti. E’ comunque data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole. Nessuna incompatibilità esiste, invece, per i mutilati ed invalidi cicili totali e per i sordomuti.

Limite di reddito individuale

Ai fini dell’assegno sociale sostitutivo, gli invalidi civili parziali devono far riferimento al limite individuale previsto per la generalità dei richiedenti l’assegno sociale (per il 2021 è di € 4.931,29).

Gli invalidi civili totali e i sordi devono far riferimento allo stesso limite reddituale previsto per la concessione della originaria pensione di invalidità civile e della pensione non reversibile (per il 2021 è € 16.982,49). Si considerano gli stessi redditi previsti per il diritto alle prestazioni di invalidità civile e sordità ovvero solo quelli individuali valutabili agli effetti dell’Irpef, con esclusione della pensione di guerra e della rendita dell’ Inail.

In sede di prima liquidazione, si individuano i redditi riferiti all’anno in corso, mentre negli altri casi si fa riferimento a quelli dell’anno precedente. I redditi da pensione vanno sempre considerati nell’anno in corso.

L’assegno sociale sostitutivo continuerà ad essere erogato alle suddette condizioni anche nel caso in cui, in sede di visita medica di verifica, non venisse confermato il requisito sanitario che aveva dato luogo alla prestazione originaria.

Importo 2021

Alle condizioni reddituali sopra descritte, si ha diritto a percepire l’assegno sociale sostitutivo nella misura prevista quale importo base (per il 2021, € 374,85) quindi senza gli aumenti istituiti dalle finanziarie del 1999 e 2000, le maggiorazioni e l’incremento, che sono stati disposti per la generalità degli ultrasessantasettenni aventi diritto all’assegno sociale.

Alla cifra si può aggiungere la maggiorazione di € 85,43 prevista dall’articolo 67 legge 448/1998 e dall’articolo 52 della legge 488/1999, a condizione che il titolare rispetti particolari requisiti di reddito personale e coniugale.

Per conseguire tale maggiorazione l’interessato deve, infatti, possedere un reddito personale non superiore a 4.873,05 euro (che è il valore della prestazione mensile moltiplicata per 13) se solo e un reddito coniugale (se coniugato) non superiore a 10.856,69 euro oltre al livello di reddito personale.

Tale incremento, inoltre, viene corrisposto in misura parziale se il reddito personale o coniugale splafona i predetti importi purchè resti al di sotto rispettivamente dei 5.983,64 o 11.967,28 euro.

Oltre a questa maggiorazione, strettamente legata all’assegno sociale, occorre ricordare che la prestazione in oggetto può godere ulteriormente anche di altre maggiorazioni generali, che vedremo adesso.

Maggiorazione

L’importo dell’assegno sociale e l’importo dell’assegno sociale sostitutivo possono essere inoltre aumentati, grazie a differenti maggiorazioni:

  • maggiorazione base, pari a 12,92 euro mensili (valore 2020 e 2021), spettante, dal 2001 (Art. 70, Co. 1, 2, 3, L. 388/2000, Finanziaria 2001), a tutti coloro che hanno un’età superiore ai 65 anni, ed un reddito inferiore a 6.151,60 euro, se non sposati, o inferiore a 12.854,14 euro, se coniugati (i limiti di reddito si riferiscono al 2020 in via definitiva e al 2021 in via provvisoria);
  • incremento al milione, o maggiorazione sino a 191,74 euro, spettante, dal 2002 (Art.38 L. 448/2001), ai pensionati con almeno 70 di età, con reddito sino a 8.476,26 euro, se non sposati, o sino a 14.459,80 euro, se coniugati (valori 2021); questa maggiorazione può spettare anche ai minori di 70 anni che hanno alle spalle un determinato ammontare di contributi: in particolare, la riduzione di età è pari a 1 anno ogni 5 anni di contribuzione accreditata (ad esempio, chi ha 10 anni di contributi, può accedere alla maggiorazione a 68 anni di età).

La maggiorazione e l’incremento possono essere concessi in misura ridotta fino a concorrenza delle soglie di reddito.

Non rilevano, ai fini delle soglie di reddito, le seguenti voci:

— trattamenti di famiglia;

— indennità ed assegni di accompagnamento e di assistenza;

— pensioni di guerra;

— indennizzi risarcitori per i danni subiti da trasfusioni e vaccinazioni;

— rendita dell’abitazione principale.

Sono inclusi tra i redditi rilevanti (a differenza di quanto osservato per l’assegno sociale) i trattamenti di fine rapporto, comunque denominati, e le eventuali anticipazioni, assieme agli arretrati soggetti a tassazione separata.

Compatibilità

In caso di pluriminorazioni, gli assegni sociali sostitutivi della pensione/assegno di invalidità civile e della pensione non reversibile per sordità, nonché la pensione non reversibile dei ciechi, sono tra loro cumulabili.

Non si tramutano invece in assegno sociale sostitutivo la pensione per ciechi assoluti e la pensione per ciechi parziali che vengono erogate anche dopo i 67 anni di età.

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