Il cumulo dei periodi assicurativi (L. n. 228/2012)

La legge 24 dicembre 2012 n° 228 ha previsto, all’art. 1 commi da 239 a 246, una ulteriore possibilità di mettere insieme la contribuzione “frammentata” ovvero quella versata in più gestioni assicurative.

Il nuovo istituto del “cumulo” consente ai lavoratori iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, ed alle casse professionali, di cumulare tutti i periodi non coincidenti ai fini del conseguimento di un’unica pensione.

L’art. 1, cc. 195/198, L. n. 232/2016, in vigore dal 1° gennaio 2017, ha modificato l’art. 1, c. 239, L. n. 22/2012, prevedendo che la possibilità di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti possa essere esercitata anche:

  • dagli iscritti alle casse professionali;

I lavoratori interessati

Possono chiedere il cumulo tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati, lavoratori autonomi, liberi professionisti che possono far valere contributi versati presso: 

  • l’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti e gestioni dei lavoratori autonomi (FPLD — GG.SS.) 

Non possono, invece, essere oggetto di cumulo le contribuzioni nel Fondo Clero.

Quali trattamenti pensionistici

Il ”cumulo contributivo” previsto dalla Legge 228/2012 consente di ottenere:

  • la pensione di vecchiaia,

Il cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti può, però, essere richiesto a condizione che i lavoratori non siano già titolari di trattamento pensionistico diretto presso una delle predette gestioni (compreso l’assegno di invalidità).

Il cumulo dei contributi è ammesso anche se si è maturato il diritto autonomo in una delle singole gestioni: questa è una novità introdotta dalla legge di bilancio 2017; prima la cosa non era possibile.

Per quanto attiene ai requisiti, la pensione si ottiene in presenza dei requisiti anagrafici e contributivi, previsti dalla Legge 214/2011 (la Riforma Fornero), più elevati tra quelli previsti dai rispettivi ordinamenti che disciplinano le diverse gestioni presso cui sono stati versati i contributi.

Come per la totalizzazione e la ricongiunzione, il cumulo deve riguardare per intero tutti i periodi assicurativi, accreditati presso le gestioni interessate.

La decorrenza della pensione di vecchiaia, che non può essere anteriore a gennaio 2017, segue le regole previste dalla Legge 214/2011 ovvero dal mese successivo a quello del raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi, senza, quindi “finestre” di attesa di alcun genere.

— La pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è conseguita in presenza dei requisiti anagrafici e di contribuzione più elevati tra quelli previsti dai rispettivi ordinamenti e degli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età e anzianità contributiva, previsti dalla gestione previdenziale alla quale il lavoratore risulta da ultimo iscritto.

La norma indica in pratica il criterio da seguire nel caso in cui le due o più gestioni oggetto del cumulo prevedano requisiti diversi per andare in pensione.

Nella Circ. n. 140/2017 l’Inps chiarisce che “ ai fini della misura, la liquidazione del trattamento pro-quota in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento, avverrà solo al conseguimento dei rispettivi requisiti anagrafici e contributivi”.

— La pensione anticipata

Dal 1° gennaio 2017, il cumulo contributivo puiò essere utilizzato anche per conseguire la pensione anticipata. Con la Circ. n. 60/2017 l’Inps puntualizza che “ nel determinare l’anzianità contributiva posseduta dall’assicurato, ciascuna gestione tiene conto delle regole del proprio ordinamento vigenti alla data di presentazione della domanda”.

Per il conseguimento della pensione anticipata in cumulo devono peraltro sussistere gli ulteriori requisiti eventualmente previsti dai singoli ordinamenti delle forme assicurative interessate al cumulo (ad esempio la cessazione dell’attività di lavoro dipendente e/o la cancellazione dagli albi professionali).

— La pensione indiretta

I familiari superstiti possono conseguire “ la pensione indiretta, anche nel caso in cui, al momento della morte, il dante causa risulti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle anzidette gestioni. In tali casi, la facoltà di cumulo in parola può essere esercitata dai superstiti per i decessi avvenuti dal 1° Gennaio 2017 e la pensione decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello del decesso del dante causa”.

Anche in questo caso, la titolarità in capo al dante causa di un trattamento pensionistico diretto preclude l’esercizio della facoltà di cumulo da parte dei superstiti.

— La pensione di inabilità

“La decorrenza dei trattamenti di inabilità è attribuita secondo i criteri vigenti nella gestione nella quale il lavoratore è iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante. Si precisa che in presenza di contribuzione esclusivamente nel Fpld e nelle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi, l’interessato può conseguire la pensione di inabilità, tenuto conto che il possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle predette gestioni, in applicazione della L. n. 613/1966, non preclude l’esercizio della facoltà di cumulo in parola”.

“Resta ferma la possibilità per gli interessati dui chiedere, ove ne ricorrano le condizioni, la pensione di inabilità in totalizzazione, con il computo previsto per gli iscritti alla gestione separata o con il cumulo di cui al D. lgs. n. 184/1997, con applicazione della relativa disciplina.

Calcolo del pro quota

Per il cumulo dei contributi le gestioni previdenziali interessate determinano, ciascuna per la quota riferita ai contributi di propria competenza, il trattamento cosiddetto” pro quota” in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni e/o reddito di riferimento.

Per stabilire, dunque, il sistema di calcolo da adottare (retributivo, misto o contributivo) occorre tener conto dell’anzianità contributiva complessivamente maturata al 31 dicembre 1995 nelle diverse gestioni assicurative.

E’ bene ricordare che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio del 2012 è calcolata secondo il sistema contributivo.

Per stabilire, poi, se l’assicurato ha diritto, nel calcolo della pensione, ad una quota retributiva per la contribuzione maturata a tutto il 31.12.2011 (e poi contributiva) oppure ad una quota retributiva fino al 31.12.1995 (e poi contributiva) occorre verificare se al 31 dicembre del 1995 aveva o meno raggiunto la soglia dei 18 anni di versamenti.

Rispetto alla totalizzazione il vantaggio è evidente: col cumulo contributivo la pensione è sostanzialmente calcolata tutta col sistema retributivo mentre quella totalizzata sarebbe solo contributiva e quindi, in genere, più bassa come importo finale.

Casi in cui non è possibile utilizzare l’istituto del cumulo

Vi sono specifici casi in cui non è possibile utilizzare il cumulo per maturare il diritto a particolari prestazioni.

La normativa che esclude il cumulo per alcune prestazioni è contenuta nella legge 228/2012 art 1 comma 239:

Ferme restando le vigenti disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, e di ricongiunzione dei periodi assicurativi di cui alla legge 7 febbraio 1979, n. 29, e successive modificazioni, i soggetti iscritti a due o piu’ forme di assicurazione obbligatoria per invalidita’, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonche’ agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, che non siano gia’ titolari di trattamento pensionistico presso una delle predette gestioni, hanno facolta’ di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un’unica pensione. La predetta facoltà può essere esercitata per la liquidazione del trattamento pensionistico a condizione che il soggetto interessato abbia i requisiti anagrafici previsti dal comma 6 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e il requisito contributivo di cui al comma 7 del medesimo articolo 24, ovvero, indipendentemente dal possesso dei requisiti anagrafici, abbia maturato l’anzianita’ contributiva prevista dal comma 10 del medesimo articolo 24, adeguata agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonché’ per la liquidazione dei trattamenti per inabilita’ e ai superstiti di assicurato deceduto.

In particolare:

  • Opzione Donna: per la maturazione del requisito contributivo non è possibile utilizzare contribuzione “in cumulo” ma solo la contribuzione utile per la “vecchia” pensione di anzianità.

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