I Tributi dello Stato e la loro Riscossione: Differenza tra Imposte, Tasse e Contributi

Il sistema tributario italiano è l’insieme delle norme, attualmente in vigore, che regolano i tributi e si ispira ad alcuni principi contenuti nella Costituzione.

A tal riguardo, la nostra Costituzione afferma che:

  • tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge (art.3);
  • tutti sono tenuti all’ adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2);
  • tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art. 53 comma 1);
  • il sistema tributario è informato a criteri di progressività (art. 53 co. 2);
  • i tributi sono dovuti solo in base alla Legge (art. 23 principio della legalità).

Tutte le leggi che vengono promulgate in materia tributaria devono uniformarsi ai suddetti principi costituzionali.

L’attività finanziaria statale di un anno viene esposta in maniera sintetica in un documento giuridico — contabile: il Bilancio. Tale documento, comprende tutte le spese e le entrate statali, ed esprime in cifre la vita dello Stato, determinando l’indirizzo economico e i fini politici che intende perseguire.

Le Entrate Pubbliche sono costituite da tutte le somme che, a qualunque titolo, affluiscono alle casse della Pubblica Amministrazione.

La Legge Finanziaria è una legge ordinaria della Repubblica Italiana, recante nel proprio titolo, secondo una formula ricorrente, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”. Essa, insieme
alla Legge del Bilancio dello Stato, è la norma principale prevista dall’ordinamento giuridico italiano per regolare la vita economica del Paese attraverso misure di finanza pubblica ovvero di politica di bilancio. La Legge di Bilancio, in particolare è un documento contabile di tipo preventivo con cui il Governo comunica al Parlamento le entrate e le spese pubbliche previste per l’anno seguente secondo le leggi in vigore.

La Legge di Bilancio non va confusa con il Rendiconto Consuntivo che è un documento contabile che elenca le entrate e le spese effettuate nell’anno finanziario a cui il bilancio fa riferimento.

Con la L. n. 196/2009, la Legge Finanziaria è stata sostituita sostanzialmente e formalmente, a partire dal 2010, dalla Legge di Stabilità, la quale, rispetto alla legge finanziaria, prevede novità sia in ordine ai tempi di presentazione sia in merito ai contenuti. È detta anche “Manovra economica” ed ha la funzione di agevolare la vita economica del Paese per un triennio.
A seguito dell’approvazione da parte del Parlamento, la legge di stabilità regola la vita economica del Paese nell’arco di un anno solare.

Con l’introduzione, nel 2012, del Principio del Pareggio di Bilancio in Costituzione (mediante la L. Cost. n. 1/2012), si è reso necessario modificare alcune delle principali regole e procedure di contabilità. Una delle più importanti modifiche è stata l’introduzione di un’unica legge di bilancio, che accorpa in un solo provvedimento (la nuova “Legge di Bilancio”) sia la Legge di Stabilità che quella di Bilancio, ad opera della L. n.163/2016, che a tal fine ha ridisegnato la struttura della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009.

La L. n. 163/2016 ha previsto l’articolazione della Legge di Bilancio in due sezioni:

— la prima sezione assorbe in gran parte i contenuti dell’attuale Legge di Stabilità, reca esclusivamente le misure tese a realizzare gli obiettivi di finanza pubblica indicati nei documenti programmatici di bilancio, vale a dire il Documento di Economia e Finanza (DEF — qui il Governo può prevedere obiettivi economici di più lungo periodo) e la Nota di Aggiornamento dello stesso.

— La seconda sezione è dedicata alle previsioni di entrata e di spesa, espresse in termini di competenza e cassa e formate sulla base del criterio della legislazione vigente e delle proposte di rimodulazioni, da introdurre secondo le condizioni ed i limiti esposti nella proposta di legge.

Quindi, lo Stato, attraverso la “nuova” Legge di Bilancio (comprensiva della legge di stabilità e della Legge di Bilancio) prevede Uscite Pubbliche (somme di denaro che vengono spese dallo Stato e dagli Enti pubblici, in beni e servizi pubblici finalizzati al perseguimento di fini collettivi. Si tratta quindi delle uscite da parte dello Stato e dunque una voce di passività all’interno del bilancio. La copertura finanziaria di queste uscite avviene tramite le entrate pubbliche) ed Entrate Pubbliche.

Le Entrate Pubbliche si dividono in Entrate Ordinarie ed Entrate Straordinarie:

— Le Entrate Ordinarie si rinnovano regolarmente ad ogni esercizio finanziario (es. IRPEF).

— Le Entrate Straordinarie trovano la loro causa nella necessità di fronteggiare determinate situazioni eccezionali, come ad esempio le calamità naturali.

Le Entrate Ordinarie sono sostanzialmente costituite dai Tributi, a loro vota poi tradizionalmente classificati in: Tasse, Imposte e Contributi.

Il Tributo è una Entrata dello Stato derivante dall’esercizio, da parte dello Stato stesso o di una sua articolazione, della potestà impositiva esercitata sui cittadini: potestà che soltanto la legge può attribuire. I Tributi si possono fondamentalmente distinguere in Tasse, Imposte e Contributi.

Nel linguaggio corrente i termini Tassa, Imposta e Contributo vengono spesso utilizzati in modo equivalente, ma in realtà, in sede giuridica, tali espressioni individuano tributi tra loro molto diversi. Vediamoli di seguito nei loro elementi essenziali.

La Tassa è una somma di denaro che il privato cittadino paga come corrispettivo per la prestazione a suo favore di un servizio pubblico offerto da un Ente pubblico dietro sua richiesta. Si tratta quindi di prelievi direttamente collegati alla fruizione di un servizio espressamente richiesto dal cittadino.
Essa quindi è caratterizzata dalla non coercibilità.

Le Tasse non variano in relazione alla capacità di ognuno di noi ma variano in relazione al servizio pubblico richiesto.
Nel nostro ordinamento le Tasse spesso non coprono completamente il costo di questi servizi, che quindi ricade sulla fiscalità generale e viene finanziato con le Imposte. Sono quindi i proventi delle Imposte che fanno fronte a quella parte del costo del servizio che non è coperte con le entrate derivanti dalle Tasse.
Esempi di Tasse sono le Tasse Scolastiche o la Tassa dei Rifiuti.

L’imposta, diversamente dalla Tassa, è caratterizzata dalla coattività, in quanto il cittadino è obbligata a pagarla indipendentemente dalla richiesta di un servizio ben preciso. Con il pagamento delle Imposte, infatti, il cittadino contribuisce alle spese di carattere generale dell’ Ente Pubblico, non in proporzione dell’interesse che trae dai servizi resi dall’ Ente ma in proporzione alle sue sostanze ed alle sue possibilità.

In Italia, i principi costituzionali cardine nel prelevamento delle imposte sono:

  • il principio di capacità contributiva (articolo 53 della Costituzione), secondo il quale ogni cittadino è chiamato a contribuire alle spese dello Stato in ragione della propria capacità di produrre reddito. Gli indicatori di capacità contributiva sono tre ovvero il reddito, il patrimonio ed il consumo;
  • il principio di solidarietà (articoli 2 e 53 della Costituzione), secondo il quale le imposte sono comunque dovute da ciascun cittadino, anche al fine di venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti.

In definitiva, la differenza tra Tasse e Imposte risulta chiara: mentre con le tasse si finanzia un servizio chiaramente identificabile (ad esempio la tassa per il finanziamento del servizio di raccolta rifiuti) le Imposte invece servono per finanziare servizi generali che sono a carico dello Stato (ad esempio la sanità pubblica).

Le Imposte sono costituite dai seguenti elementi:

— Il Presupposto: è il fatto giuridico che determina, in modo diretto o indiretto, il sorgere dell’obbligazione tributaria. Ad esempio, il solo possesso dei redditi è presupposto di essere assoggettati all’ IRPEF.

— Il Soggetto Attivo: è colui che impone il tributo. Solitamente è lo Stato o un altro Ente Pubblico.

— Il Soggetto Passivo: è chi deve pagare il tributo.

— La Base Imponibile: è l’espressione quantitativa del presupposto (può coincidere o meno col presupposto). E’ l’importo su cui viene calcolata l’Imposta. Ad esempio il reddito.

— L’Aliquota: è la percentuale applicata alla Base Imponibile per determinare l’Imposta.

— La Fonte: è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l’imposta, come il reddito o il patrimonio.

Le Imposte si dividono in Dirette ed Indirette, una distinzione incentrata sul tipo di ricchezza oggetto di tassazione:

  • Imposte Dirette: sono le Imposte che colpiscono il patrimonio e il reddito. Si aggredisce quindi una manifestazione diretta e sicura di ricchezza. Ad esempio IMU, IRPEF, Addizionali IRPEF.
  • Imposte Indirette: sono le Imposte che colpiscono il trasferimento della ricchezza e il consumo della ricchezza. Gravano su un’azione nel momento in cui la si compie e si aggredisce quindi una manifestazione indiretta e mediata di ricchezza.
    Ad esempio Iva, Imposta di registro.

Nell’ambito delle Imposte dirette le Imposte si dividono in Reali e Personali:

  • Imposte Reali (o oggettive): sono le Imposte che colpiscono la ricchezza considerata oggettivamente (es. i redditi di terreni e fabbricati) senza tener conto della situazione personale particolare del contribuente. L’elemento fondamentale considerato è solamente il bene in sé e per sé (prescindendo da chi ne sia il proprietario). L’esempio classico è l’IVA.
  • Imposte Personali (o soggettive): sono le Imposte che colpiscono la ricchezza tenendo conto delle condizioni familiari, economiche e sociali dei contribuenti. Un esempio tipico è l’IRPEF.

Il contributo è pagato dai cittadini che beneficiano di un servizio o di
un bene pubblico anche se non li hanno richiesti. Per esempio, i contributi sociali (previdenziali e assistenziali) sono versamenti obbligatori effettuati dal datore di lavoro o dal lavoratore per ottenere la pensione e la tutela in caso di invalidità, malattia e infortuni.

I tributi vengono riscossi dallo Stato o dagli altri Enti impositori con tre diverse modalità:

— Versamento diretto da parte del contribuente con Autotassazione

Il contribuente calcola l’imposta dovuta e versa all’Erario le somme così determinate (autoliquidazione) attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, un istituto di credito, con versamento postale o con versamento al concessionario per la riscossione competente per territorio.
Oltre all’IRPEF, alle Addizionali IRPEF e alla Cedolare secca, che scaturiscono dalla dichiarazione dei redditi, rientrano in questa fattispecie di riscossione anche l’IMU e la TASI.

— Ritenuta alla Fonte diretta o mediante rivalsa

Meccanismo in base al quale il sostituto d’imposta assume l’obbligazione di trattenere somme di denaro, che avrebbe dovuto corrispondere ad altro soggetto (sostituito), e di versarle al fisco a titolo di pagamento delle imposte dovute dal sostituito.

Il sostituto è tenuto ad assolvere tale obbligo in ragione del fatto che egli detiene la disponibilità di somme che deve al soggetto passivo e che costituiscono reddito per quest’ultimo.

Le Ritenute alla Fonte sono di due tipi:

a titolo d’acconto. Sono operate, per i tributi diretti [ad esempio IRPEF] sugli emolumenti corrisposti a lavoratori dipendenti, nonché su indennità, gettoni e altri compensi costituenti redditi assimilabili a quelli di lavoro dipendente. Altre forme di ritenuta d’acconto sono operate sui compensi da corrispondere a terzi per prestazioni di lavoro autonomo o per prestazioni inerenti rapporti di agenzia, mediazione etc. Sono ancora previste ritenute d’acconto: per le società di capitali in relazione agli utili corrisposti ai soci, per le società ed enti che abbiano emesso obbligazioni o titoli similari, in relazione alle somme pagate a titolo di premio o interessi; per le banche, in relazione alle somme liquidate a titolo d’interesse ai depositanti o correntisti etc.;

a titolo d’imposta. In questi casi l’accantonamento operato è calcolato in misura tale che la somma trattenuta dal sostituto consenta al sostituito di adempiere per intero ed in via definitiva i propri obblighi tributari per quella parte di reddito che viene tassata. Un esempio di ritenuta alla fonte a titolo d’imposta è dato dalla ritenuta operata in occasione del pagamento di premi e vincite derivanti dalla sorte, da giochi di abilità, concorsi a premi etc.

N.B.: Il Sostituto d’Imposta è quel soggetto al quale la legge impone l’obbligo di versare l’Imposta, a titolo d’acconto o definitivo, al posto del contribuente di fatto, rivalendosi successivamente nei confronti di questo per la somma versata. Ad esempio il datore di lavoro versa allo Stato l’Imposta dovuta dal lavoratore, trattenendola successivamente sulla busta paga.

— Iscrizione a Ruolo

I ruoli sono elenchi di contribuenti tenuti a pagare un certo tributo ad una determinata scadenza. La riscossione avviene a seguito di notifica di cartella esattoriale, tramite la quale il singolo contribuente debitore viene a conoscenza dell’ammontare dell’imposta o tassa dovuta, del motivo, dei tempi e delle modalità di pagamento.
Viene riscossa con questa modalità l’IRPEF eventualmente ancora dovuta sui redditi soggetti a tassazione separata (ad esempio il trattamento di fine rapporto di lavoro dipendente).

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store