I “Fringe Benefits”

La retribuzione dei dipendenti ha natura mista e complessa e può essere erogata sotto diverse forme: una di queste è la corresponsione in natura, o più comunemente detta fringe benefit.

Ai sensi dell’art. 2099 c.c. comma 3 il prestatore di lavoro può anche essere retribuito mediante concessione in uso di beni e servizi da parte del datore di lavoro. Questa forma retributiva rappresenta un’integrazione complementare alla retribuzione principale in denaro.

I fringe benefits rappresentano forme di remunerazione aggiuntive alla retribuzione principale, concesse dal datore di lavoro al dipendente. Consistono nella concessione in uso di beni e servizi da parte del datore di lavoro a favore dei lavoratori. A differenza della retribuzione, normalmente pattuita in denaro, essi rappresentano quindi una forma di retribuzione in natura ai sensi della legge.

I fringe benefits rientrano tra le principali risorse a disposizione dei datori di lavoro per creare welfare aziendale e incentivare la produttività dei propri dipendenti.

Si tratta, in sostanza, di compensi in natura quantificabili, ai fini fiscali, in base al loro “valore normale” *.

Esiste una soglia di esenzione per la retribuzione in natura. Come dispone la legge (art. 51 c. 3 DPR 917/86 cosiddetto Testo Unico delle Imposte sui Redditi o TUIR), non concorrono a formare reddito i beni e i servizi garantiti dal datore quando il loro valore complessivo non supera, nel periodo d’imposta cioè nell’intero anno, 258,23 €. Al contrario, se i beni e i servizi hanno un valore superiore questo concorre per intero a formare il reddito (se ad esempio il valore è 500 € questo è soggetto per intero a contributi e tasse).

La normativa riferita al Fringe Benefit stabilisce pertanto che il dipendente può quindi usufruire del proprio benefit per acquistare beni e servizi di varia natura, nel limite di spesa di 258,23 €.

Sulla carta non c’è un limite all’erogazione di fringe benefit, anche se ovviamente bisogna fare i conti con la tassazione.

L’Agenzia delle Entrate a inizio 2018 ha sancito l’impossibilità di godere della fiscalità agevolata prevista per i beni e i servizi definiti dall’art. 51 del Testo unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) nel caso in cui il dipendente utilizzi contemporaneamente fringe benefit e buoni per l’acquisto di beni fisici per un valore superiore al tetto massimo stabilito di 258, 23 €. Al di sotto di tale somma invece il Tuir stabilisce che non concorre a formare reddito da lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati con qualsiasi modalità.

La circolare n.28/E emessa nel 2016 dall’Agenzia delle Entrate specifica inoltre che la soglia di esenzione riguarda le sole erogazioni in natura, con esclusione di quelle in denaro.

In sintesi, il Fringe Benefit si contraddistingue quindi per le seguenti caratteristiche:

  • Importo massimo 258,23 € — Il fringe benefit non concorre a formare reddito da lavoro se, nel periodo corrente di imposta, non supera l’importo massimo di 258,23 €
  • Se la cifra supera il limite previsto, concorre per intero a formare il reddito — Di conseguenza, sarà l’intero importo a essere tassato e non soltanto la parte eccedente i 258,23 euro. È sempre possibile, comunque, addebitare al dipendente la parte eccedente la soglia (addebito sul netto busta paga, non tassato), così da evitare la tassazione dell’intero importo
  • Valore normale — Il valore del fringe benefit è determinato in misura pari al prezzo di mercato, oppure al prezzo mediamente praticato dall’azienda nelle cessioni al grossista nel caso in cui sia l’azienda stessa a produrre il bene/servizio fornito al dipendente
  • Regali aziendali — I doni da parte dell’azienda (es. cesti natalizi, etc.) rientrano nel novero dei fringe benefits.raticato per i beni e i servizi della stessa specie o di quelli simili, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione.

La casistica dei benefits ai dipendenti è varia, i principali e più diffusi fringe benefit in busta paga sono:

  • BUONI PASTO

Fino al valore di € 5.29 per i buoni pasto cartacei e € 7.00 per il servizio buono pasto elettronico è prevista esenzione da oneri fiscali e previdenziali. Questo vuol dire che è un benefit che non concorre a determinare i contributi e dunque non fa aumentare le trattenute a carico in busta paga.

  • AUTO AZIENDALI

Uno dei più comuni fringe benefit è l’auto o il mezzo di trasporto (autoveicoli, ciclomotori, autocaravan e motocicli) che il datore di lavoro concede in uso ai propri dipendenti e per i quali occorre distinguere le tre opzioni di utilizzo:

– veicoli concessi per uso esclusivamente aziendale,

– veicoli concessi per uso promiscuo,

– veicoli concessi per uso esclusivamente personale.

Al momento della concessione del veicolo al dipendente il datore di lavoro rilascia un’autorizzazione da mostrare in caso di controllo da parte della Polizia.

Il veicolo concesso per esclusivo utilizzo aziendale non determina alcun fringe benefit poiché in questo caso il mezzo è uno strumento necessario allo svolgimento della prestazione lavorativa. Per il datore di lavoro le spese ed i componenti negativi relativi sono deducibili dal reddito d’impresa per intero solo nel caso in cui i veicoli siano strettamente necessari all’attività, ovvero senza i quali non sia possibile lo svolgimento dell’attività stessa (si pensi all’autovettura per i tassisti). In tutti gli altri casi è prevista la deducibilità parziale del 20% con i seguenti limiti: € 18.075,99 per le autovetture 25.822,44 euro per i autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio, 4.131,66 euro per i motocicli.

Nel caso di concessione del veicolo ad uso promiscuo, per l’impresa la deducibilità dei costi del veicolo è limitata al 70%. L’articolo 164 del D.P.R. 917/1986 prevede che tale deducibilità debba essere prevista per i veicoli “dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta”. Come definito dalle CC.MM. 23.12.1997 n. 326; n. 188 del 16.7.1998 e n. 48 del 10.12.1998 è necessario che l’utilizzo da parte del dipendente stesso sia provato con certezza in base ad idonea documentazione: ad esempio mediante apposizione di specifica clausola nel contratto di lavoro del dipendente, sottoscrizione di scrittura privata con data certa o verbale di consiglio di amministrazione. Per l’impresa la deducibilità è fino a concorrenza dell’ammontare del fringe benefit che concorre a formare il reddito per il dipendente, e nella misura del 20% tenendo conto dei limiti massimi disposti dall’articolo 164, co. 1, lett. b), D.P.R. 917/1986.

Per il dipendente il valore del fringe benefit costituisce reddito da valorizzare nel prospetto paga e come tale assoggettato a tassazione e contribuzione. Tale valore si determina in modo convenzionale con il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 km stabilito sulla base del costo chilometrico definito ed aggiornato annualmente dalle Tabelle ACI. Nel caso di un veicolo non presente in tabella è necessario prendere a riferimento le tariffe ACI relative ad un veicolo il più possibile vicino alle caratteristiche del modello in questione. Si ricorda che per i dirigenti il valore dei fringe benefit costituisce reddito da sommare per il raggiungimento del trattamento minimo di garanzia previsto dai contratti nazionali applicati.

Il datore di lavoro può decidere di trattenere importi al dipendente anche di modico valore che dovrà poi fatturare annualmente. Tale trattenuta potrebbe avere due vantaggi: permette all’azienda di recuperare l’Iva per intero ed al dipendente diminuisce l’imponibile fiscale e contributiva.

Nel caso di veicoli concessi per uso esclusivamente personale l’importo è pari al compenso in natura tassabile come reddito di lavoro dipendente. In tal caso la quantificazione del reddito avviene applicando il criterio del valore normale previsto dall’articolo 9, D.P.R. 917/1986, ovvero se il mezzo è di proprietà dell’azienda va calcolato il prezzo applicato per veicoli identici in condizioni di libera concorrenza al medesimo stadio di commercializzazione nel tempo e luogo in cui è stato acquistato; in caso di leasing si applica il costo dei canoni di leasing praticati per veicoli della stessa specie. Il valore è ridotto di eventuali somme trattenute al dipendente.

Per il datore di lavoro il costo è interamente deducibile ai fini delle imposte sui redditi ed il compenso in natura tassato in capo al dipendente rientra nelle spese per prestazione di lavoro.

Per gli amministratori di società, dal momento che rientra nel concetto di compenso, la sua determinazione e quantificazione deve essere indicata in una delibera assembleare: per le SPA la competenza della delibera spetta all’assemblea ordinaria, salvo che non siano già previsti nell’atto costitutivo (art. 2354 c.c.), per le SRL basta un consenso espresso per iscritto (art. 2479 c.c). Sia che l’attribuzione venga data ad un amministratore che ad un collaboratore coordinato e continuativo il valore da indicare nel prospetto paga e da assoggettare a reddito segue le stesse regole del lavoratore dipendente dal monumento che si tratta di redditi assimilati a quelli di lavoro dipende come da art. 50 del TUIR. Per quanto riguarda la deducibilità aziendale, questa è limitata alla parte che costituisce reddito da lavoro per l’amministratore (Agenzia delle Entrate, circolare 26.01.2001, n.5), mentre l’eccedenza delle spese è deducibile al 40%. (Agenzia delle Entrate, circolare 19.1.2007, n. 1).

La Cassazione in virtù della natura omnicomprensiva della retribuzione ricomprende in essa anche il controvalore dell’uso dell’autovettura. Il controvalore economico di conseguenza rientra nella retribuzione a base di calcolo del TFR (Cass. Civ. n. 7431/1990).

Si segnala anche la sentenza della Cassazione n. 22264/04 secondo la quale il pagamento della tassa automobilistica, RCA da parte del datore di lavoro relativamente ad

  • CELLULARE AZIENDALE (smartphone e tablet)

Il telefono cellulare (ivi compreso lo smartphone o il tablet) è imponibile ai fini INPS e IRPEF solo se utilizzato anche per ragioni personali.

In questo caso, lo stesso diventa retribuzione in natura e come tale dev’essere assoggettato a tasse e contributi, da calcolarsi sui costi delle telefonate private addebitate dal gestore telefonico al datore.

  • ABITAZIONI
  • PRESTITI AGEVOLATI

L’art. 13 del D.Lgs. N. 505/1999 che ha modificato l’art.51 c.4 Lett. b) del TUIR stabilisce che la base imponibile di un prestito aziendale agevolato è costituita dalla differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi praticati dall’azienda ridotti al 50%.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare del 23 dicembre 1997 ha chiarito che questa regola si applica anche a forme di finanziamento concesse da terzi con i quali il datore di lavoro abbia stipulato accordi o convenzioni, anche in assenza di particolari oneri a proprio carico.

In questo caso, può capitare che il datore di lavoro contribuisca in misura percentuale all’abbattimento del tasso di interesse applicati dall’istituto di credito erogando direttamente sul conto corrente del dipendente un contributo. In questo caso è necessario seguire una procedura ben definita così da abbattere l’imponibile contributivo e fiscale in capo al dipendente.

  • BORSE DI STUDIO

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