Indennità di malattia o degenza ospedaliera per iscritti alla Gestione Separata

I lavoratori iscritti alla Gestione separata (di cui all’art. 2, co. 26, legge 8 agosto 1995, n. 335), non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, nei casi di malattia di durata non inferiore ai 4 giorni hanno diritto a un’indennità economica giornaliera erogata dall’Inps.

Con la Circ. n. 141 del 19.11.2019 , l ‘INPS illustra le novità normative in materia di indennità giornaliera di malattia e all’indennità di degenza ospedaliera per gli iscritti alla Gestione Separata, introdotte dal D. L. n. 101/2019 convertito dalla Legge n. 128/2019.

La legge ha innalzato la misura dell’indennità giornaliera di malattia. Per di più sono stati stabiliti nuovi requisiti reddituali e contributivi per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata, non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione.

Soggetti

  • lavoratori a partita IVA non iscritti a Casse private
  • collaboratori coordinati e continuativi
  • amministratori di srl
  • lavoratori occasionali con reddito annuo lorodo superiore a 5mila euro

L’indennità di malattia spetta, nell’anno solare, per massimo 1/6 della durata complessiva del rapporto di lavoro (massimo 61 giorni per anno solare) e comunque per almeno 20 giorni.

Per durata complessiva del rapporto di lavoro si intende il numero delle giornate lavorate o comunque retribuite, nell’ambito del periodo del periodo di riferimento considerato ai fini contributivi e reddituali e cioè i 12 mesi precedenti l’inizio dell’evento di malattia.

Pertanto, il numero di giorni indennizzabili in uno stesso anno solare non può superare il limite massimo di 61 giorni (circolare INPS 16 aprile 2007, n. 76).

La tutela della indennità di malattia è esclusa per gli eventi di durata inferiore a quattro giorni.

In caso di ricovero ospedaliero, l’indennità giornaliera di degenza è pari al doppio dell’indennità per malattia, ed è riconosciuta per i giorni di ricovero, compresi quelli in day-hospital, entro il limite massimo di 180 giorni per anno.

QUANTO SPETTA a decorrere dal 5 Settembre 2019

  • L’indennità di malattia (art. 1, comma 788, della legge n. 296/2006 — art. 24, comma 26, del decreto-legge n. 201/2011, convertito dalla legge n. 214/2011) è corrisposta nella misura dell’8%, 12% e 16% dell’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo (di cui all’art. 2, co. 18, della L. n. 335/1995) previsto nell’anno di inizio della malattia, sulla base della contribuzione attribuita nei 12 mesi precedenti la malattia (da 1 a 4 mesi l’8%, da 5 a 8 mesi il 12% e da 9 a 12 mesi il 16%).
  • L’indennità di malattia (art. 8, comma 10, della legge n. 81/2017): I periodi di malattia, certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100% vengono equiparati alla degenza ospedaliera (Circ. n. 139/2017). Pertanto, anche in tali casi, agli eventi intervenuti a decorrere dalla data del 5 settembre 2019, si applicano le nuove disposizioni, sia con riguardo ai requisiti contributivi richiesti sia alle percentuali da applicare per il calcolo dell’indennità.
  • L’indennità per degenza ospedaliera (art. 51, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 — D.M. 12 gennaio 2001), invece, è corrisposta nella misura del 16%, 24% o 32% dell’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo sopraindicato previsto nell’anno di inizio della degenza, sulla base della contribuzione attribuita nei 12 mesi precedenti il ricovero (da 1 a 4 mesi il 16%, da 5 a 8 mesi il 24% e da 9 a 12 mesi il 32%).

Eventi iniziati precedentemente alla data del 5 Settembre 2019

REQUISITI

  • almeno 1 mese di contributi in Gestione Separata nei 12 mesi precedenti l’inizio della malattia o ricovero;
  • aver conseguito, nell’anno solare precedente la malattia, un reddito individuale non superiore al 70% del massimale contributivo valido per lo stesso anno.

Per gli eventi insorti prima del 5 settembre 2019, il requisito contributivo minimo richiesto è di 3 mensilità nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’evento.

Il requisito contributivo viene dunque ridotto rispetto ai 3 mesi richiesti precedentemente, mentre il requisito di reddito rimane lo stesso.

Per avere diritto all’indennità di malattia, il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato di malattia dal medico curante che provvede a trasmetterlo telematicamente all’INPS. Egli deve, inoltre, controllare attentamente la correttezza dei dati anagrafici e di domicilio per la reperibilità, inseriti dal medico, per non incorrere nelle eventuali sanzioni previste dalla legge.

Con il certificato telematico, il lavoratore è esonerato dall’obbligo di invio dell’attestato al proprio datore di lavoro, che potrà riceverlo e visualizzarlo tramite i servizi messi a disposizione dall’INPS.

Qualora la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore deve farsi rilasciare dal medico curante il certificato di malattia redatto in modalità cartacea. In tale caso, egli deve, entro due giorni dalla data del rilascio, presentare o inviare il certificato alla struttura INPS territorialmente competente e l’attestato al proprio datore di lavoro, per non incorrere nelle sanzioni di legge consistenti nella perdita del diritto all’indennità di malattia per ogni giorno di ingiustificato ritardo nell’invio oltre il menzionato termine dei due giorni.

Anche per i certificati di ricovero e di malattia rilasciati da parte delle strutture ospedaliere è previsto l’invio telematico. Qualora, invece, i certificati vengano redatti in modalità cartacea devono essere presentati o inviati, a cura del lavoratore, alla struttura INPS territorialmente competente e al proprio datore di lavoro (privi dei dati di diagnosi). Nel caso dei certificati di ricovero (ma non di quelli eventuali di malattia post ricovero), la consegna può avvenire anche oltre i due giorni dalla data del rilascio, ma comunque entro il termine di un anno di prescrizione della prestazione. Le attestazioni di ricovero e della giornata di pronto soccorso prive di diagnosi non sono ritenute certificative, ai fini del riconoscimento della prestazione previdenziale.

Per il riconoscimento dell’indennità di malattia il lavoratore, oltre a farsi rilasciare dal medico curante il certificato telematico di malattia, deve provvedere ad avanzare specifica richiesta utilizzando il modello cartaceo di domanda di prestazione e di trasmissione della documentazione medica (modello SR06), senza procedere alla richiesta di prestazione mediante i servizi online dell’Istituto. Inoltre, per consentire agli Uffici medico legali dell’INPS la verifica del requisito sanitario, deve consegnare la documentazione medica, comprovante l’effettuazione di terapia antineoplastica ovvero la sussistenza della grave patologia cronica con le caratteristiche sopra descritte, in plico chiuso, riportante la dicitura “contiene dati sensibili di natura sanitaria”.

Per l’erogazione dell’indennità, il lavoratore deve rendersi reperibile al proprio domicilio durante le fasce di reperibilità previste dalla legge, per essere sottoposto ai controlli di verifica dell’effettiva temporanea incapacità lavorativa. Le fasce di reperibilità sono, per tutti i giorni riportati nella certificazione di malattia (compresi i sabati, domenica e festivi), dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

L’assenza alla visita medica di controllo, se non giustificata, comporta l’applicazione di sanzioni con il conseguente mancato indennizzo delle giornate di malattia:

  • per un massimo di 10 di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata;
  • per il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza alla visita di controllo non giustificata;
  • per il totale dell’indennità dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata.

Il medico di controllo domiciliare che riscontra l’assenza rilascia un invito in busta chiusa per la successiva visita medica di controllo ambulatoriale. L’eventuale assenza alla visita ambulatoriale può dar luogo all’applicazione delle sanzioni per seconda visita.

Durante il periodo di prognosi del certificato, se effettivamente necessario, il lavoratore può cambiare l’indirizzo di reperibilità comunicandolo tempestivamente e con congruo anticipo al committente con le modalità contrattualmente previste e all’INPS utilizzando l’apposito servizio disponibile sul portale dell’Istituto — Sezione “Servizi Online” — “Sportello al cittadino per le VMC”.

Il servizio consente la comunicazione e la gestione, nell’ambito di un evento di malattia, di una diversa reperibilità, rispetto a quella comunicata precedentemente con il certificato di malattia in corso di prognosi. Il nuovo servizio è disponibile per tutti i lavoratori dei settori privato e pubblico e non sostituisce, in alcun modo, gli obblighi contrattuali di comunicazione da parte dei medesimi lavoratori nei confronti dei propri datori di lavoro (circ. 106/2020).

Solo in casi particolari, qualora non fosse possibile accedere al suddetto servizio, si potranno seguire le seguenti modalità:

  • inviare un’email alla casella medicolegale.nomesede@inps.it;
  • inviare specifica comunicazione al numero di fax indicato dalla struttura territoriale;
  • contattare il Contact center al numero verde 803 164 (msg. 1290/2013).

Nel caso di malattia insorta in un paese dell’Unione Europea (UE), i regolamenti comunitari vigenti prevedono l’applicazione della legislazione del paese dove risiede l’assicurato. Il lavoratore deve, quindi, presentare il certificato di malattia all’INPS e al datore di lavoro, entro 2 giorni dal rilascio. Diversamente, può rivolgersi all’autorità locale competente che procede all’accertamento medico dell’incapacità al lavoro e alla compilazione del certificato da trasmettere immediatamente all’istituzione competente.

Nel caso di malattia insorta in paesi che non hanno stipulato con l’Italia convenzioni o accordi che regolano la materia o in paesi extracomunitari, la certificazione deve essere legalizzata dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana all’estero e inoltrata alle sedi competenti, anche dopo il rientro. La sola attestazione dell’autenticità della firma del traduttore abilitato non equivale alla “legalizzazione”, la quale prevede l’attestazione, anche a mezzo timbro, che il documento è valido come certificato secondo le disposizioni locali.

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