I lavoratori precoci

Nell’ambito della pensione anticipata, esistono poi categorie di soggetti, considerati “svantaggiati”, che possono ottenere la pensione in anticipo versando meno contributi, vale a dire: 

Per i primi, a decorrere dal 1° maggio 2017, l’articolo 1, comma 199 della Legge n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) ha introdotto una riduzione del requisito contributivo a 41 anni (sempre a prescindere dall’età anagrafica del lavoratore) sia per gli uomini che per le donne che abbiano svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età e che si trovino in alcuni specifici profili meritevoli di una particolare tutela, ed in particolare:

  • Disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura ex art. 7 legge n. 604/1966 e hanno concluso integralmente la prestazione per disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • Assistenza da almeno sei mesi al momento della richiesta del coniuge o di un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3 legge n. 104/1992, oppure assistenza a disabili gravi conviventi, la possibilità di accedere all’Ape sociale si estende anche ai parenti o affini di secondo grado conviventi qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano già compiuto 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (Ampliamento introdotto dalla legge di bilancio per il 2018 (art. 1 comma 162 lett. f) legge 205/2017));
  • Riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%, accertata dalle competenti commissioni.
  • Essere lavoratori dipendenti che svolgono, da almeno 7 anni negli ultimi 7 oppure 6 negli ultimi 7 (Ampliamento introdotto dalla legge di bilancio per il 2018 (art. 1 comma 162 lett. g) legge 205/2017)) attività gravose ovvero essere lavoratori che rientrano tra coloro che svolgono attività usurante ai sensi dei commi 1, 2, 3 art. 1 del D. L. n. 67/2011.

Al requisito ridotto di 41 anni si sarebbero dovuti applicare dal 2019 gli incrementi per la variazione dell’aspettativa di vita, tuttavia con l’articolo 17 del citato decreto legge 4/2019, il requisito di 41 anni rimane fermo fino al 31/12/2026 ma il pagamento del primo assegno di pensione è differito di 3 mesi (finestra).

Per i dipendenti pubblici e degli enti di ricerca, le indennità di servizio comunque denominate saranno, tuttavia, corrisposte al momento in cui il lavoratore avrebbe maturato il diritto alla corresponsione secondo quanto previsto dall’art. 24 della legge 214/2011 e in base alla disciplina vigente in materia di corresponsione della indennità di fine servizio, quindi secondo il differimento delle decorrenze in vigore sulla base dei requisiti ordinari di pensionamento.

Questa prestazione agevolata non è cumulabile con i redditi da lavoro, subordinato o autonomo per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra i requisiti “ordinari” della pensione anticipata e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento. Inoltre, il non è cumulabile con altre maggiorazioni previste per le attività di lavoro contemplate fermo restando quanto previsto dall’art. 80 della legge n. 388/2000, vale a dire la maggiorazione di 2 mesi all’anno in caso di invalidità superiore a 74%.

Le modalità di attuazione delle disposizioni contenute nella legge di bilancio sono state disciplinate, con rispetto dei limiti di spesa, dal DPCM 23 maggio 2017 n. 87 pubblicato sulla G.U. n. 138/2016 e dalla circolare INPS n. 99/2017 ai quali si rinvia data la complessità.

La procedura prevede tre fasi:

  • Domanda di riconoscimento dei requisiti all’INPS di residenza
  • Risposta dell’INPS
  • Domanda di pensione

In ogni caso, per gestire il monitoraggio delle domande e i limiti di spesa, a domanda di riconoscimento dei benefici deve essere presentata entro il 1 marzo di ogni anno.

Le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio pervenute oltre queste date ma, in ogni caso, non oltre il 30 novembre di ciascun anno, saranno prese in considerazione dall’INPS solo se residueranno risorse economiche.

Per effetto dell’emergenza Covid-19, il D. L. n. 18/2020 all’art. 34 ha previsto la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza della prestazioni previdenziali e assistenziali in scadenza tra il 23 febbraio e il 1 giugno 2020.

Con la circolare n. 50/2020 l’Inps ha fornito le indicazioni interpretative e pertanto il termine del 1 marzo si considera rispettato ai fini del monitoraggio per le domande sono presentate entro il 1 giugno.

A causa dell’emergenza Covid-19 sono stati sospesi i termini di decadenza e prescrizione delle prestazioni previdenziali e assistenziali (art. 34, D. L. n. 18/2020) pertanto anche i termini di presentazione della domanda per pensione precoci (come quelle per Ape sociale, lavori usuranti, ecc.) sono stati sospesi e le domande presentate dopo tale data ma entro il 1 giugno sono considerate presentate nei termini ai fini del monitoraggio. L’Inps ha fornito specifiche indicazioni a tale riguardo con la circolare n. 50/2020.

REQUISITI

Analizziamo un po’ più approfonditamente i 2 requisti necessari per poter accedere a questo beneficio: il requisto contributivo ed i requisiti soggettivi.

Requisito Contributivo

Al fine di usufruire del beneficio della riduzione del requisito contributivo per l’accesso anticipato al pensionamento, i lavoratori interessati devono avere almeno dodici mesi di contribuzione “per periodi di lavoro effettivo” prima del compimento dell’età di 19 anni.

Si precisa che, ai fini che qui interessano, per “contribuzione per periodi di lavoro effettivi” deve intendersi la contribuzione obbligatoria dovuta per i periodi di prestazione effettiva di lavoro espressa in mesi, settimane o giorni riferita all’anzianità contributiva utile per il diritto e la misura secondo le rispettive discipline vigenti presso le varie forme assicurative previdenziali.

Sono utili, a tale fine anche i periodi di lavoro all’estero riscattati ed i periodi riscattati per omissioni contributive. A

i fini del riconoscimento dello status di lavoratore precoce, deve essere considerata la contribuzione per prestazione di lavoro effettiva accreditata anche in altri fondi pensionistici obbligatori diversi da quello in cui viene liquidata la pensione anticipata, fermo restando il conseguimento del requisito contributivo ridotto di cui all’articolo 1, comma 199 della legge 232/2016 nella gestione in cui deve essere liquidato il trattamento pensionistico.

Si precisa, ai sensi dell’articolo 2, comma 3 del D.P.C.M., che coloro che si avvalgono della riduzione del requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10 del d.l. 201/2011 conv. in legge 214/2011 come rideterminato dai commi 199–205 della legge in argomento possono accedere al trattamento pensionistico anticipato anche con l’esercizio della facoltà di cumulo di cui all’articolo 1, comma 239 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 come modificata dall’articolo 1, commi da 195 a 198 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ricorrendone i relativi requisiti. Si rinvia, per quanto non espressamente disciplinato, alle circolari dell’Inps in materia di liquidazione della pensione in cumulo (circolare 6 agosto 2013, n. 120, messaggio del 25 novembre 2015 n. 7145, messaggio n. 1094/2016, circolare del 16 marzo 2017 n. 60).

Nei casi di liquidazione del trattamento anticipato, si ribadisce quanto già indicato nella circolare n. 35 del 14.3.2012, per cui ai fini del raggiungimento del requisito è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità disciplinata dalla previgente normativa.

Restano ferme le regole dei singoli ordinamenti delle gestioni interessate dalla disciplina in oggetto.

Requisiti soggettivi

Come già accennato precedentemente, possono accedere al beneficio in oggetto gli assicurati che, al momento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato siano in possesso di una delle seguenti condizioni:

  • essere disoccupati a seguito di licenziamento individuale o collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e aver esaurito da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione loro spettante; Lo stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, va inteso come derivante da: licenziamento, anche collettivo; dimissioni per giusta causa; risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604. L’interessato deve aver concluso da almeno tre mesi di fruire dell’intera prestazione per la disoccupazione spettante. Lo status di disoccupazione potrà essere verificato tramite la consultazione della permanenza del richiedente nelle liste di disoccupazione presenti presso i centri per l’impiego. Nelle ipotesi di disoccupati che al momento della domanda di riconoscimento delle condizioni, risultino beneficiari dell’assegno di disoccupazione ASDI, il diritto al trattamento pensionistico anticipato potrà essere esercitato al termine della percezione dell’ASDI. Nei casi in cui la durata dell’ASDI sia inferiore ai tre mesi, resta ferma la necessità che siano trascorsi tre mesi dalla fruizione dell’intera prestazione di disoccupazione NASPI. Per quanto riguarda gli operai agricoli, lo sfasamento temporale tra il periodo di disoccupazione ed il momento in cui viene corrisposta la relativa indennità, impone di computare il trimestre di cui all’articolo 2, comma 1 del D.P.C.M. a far data dal licenziamento o le dimissioni per giusta causa (verificati tramite le risultanze Unilav) se avvenuti nell’anno in cui è proposta la domanda di pensionamento o, se avvenuti in precedenza, dalla fine dell’anno precedente a quello di presentazione della domanda.
  • Assistere da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente che sia portatore di handicap grave; L’assistenza si intende riferita al coniuge, alla persona in unione civile o a un parente di primo grado, convivente, con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Si precisa che, in relazione alla stessa persona con handicap in situazione di gravità è possibile concedere il beneficio ad uno solo dei soggetti che l’assistono.
  • Essere invalido civile con riduzione della capacità lavorativa certificata pari o superiore al 74%;
  • Essere lavoratori dipendenti che svolgano le seguenti professioni (allegato E alla legge di bilancio): — A. operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; — B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; — C. Conciatori di pelli e di pellicce; — D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; — E. Conduttori di mezzi pesanti e camion; — F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; — G. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; — H. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido; — I. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati; — L. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; — M Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;

i quali svolgono, al momento del pensionamento, da almeno 6 anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo;

L’articolo 53, comma 2, del decreto legge del 24 aprile 2017, n. 50 ha introdotto tale disposizione: “Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 199, lettera d), della legge 11 dicembre 2016 n. 232, le attività lavorative di cui all’allegato E si considerano svolte in via continuativa quando nei sei anni precedenti il momento del pensionamento le medesime attività lavorative non hanno subito interruzioni per un periodo complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che le citate attività lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente il pensionamento per un periodo corrispondente a quello complessivo di interruzione”. Tale norma chiarisce, con interpretazione autentica dell’articolo 1, comma 199 legge n. 232/2016, che le attività lavorative si intendono svolte in via continuativa quando le medesime non abbiano subito interruzione nei sei anni precedenti il momento del pensionamento per un periodo complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che le attività lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente il pensionamento, per una durata almeno pari all’interruzione predetta.

Pertanto, lo svolgimento delle attività in via continuativa delle attività lavorative si intende realizzato:

  • nel caso di svolgimento di attività lavorative faticose nei sei anni precedenti il momento del pensionamento; oppure
  • nel caso in cui le stesse, nei sei anni precedenti la decorrenza del trattamento pensionistico, abbiano subito interruzioni non superiori complessivamente a dodici mesi. In tal caso la continuità è mantenuta a condizione che nel corso del settimo anno precedente il pensionamento vi sia stato svolgimento di attività gravose per una durata corrispondente a quella complessiva di interruzione.

Comportano l’interruzione della suddetta continuità i periodi di svolgimento di attività diverse da quelle gravose di cui sopra e i periodi di inoccupazione. Il periodo di interruzione (di durata massima di 12 mesi) può essere frazionato o può collocarsi anche interamente nei 12 mesi antecedenti la decorrenza del trattamento pensionistico, ovvero lavoratori (c.d. “usuranti”) che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 1,commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67 (v. par. 5.2 della presente circolare).

Incumulabilità con redditi da lavoro dipendente/autonomo

Il comma 204 dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016 prevede che “a far data dalla sua decorrenza il trattamento pensionistico di cui al comma 199 del presente articolo non è cumulabile con redditi da lavoro, subordinato o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva di cui all’articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento”.

Il D.P.C.M. attuativo delle disposizioni in argomento all’articolo 8, comma 2 ha stabilito che “Qualora il titolare del trattamento pensionistico acquisito in virtù del beneficio pensionistico di cui all’articolo 2 percepisca per il medesimo periodo redditi da lavoro subordinato o autonomo, il trattamento pensionistico è sospeso dalla data di decorrenza fino a conclusione del periodo di tempo per il quale è previsto il divieto di cumulo e si fa luogo al recupero delle rate di pensione già erogate”. Pertanto, a far data dalla sua decorrenza la pensione liquidata ai sensi del predetto comma 199 non è cumulabile con redditi di lavoro, subordinato ed autonomo, prodotto in Italia e all’estero, per il periodo di anticipo rispetto ai requisiti vigenti per la generalità dei lavoratori.

Nel caso in cui il titolare di tale trattamento pensionistico percepisca, per tale periodo, redditi da lavoro autonomo o subordinato, il trattamento pensionistico è sospeso dalla data di decorrenza di quest’ultimo fino alla conclusione del sopra richiamato periodo di anticipo.

Tenuto conto del tenore letterale dell’articolo 8 del D.P.C.M., l’INPS procede al recupero integrale delle rate di pensione già erogate in tale periodo, ivi inclusa la tredicesima mensilità.

Al fine dell’applicazione della norma l’interessato deve comunicare tempestivamente all’Istituto i redditi da lavoro.

Per quanto riguarda l’individuazione del reddito da lavoro autonomo rilevante ai fini del divieto di cumulo, debbono essere presi in considerazione tutti i redditi comunque ricollegabili ad attività di lavoro svolte senza vincolo di subordinazione, indipendentemente dalle modalità di dichiarazione ai fini fiscali.

Si precisa in ogni caso che, ai fini del conseguimento della pensione anticipata è richiesto che il soggetto abbia cessato l’attività lavorativa.

Per attività lavorativa deve intendersi attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero.

Infine si chiarisce che durante il periodo di sospensione del trattamento pensionistico il pensionato mantiene la titolarità del trattamento medesimo.

Incompatibilità con altre maggiorazioni contributive

Sulla base del comma 205 “il beneficio di cui ai commi da 199 a 204 non è cumulabile con altre maggiorazioni previste per le attività di lavoro di cui al comma 199 del presente articolo, fermo restando quanto previsto all’articolo 80, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388”.

Continua, quindi, a trovare applicazione il riconoscimento, in favore dei lavoratori sordomuti e degli invalidi per qualsiasi causa, ai quali è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74%, ovvero ascritta alle prime quattro categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensione di guerra, del beneficio di due mesi di contribuzione figurativa, fino al limite massimo di cinque anni, per ogni anno di servizio effettivamente svolto presso pubbliche amministrazioni o aziende private o cooperative.

Resta esclusa, per le pensioni calcolate secondo il sistema contributivo a seguito di opzione ex articolo 1, comma 23 della legge 8 agosto 1995, n. 335 invece, l’applicazione dell’articolo 1, comma 7 della legge 8 agosto 1995, n. 335, che prevede la maggiorazione del 50% dei periodi di lavoro svolti prima del compimento dei diciotto anni di età.

Adeguamento alla speranza di vita

Il comma 200 prevede che “al requisito contributivo ridotto di cui al comma 199 del presente articolo continuano ad applicarsi gli adeguamenti alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”.

Si precisa che al requisito ridotto dei 41 anni si applica, a decorrere dal 1° gennaio 2019, il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita.

Non trovano applicazione gli adeguamenti precedentemente stabiliti per decreto ministeriale.

Termini e modalità di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio

La domanda di pensione (accesso al beneficio di cui all’articolo 1, commi 199–205 della legge 11 dicembre 2016, n. 232) è presentata all’INPS, con modalità telematica (le domande presentate in modalità diversa da quella telematica non potranno essere prese in considerazione).

Nella predetta domanda l’interessato dovrà rendere delle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà in cui conferma il permanere dei requisiti e delle condizioni per l’accesso al beneficio, se gli stessi erano già presenti al momento della domanda di riconoscimento, oppure l’avvenuto perfezionamento degli stessi qualora siano stati valutati in via prospettica.

Il trattamento pensionistico in parola decorre, ricorrendone i requisiti, dal mese successivo alla presentazione della domanda.

Qualora si tratti di un iscritto alla gestione esclusiva la pensione decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro; nel caso di domanda di pensione in cumulo la decorrenza sarà dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Resta inteso che, in conformità alla normativa vigente, la decorrenza del trattamento pensionistico potrà essere riconosciuta ove il soggetto abbia cessato l’attività lavorativa dipendente alla suddetta data.

La presentazione e definizione della domanda di accesso al beneficio pensionistico sono subordinate rispettivamente, alla presentazione ed all’esito dell’istruttoria della predetta domanda di riconoscimento delle condizioni.

In particolare al momento della predetta domanda devono sussistere i seguenti requisiti:

  • Con riguardo alle condizioni di cui all’art. 1, comma 199, lettera a), legge n. 232 del 2016, che: il soggetto abbia lo stato di disoccupato (risultante dalle apposite liste esistenti presso i Centri per l’impiego) o, se lavoratore agricolo, risulti non occupato sulla base delle risultanze Unilav; abbia concluso di fruire integralmente della prestazione di disoccupazione spettante;
  • con riguardo alle condizioni di cui all’articolo 1, comma 199, lettera b), che il richiedente assista e conviva da almeno 6 mesi con un soggetto affetto da handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992 e con il quale sussista il tipo di relazione indicato dalla legge;
  • con riguardo alle condizioni di cui all’articolo 1, comma 199, lettera c), che il richiedente sia in possesso di una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74% accertata dalle competenti commissioni mediche;
  • con riguardo alle condizioni di cui all’articolo 1, comma 199, lettera d), che il soggetto svolga o abbia svolto in via continuativa una o più delle attività lavorative “gravose” ammesse al beneficio (di cui all’allegato A del decreto) ovvero che svolga o abbia svolto mansioni particolarmente usuranti di cui all’art. 1, comma 1 del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

Al momento della domanda di riconoscimento delle condizioni, possono invece essere valutati in via prospettica, e comunque maturati entro la fine dell’anno in corso al momento della presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio:

  • il requisito contributivo;
  • i sei anni di svolgimento in via continuativa dell’attività gravosa di cui all’articolo 1, comma 199, lettera d), come modificato dall’articolo 53 del decreto-legge 24 aprile 2017, n.50;
  • il trimestre di inoccupazione successivo alla conclusione del periodo di percezione della prestazione di disoccupazione;
  • il requisito di almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, ovvero di almeno la metà della vita lavorativa complessiva svolti come lavoratore che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 1, commi 1,2,3 del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

Contestualmente alla presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni o nelle more della relativa istruttoria i soggetti interessati, in possesso dei prescritti requisiti che non svolgano attività lavorativa ed in attesa del riconoscimento delle predette condizioni, possono presentare comunque domanda di accesso al beneficio (domanda di pensione).

In attesa dell’esito dell’istruttoria delle domande di riconoscimento delle condizioni, le domande di accesso al beneficio eventualmente presentate non devono essere respinte ma tenute in apposita evidenza.

Per accedere al beneficio della riduzione del requisito contributivo per lavoratori precoci è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno e solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata.

Eventuali domande di riconoscimento del beneficio presentate successivamente al 1° marzo di ciascun anno, comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso residuino le risorse finanziarie.

Finestra

Dal 1° Gennaio 2019 il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico si perfeziona trascorsi 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi. Lo ha stabilito l’ Art. 17, D.L. n. 4/2019.

Con il msg. n. 1551/2019 l’Inps ha precisato che la finestra decorre dalla data di perfezionamento del requisito contributivo.

Gli altri requisiti (come ad esempio i 3 mesi di inoccupazione richiesti per i lavoratori disoccupati) possono essere maturati anche durante la finestra.

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX

Assistenza Fiscale, Tributaria, Previdenziale e Amministrativa | Servizi CAF e Patronato | Seguici anche su Facebook: https://bit.ly/2pUjhrX