Incremento della maggiorazione sociale per gli invalidi totali (invalidità al 100%) fino a 652,02 euro al mese

La sentenza n. 152/2020 della Corte Costituzionale, composta da 14 pagine, ha sottolineato, nonostante l’opposizione in giudizio sia di INPS che della stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’illeggittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nella parte in cui, con riferimento agli invalidi civili totali, dispone che gli aumenti previsti (il famoso aumento ad un milione di lire) sono concessi «ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni» anziché «ai soggetti di età superiore a diciotto anni», stabilendo, quindi, che tale adeguamento è da adottare già a partire dai 18 anni di età anzichè appunto dopo il compimento del 60esimo anno di età.

La suddetta Sentenza della Corte sostanzialmente è già tecnicamente operativa dalla data di deposito e cioè dal 20 luglio 2020. Il successivo “Decreto Agosto” interviene nuovamente sull’argomento:

  • modifica la norma dichiarata illegittima dalla Consulta, ossia il comma 4, dell’art. 38 della legge 448/2001, cambiando il passaggio «di età pari o superiore a sessanta anni» con «di età superiore a diciotto anni»;
  • estende la suddetta modifica, ossia il c.d incremento al milione (ex art. 38 della legge 448/2001, che oggi spetta ai soli over 60) oltre che agli invalidi civili totali anche ai ciechi e ai sordi titolari di pensione, nonché ai titolari di pensione di inabilità previdenziale

Sostanzialmente queste categorie, se in possesso di precisi requisiti reddituali, potranno ottenere la maggiorazione della prestazione dagli attuali 287,09 € a 652,02 € mensili, per 13 mensilità. Ovviamente l’incremento in questione sarà pieno solo se il pensionato invalido oltre la pensione di invalidità non ha altri redditi, mentre la presenza di qualsiasi altro reddito fa scendere l’incremento fino ad azzerarlo.

A chi spetta l’incremento della pensione di invalidità

L’incremento in questione (c.d. incremento al milione, che fino ad oggi era appannaggio esclusivo dei pensionati ultrasessantenni titolari di pensione di inabilità) spetta a tutti gli invalidi ai quali una Commissione sanitaria abbia riconosciuto una inabilità al lavoro pari al 100% e in via permanente:

  • percettori di pensioni di invalidità civile totale (i quali passano dagli attuali 287,09 € al mese a 652,02 € al mese, con un incremento, quindi, di 364,93 €);
  • percettori di pensioni per sordomuti (i quali passano dagli attuali 287,09 € al mese a 652,02 € al mese, con un incremento, quindi, di 364,93 €);
  • percettori di pensioni per ciechi civili assoluti (i quali, se non ricoverati, passano dagli attuali 310,48 € al mese a 652,02€ al mese, mentre, se ricoverati passano da 287,09 € al mese a 652,02 € al mese).
  • percettori di pensioni di inabilità assoluta ai sensi della legge 222/84, indipendentemente dell’anzianità contributiva, qualora l’importo della pensione di inabilità sia inferiore a 652,02 €,

aventi:

— un reddito personale annuo non superiore (nel 2021) al valore di 8.476,26 € (652,02 euro x 13) per il pensionato non coniugato, e

— un reddito coniugale annuo (somma dei redditi dei coniugi) pari a 14.459,90 €, (pari cioè al valore di 8.476,26 € incrementato del valore dell’assegno sociale)

con età compresa tra i 18 e i 59 anni, che vengono equiparati ai soggetti, con pari requisiti reddituali, con almeno 60 anni compiuti (dai 60 anni tale incremento, come detto, era già previsto ed operante).

Gli invalidi civili totali che superano la soglia reddituale non avranno diritto ad alcun aumento e l’assegno d’invalidità continuerà ad essere di circa 287 €.

Ovviamente non rilevano qui i requisiti e i redditi utili ai fini della pensione di invalidità civile, perché stiamo trattando l’argomento di una integrazione ad una pensione di invalidità già concessa (quindi con requisiti reddituali personali già verificati).

N.B.: l’adeguamento pensionistico in questione verrà erogato sino al raggiungimento della soglia del reddito.

N.B. 2: Attenzione ai limiti di reddito: dovete tenere ben presente che per il beneficiario coniugato vale un doppio limite e cioè:

  • 1 — non deve disporre di redditi propri di importo superiore a 8.476,26 euro e, inoltre,
  • 2 — i redditi cumulati con quelli del coniuge non devono superare i 14.459,90 euro.

Per aver diritto all’aumento, un soggetto coniugato deve rientrare in entrambi i limiti, sia quello personale che quello coniugale.

Ne deriva che un soggetto coniugato può avere redditi cumulati con quelli del coniuge inferiori al limite richiesto di 14.459,90 euro, ma nel contempo può superare il primo limite, quello del reddito personale, percependo più di 8.469,63 euro. In tal caso non avrà diritto all’incremento.

Ad esempio:

  • Se l’invalido totale ha una pensione di invalidità che concorre con altri redditi ma che totalizzati non superano gli 8.476,26 € (nel caso di pensionato invalido non coniugato) o i 14.459,90(nel caso l’invalido sia coniugato), verrà corrisposta quale adeguamento la differenza tra i limiti massimi ed il reddito effettivo.
  • Se la pensione di invalidità annualmente corrisponde a 3.732,17 € (287,09 x 13 mesi) e gli altri redditi corrispondono a 3.000 €, verrà erogata annualmente la differenza tra 8.476,26 € (tetto di reddito che l’invalido totale non coniugato non deve superare per poter ottenere la maggiorazione) e 6.732,17 € (l’insieme dei redditi percepiti annualmente, compresa la pensione di invalidità), che sarà di 1.744,09 €: tale differenza è la somma annuale che spetterà all’invalido in questione; se dividiamo per 13 mensilità tale somma, otterremo 134,16 € mensili che sono l’importo aggiuntivo mensile che si aggiungerà ai 287,09 € mensili di pensione di invalidità che il tizio in esempio già percepisce e costituisce l’ammontare dell’adeguamento. Complessivamente, l’invalido nell’esempio andrà a percepire non più di 287,09 € al mese ma una pensione adeguata di 421,25 € al mese.

Chi resta escluso dall’incremento della pensione di invalidità

Restano esclusi dall’aumento dell’importo della pensione di invalidità:

  • gli invalidi civili parziali;
  • gli invalidi civili totali, i ciechi totali, i sordi che superano i limiti reddituali fissati;
  • gli invalidi che non abbiano ancora compiuto il 18esimo anno di età.

Quali redditi vanno considerati ai fini del calcolo dell’assegno

Ai fini dell’incremento suddetto occorre valutare i redditi di qualsiasi natura, ivi compresi i redditi esenti da IRPEF e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Rientrano nella valutazione e sono conteggiati, quindi, tutti i redditi da lavoro dipendente o autonomo, anche occasionale, o a tempo parziale, comprese le borse lavoro comunque denominate, le pensioni previdenziali, incluse quelle ai superstiti (reversibilità).

I redditi assoggettabili all’IRPEF, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, vanno considerati al lordo dell’imposizione fiscale ed anche degli oneri deducibili.

Devono essere valutati anche i redditi conseguiti all’estero o in Italia presso Enti od organismi internazionali.

Resta escluso dalla valutazione solo:

  • il reddito della casa di prima abitazione di cui è proprietario il pensionato o il coniuge,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • le pensioni di guerra,
  • i trattamenti di famiglia (per dettagli Circolare Inps 44/2002).

E’ bene tener presente che:

— Se il pensionato è solo viene ovviamente considerato esclusivamente il suo reddito.
Se il pensionato è coniugato viene conteggiato anche il reddito del coniuge.
Se il pensionato vive in famiglia ma non è coniugato il reddito da considerare è solo il suo.

A quanto ammonta l’assegno di invalidità incrementato

L’incremento in questione consente di arrivare ad una erogazione complessiva massima pari a 652,02, per 13 mensilità.

L’incremento massimo per invalidi civili totali e sordi (che oltre alla pensione di invalidità abbiano zero redditi) è pari a 364,93 € mensili (che aggiunti agli attuali 287,09 € danno la somma appunto di 652,02)

L’incremento massimo per ciechi assoluti (che oltre alla pensione di invalidità abbiano zero redditi) è pari a 341,54 € mensili.

Come si ottiene l’aumento della pensione di invalidità

La Circolare INPS 23 settembre 2020, n. 107 ha specificato che gli aumenti agli invalidi civili verranno concessi di ufficio da INPS. Per i pensionati per inabilità (ex L. n. 222/1984) è invece necessaria invece una ricostituzione pensionistica.

Da quando parte l’aumento della pensione di invalidità

Relativamente alla decorrenza dell’incremento in questione si rimanda all’apposita Circolare Inps n. 107 del 23/09/2020.

Per ulteriori informazioni

Per sapere se vi spetta l’aumento della pensione di invalidità, e per conoscere il suo importo, lasciate un commento al presente articolo, inserendo

  • l’importo annuale della pensione di invalidità (essa può variare a seconda che si tratti ad es. di una pensione di invalidità civile, o una pensione di inabilità totale ex L. 222, o una pensione per ciechi assoluti),
  • l’importo di eventuali redditi annuali ulteriori rispetto alla pensione di invalidità,
  • e se si è coniugati o meno. Se si è coniugati va precisato anche l’eventuale reddito annuale del coniuge.

Oppure mandate una email a caf.agservizi@gmail.com.

Se ti siamo stati d’aiuto, supportaci!

Basta una piccola donazione per permetterci di continuare a darvi informazioni, rispondervi ed aiutarvi:

Grazie!

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store