Fondo di garanzia del TFR e dei crediti di lavoro

In attuazione della Direttiva UE n. 80/1987 del Consiglio Europeo lo Stato Italiano ha adottato la L. n. 297/1982, che con l’art. 2 ha istituito il Fondo di garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto ( TFR ) per il pagamento del TFR in sostituzione del datore di lavoro insolvente, mentre il D. lgs. n. 80 /1992 ha esteso la garanzia del Fondo anche ai crediti di lavoro diversi dal TFR (ultime 3 mensilità di retribuzione).

La funzione del Fondo di garanzia è quella di assicurare al lavoratore il pagamento del TFR e delle ultime 3 mensilità di retribuzione in caso di insolvenza del datore di lavoro che non è più in grado di onorare regolarmente gli obblighi di pagamento assunti a scadenze determinate.

Il Fondo è alimentato con un contributo a carico dei soli datori di lavoro pari allo 0,20% della retribuzione imponibile, elevato allo 0,40% per i dirigenti di aziende industriali.

Chi può rivolgersi al Fondo di garanzia

Possono accedere all’intervento del Fondo di garanzia INPS tutti i lavoratori dipendenti da datori di lavoro tenuti al versamento del contributo a questo Fondo, compresi gli apprendisti e i dirigenti di aziende industriali, che abbiano cessato un rapporto di lavoro subordinato.

L’ art. 24, co. 1, L. n. 196/1997 ha previsto che dal 1° luglio 1997 il beneficio si estende anche ai soci di cooperative di lavoro.

Possono presentare domande anche gli eredi (coniuge e figli e, se viventi a carico, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo, ex art. 2122 cod. civ.) e i cessionari a titolo oneroso del TFR (comprese le finanziarie).

Sono invece esclusi dall’intervento del Fondo i lavoratori iscritti al Fondo Esattoriali ( TFR pagato da INPS — Fondo Esattoriali) e al Fondo Dazieri ( TFR pagato da CONSAP SpA), i lavoratori dipendenti da aziende agricole, limitatamente a impiegati e dirigenti, il cui TFR è accantonato all’ENPAIA e agli operai a tempo determinato, i lavoratori dipendenti da amministrazioni dello Stato e parastato, regioni, province e comuni, i giornalisti professionisti, per i quali il Fondo di garanzia è gestito dall’INPGI.

Crediti che il lavoratore può chiedere al Fondo di garanzia

Il lavoratore può chiedere al Fondo di garanzia il TFR e altri crediti diversi dal TFR. Analizziamo entrambe queste 2 tipologie di crediti.

1) — Il lavoratore innanzitutto può richiedere al Fondo il recupero integrale del TFR, così come previsto dall’art. 2 della L. 297/1982 istitutivo del Fondo.

Il Trattamento di fine rapporto, regolamentato dall’art. 2120 c.c., è quella somma che il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Il trattamento in parola si calcola sommando, per ogni anno, una quota pari alla retribuzione annuale diviso per 13,5 ed alla quale va aggiunta la rivalutazione dell’importo accantonato l’anno precedente.

Il diritto al TFR matura esclusivamente al momento della cessazione del rapporto di lavoro, essendo le quote annuali meri accantonamenti contabili. E’ bene tener presente, a tal riguardo, che la dichiarazione di fallimento, l’apertura di una procedura di liquidazione coatta amministrava, o di amministrazione straordinaria, non determinano di per sé la risoluzione del rapporto di lavoro, essendo a tal fine necessario il licenziamento da parte del responsabile della procedura o le dimissioni del lavoratore stesso.

Stante l’unicità ed infrazionabilità del rapporto di lavoro sino alla sua risoluzione, momento in cui diviene esigibile il TFR, non vi è ragione di distinguere tra la quota maturata prima dell’apertura della procedura e quella eventualmente maturata successivamente, durante la continuazione dell’esercizio di impresa; anche quest’ultima potrà essere pertanto corrisposta dal fondo purché ammessa allo stato passivo in prededuzione.

Il diritto al TFR si prescrive in cinque anni (art. 2948, comma 5, c.c.) che decorrono dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Quando il diritto al TFR è riconosciuto da sentenza di condanna passata in giudicato si prescrive in dieci anni (art. 2953 c.c.).

2) — Il successivo d.lgs. 80/92, come detto precedentemente, ha poi esteso questa tutela anche a crediti di lavoro diversi dal TFR, (come ad esempio la retribuzione mensile, le mensilità di malattia o maternità, la tredicesima), ma con alcune limitazioni (ex art. 1 d.lgs. 80/92); in particolare sono garantiti dal Fondo solo i crediti inerenti agli ultimi 3 mesi di rapporto di lavoro (da intendersi come tre mesi di calendario o, più precisamente, come l’arco di tempo compreso tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la stessa data del terzo mese precedente): queste 3 mensilità possono essere richieste a condizione che rientrino nei 12 mesi che precedono l’attivazione del lavoratore per il recupero verso il datore di lavoro del proprio credito (ex art. 2, co. 1 d.lgs. 80/92); ciò a condizione che il lavoratore abbia cessato il proprio rapporto di lavoro prima dell’apertura della procedura stessa.

  • In caso di fallimento il dies a quo ossia il giorno da cui partire per individuare i dodici mesi in cui devono essere compresi gli ultimi tre mesi del rapporto è la data del deposito in Tribunale del primo ricorso che ha originato la dichiarazione di fallimento, indipendentemente dal soggetto che l’ha proposto.
  • In caso di liquidazione coatta amministrativa, il dies a quo è la data del ricorso al Tribunale per la dichiarazione di insolvenza (art. 195 L.F.), o, se precedente, la data del decreto di liquidazione emesso dall’autorità amministrativa che ha la vigilanza sull’impresa.
  • In caso di concordato preventivo il dies a quo ai fini dell’individuazione del periodo coperto dalla garanzia del Fondo è la data del deposito del ricorso per l’apertura della procedura (art. 161 L.F.).
  • In caso di amministrazione straordinaria il dies a quo è la data del deposito in Tribunale del ricorso per la dichiarazione di insolvenza (art. 3 D.Lgs n. 270 del 1999) o, la data della presentazione al Ministero delle Attività Produttive della domanda per l’ammissione alla procedura in caso di imprese di notevoli dimensioni (art. 2 L. n. 39 del 2004 di conversione del D.L. n. 347 del 2003).

Se il lavoratore ha agito in giudizio prima dei tempi summenzionati il dies a quo per il calcolo dei 12 mesi è la data del deposito in Tribunale del ricorso e non deve considerarsi il tempo per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’Art. 410 c.p.c..

Parimenti deve essere considerata valida la data di presentazione in Tribunale qualora la richiesta di intervento del Fondo di Garanzia avviene in seguito all’esperimento di un’esecuzione individuale del lavoratore.

Per i lavoratori, invece, che dopo l’apertura di una procedura concorsuale abbiano effettivamente continuato a prestare attività lavorativa, per il calcolo dei 12 mesi, deve prendersi come riferimento la data del provvedimento di messa in liquidazione, di cessazione dell’esercizio provvisorio, di revoca dell’autorizzazione alla continuazione all’esercizio di impresa. Infine, se la cessazione del rapporto di lavoro è intervenuta durante la continuazione dell’attività dell’impresa, i dodici mesi dovranno essere calcolati a partire dalla data di licenziamento o di dimissioni del lavoratore.

Se i lavoratori hanno sospeso il rapporto di lavoro quest’ultima disposizione non si applica.

Rimangono comunque esclusi le indennità di mancato preavviso, gli importi relativi a ferie non godute e le indennità di malattia a carico dell’INPS che il datore di lavoro avrebbe dovuto anticipare

Esiste un limite massimo di garanzia del Fondo: il Fondo infatti risarcisce entro un massimale pari a 3 volte la misura massima della cassa integrazione mensile al netto delle trattenute (art. 2, Co. 2 d.lgs. 80/92).

Presupposti e procedure per fare valere il diritto dei lavoratori al TFR tramite l’intervento del Fondo di Garanzia

Evidenziamo adesso i presupposti e le procedure attraverso le quali il diritto può essere fatto valere.

A tal proposito deve subito chiarirsi che le norme applicabili disciplinano diversamente:

  • i casi in cui il datore di lavoro sia assoggettabile a procedure concorsuali (alla stregua dell’art. 1 della Legge Fallimentare, su cui si tornerà in seguito)
  • dai casi in cui invece tale circostanza non ricorra.

1— Il caso del datore di lavoro soggetto alle procedure concorsuali.

Nel primo caso, i presupposti per l’intervento del Fondo di garanzia sono:

a) la cessazione del rapporto di lavoro subordinato

Il Fondo di Garanzia si attiva e garantisce il suo intervento indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione del rapporto di lavoro, quindi, sia per dimissioni, licenziamento o per scadenza del termine in un contratto a tempo determinato.

Particolare attenzione merita la valutazione della cessazione del rapporto di lavoro nei peculiari casi di: trasferimento d’azienda; affitto d’azienda; usufrutto.

L’Art. 2112 del c.c. prevede, infatti, come regola la continuazione del rapporto di lavoro in capo al cessionario il quale resta unico obbligato a corrispondere il TFR, anche per la parte di TFR maturata precedentemente dal lavoratore alle dipendenze del datore di lavoro cedente.

Perciò, in caso di insolvenza del datore di lavoro cedente sarà il datore di lavoro cessionario a dover corrispondere l’intero TFR maturato (quindi sia quello precedente al trasferimento sia quello successivo allo stesso). In tal caso, non si potrà chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia.

Diversamente nell’ipotesi di insolvenza del cessionario (nuovo datore di lavoro) il Fondo di Garanzia sarà tenuto al pagamento dell’intero TFR maturato (sia quello precedente sia quello successivo al trasferimento).

Invece non trova applicazione l’Art. 2112 del c.c., salvo che dall’accordo risultino condizioni di miglior favore, qualora il trasferimento riguardi aziende o imprese nei confronti delle quali vi sia stata dichiarazione di fallimento, omologazione di concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, (emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria), nel caso in cui la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata nel corso della consultazione, ma sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell’occupazione, nei confronti dei lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l’acquirente.

Ciò significa semplicemente che il Fondo di Garanzia pagherà il TFR maturato alle dipendenze del cedente sino alla data del trasferimento.

Parimenti, non può parlarsi di cessazione del rapporto di lavoro nei casi in cui il lavoratore percepisca il trattamento straordinario di integrazione salariale ai sensi dell’Art. 3 della Legge n. 223/1991 in quanto si tratta di una continuazione reale con il datore di lavoro fallito fino al termine di fruizione del trattamento.

Il Fondo di Garanzia si limiterà al pagamento del TFR maturato prima del trattamento di integrazione salariale e potrà essere richiesto dal lavoratore nel momento in cui non percepirà più tale trattamento e il rapporto di lavoro si sarà interrotto a seguito di licenziamento o dimissioni.

b) l’apertura di una procedura concorsuale

Il secondo presupposto per l’intervento del Fondo di Garanzia consiste nell’apertura di una procedura concorsuale.

Gli imprenditori assoggettabili a procedure concorsuali sono quelli indicati dall’art. 1 della Legge Fallimentare, ai sensi del quale “Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici.

Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;

b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;

c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.” Le procedure concorsuali consistono in una serie di attività, diversamente disciplinate, nelle quali, in presenza di un’autorità pubblica, viene regolato il rapporto tra un determinato imprenditore insolvente ed il complesso dei suoi creditori.

La legge prevede una pluralità di procedure concorsuali, ma ognuna di esse, anche se in modo diverso, con autorità e soggetti diversi, sottrae all’imprenditore la disponibilità dell’impresa e dei suoi beni, ovvero nomina un soggetto che opera un controllo sull’esercizio dell’attività.

Le procedure concorsuali che danno vita ad un titolo valido per la richiesta di intervento del Fondo di Garanzia sono: il fallimento, il concordato preventivo, l’amministrazione straordinaria e la liquidazione coatta amministrativa e all’interno di esse si provvede all’accertamento del credito attraverso la fondamentale richiesta di ammissione al passivo dell’imprenditore — datore di lavoro.

Perché possa darsi l’intervento del Fondo di Garanzia per la liquidazione del TFR occorre anzitutto la verifica del credito del lavoratore attraverso l’iscrizione dello stesso nello stato passivo della procedura concorsuale, con la precisazione dell’importo ammesso a titolo di TFR.

Una copia dello stato passivo deve dunque essere allegata alla richiesta del lavoratore di intervento del Fondo di Garanzia. Tuttavia, l’Art. 102 della Legge Fallimentare (di seguito L.F.) prevede che il Tribunale, con decreto motivato adottato prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo o, in base all’ultima modifica normativa, anche “in corso di verifica”, e su istanza del curatore, correlata da una relazione sulle prospettive di liquidazione, disponga il non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo.

L’applicazione, da parte del Tribunale, di tale procedura di fatto impedisce che i lavoratori possano avere un “luogo” e un “organo” che non solo accerti il credito ma che sia in grado di rilasciare una certificazione utile al conseguimento degli importi da richiedere al Fondo di Garanzia.

A tal fine, è opportuno proporre, per evitare gravissimi disagi per il lavoratore già penalizzato dalla chiusura dell’azienda, che, laddove ci siano lavoratori dipendenti di aziende fallite, i curatori fallimentari ed i Giudici provvedano, comunque, alla redazione dello stato passivo sia pure in forma sommaria al solo fine di accertare i detti crediti.

L’applicazione dell’art. 102 della Legge Fallimentare così intesa si ispirerebbe a principi di ragionevolezza ed equità, che solo in minima parte ostacolerebbero la speditezza della procedura, in una prospettiva di corretto bilanciamento di interessi e valori.

Oltre che nel caso in cui non sia redatto lo stato passivo, e non sia ivi iscritto il lavoratore, il Fondo di Garanzia non interviene anche in un un’altra ipotesi, ovvero quando l’ammissione tardiva allo stato passivo è impedita dalla già avvenuta chiusura della procedura concorsuale.

Da rammentare, inoltre, che il Legislatore prevede ulteriori ipotesi in cui non si fa luogo all’apertura della procedura concorsuale, ossia:

i) — quando l’imprenditore non può più essere dichiarato fallito essendo trascorso più di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese;

ii) — nel caso in cui risulti che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati accertati nel corso dell’istruttoria prefallimentare sia inferiore a 30.000,00. Il limite si intende riferito a tutti i debiti dell’azienda e non legati al singolo individuo.

Anche in queste ipotesi specifiche, dunque, le domande presentate al Fondo di Garanzia non potranno trovare accoglimento.

c) l’esistenza del credito per TFR rimasto insoluto

Il terzo presupposto per l’intervento del Fondo di Garanzia, ossia l’esistenza del credito per TFR rimasto insoluto, è naturalmente una circostanza di fatto su cui non sono indispensabili ulteriori commenti.

2— Il caso del datore di lavoro non soggetto alle procedure concorsuali.

Come già evidenziato, i requisiti per l’intervento del fondo di Garanzia sono diversi nel caso in cui il datore di lavoro non sia assoggettabile a procedure concorsuali.

In tali circostanze i requisiti (anche questi da intendersi cumulativamente) sono:

a) cessazione del rapporto di lavoro subordinato

b) inapplicabilità al datore di lavoro delle procedure concorsuali per mancanza dei requisiti soggettivi di cui all’art. 1 della Legge Fallimentare

Relativamente a questo presupposto, occorre osservare che la dimostrazione che il datore di lavoro non sia soggetto alle procedure concorsuali secondo i parametri richiesti dalla nuova disciplina fallimentare risulta piuttosto complessa, dal momento che né l’INPS né il lavoratore sul quale incombe l’onere della prova dispongono di elementi sufficienti per compiere una valutazione completa della situazione patrimoniale ed economica dell’imprenditore insolvente.

La Legge Fallimentare, oggetto di recente modifica, pone a carico del debitore (datore di lavoro) l’onere di provare il possesso dei requisiti che comportano l’esclusione dal fallimento, pertanto, il lavoratore al fine di dimostrare che il datore di lavoro non è assoggettabile a procedura concorsuale potrà esibire una copia del decreto del Tribunale di reiezione dell’istanza di fallimento per insussistenza dei presupposti di cui all’art. 10,11, 15 comma 9 della Legge Fallimentare consistenti, rispettivamente, nella cessazione dell’impresa da oltre un anno, nella morte dell’imprenditore o nella consistenza di debiti complessivi dell’azienda in euro 30.000,00.

La presentazione del Decreto del Tribunale non è necessaria quando l’INPS ne è già in possesso per aver tentato personalmente di dichiarare il fallimento del datore di lavoro, oppure quando quest’ultimo è un imprenditore agricolo o una società a responsabilità limitata (s.r.l.) o quando risulta che il datore di lavoro non ha avuto nei tre anni precedenti la domanda di intervento al Fondo di Garanzia e la domanda di cessazione dell’attività, in media, più di tre dipendenti.

c) insufficienza delle garanzie patrimoniali del datore di lavoro a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata

Il terzo requisito richiesto dalla legge per l’intervento del Fondo di Garanzia, sempre nel caso di imprenditore non assoggettabile a procedure concorsuali, attiene alla prova dell’insolvenza del datore di lavoro e alla dimostrazione che a seguito dell’esecuzione forzata sul patrimonio del datore di lavoro le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti a soddisfare il credito del lavoratore.

Il presupposto in parola è stato oggetto di moltissimi dubbi ed interventi giurisprudenziali.

Va premesso che, com’è naturale, nel caso di imprenditore soggetto alle procedure concorsuali, l’accertamento della sua insolvenza avviene nell’ambito di tali procedure.

Il problema si pone invece in modo peculiare nel caso di non applicabilità delle procedure concorsuali.

Al riguardo la giurisprudenza1 della Corte di Cassazione (Sent. N. 1178 del 25/11/2008–19/01/2009 ha statuito due principi importanti con riferimento all’interpretazione dell’Art. 2 della Legge n. 297/1982.

Tale ultima disposizione prevede il pagamento del TFR da parte dell’INPS, qualora l’impresa sia assoggettata al fallimento, ovvero nel caso in cui il datore di lavoro, non soggetto alla legge fallimentare, sia sottoposto ad esecuzione forzata senza esito.

Nella motivazione della sentenza vengono enunciati i seguenti due principi di diritto:

  1. qualora un datore di lavoro sia assoggettabile a fallimento, ma, in concreto, non possa essere dichiarato fallito, in quanto ha cessato l’attività di impresa da oltre un anno, egli deve essere considerato “non soggetto” a fallimento e, conseguentemente, deve applicarsi l’articolo 2, comma 5, della legge n. 297/1982, norma che prevede l’intervento del Fondo di Garanzia, costituito presso l’INPS alle condizioni previste dalla medesima legge;
  2. al fine di conseguire l’intervento del Fondo di Garanzia, è sufficiente che il lavoratore abbia infruttuosamente esperito una procedura di esecuzione mobiliare, eccezion fatta nel caso in cui risultino certificate delle circostanze dalle quali si possa evincere che esistono altri beni aggredibili con l’azione esecutiva. La prova di siffatte circostanze deve essere data dal Fondo stesso.

Sempre nel rispetto dell’Art. 2 della Legge n. 297/1982 la giurisprudenza ha rilevato che ai fini del pagamento del TFR da parte del Fondo di Garanzia, qualora il datore di lavoro non sia un imprenditore commerciale, il lavoratore deve dimostrare che, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata per la realizzazione del relativo credito, le garanzie patrimoniali sono risultate in tutto o in parte insufficienti, richiedendosi, peraltro, come necessario ulteriore elemento, desumibile dalla ratio legis, che l’azione esecutiva individuale (mobiliare, immobiliare o presso terzi), “che deve conformarsi all’ordinaria diligenza” sia stata esercitata “in modo serio e adeguato, ancorché, eventualmente, infruttuoso” (Cass. 9 marzo 2001 n. 3511 e Cass. 2 aprile 2002 n. 4666).

In applicazione della regola da ultimo enunciata, quindi, va fatta un’ulteriore affermazione ossia che, qualora il debitore — datore di lavoro sia un’Associazione non riconosciuta, non basta che il creditore provi di avere esperito un inutile tentativo di pignoramento mobiliare presso la sede dell’Associazione, dovendo lo stesso altresì dimostrare di avere compiuto idonee ricerche dei soggetti personalmente e solidalmente obbligati in base all’art. 38 c.c., in ordine alla eventuale titolarità in capo ai medesimi di beni mobili o immobili o di altri diritti.

Dal punto di vista pratico la dimostrazione dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali del datore di lavoro si verifica quando il lavoratore esibisce il verbale del pignoramento mobiliare negativo tentato presso l’azienda o presso la residenza del datore di lavoro, se trattasi di imprenditore individuale, oppure quando il lavoratore esibisce il verbale di pignoramento mobiliare negativo tentato presso l’azienda e presso tutti i luoghi di residenza delle persone che rispondono solidalmente, in caso di società di persone.

Nel caso, invece, in cui il datore di lavoro sia deceduto, le azioni esecutive dovranno essere eseguite nei confronti di tutti gli eredi del debitore.

Ancora, nell’ipotesi in cui gli eredi abbiano accettato l’eredità con beneficio d’inventario, il lavoratore potrà accedere alla tutela del Fondo di Garanzia solo qualora si munisca di un titolo esecutivo e sia stata aperta la procedura di liquidazione prevista dall’Art. 499 del c.c (c.d. liquidazione concorsuale) e se al termine della liquidazione stessa, il credito del lavoratore sia rimasto in tutto o in parte insoddisfatto per incapienza dei beni ereditari.

Considerato il diverso valore sul piano giuridico dello stato di graduazione previsto dall’art. 499 c.c. rispetto allo stato passivo delle procedure concorsuali, dovendosi applicare l’Art. 2 comma 5 della Legge 297/82, il Fondo di Garanzia non sarà tenuto al pagamento se non prima sia stata chiusa la fase della liquidazione.

Da ricordare anche che ai fini dell’intervento del Fondo di Garanzia, al pignoramento negativo può essere equiparato quello mancato quando:

a) l’ufficiale giudiziario abbia accertato l’irreperibilità del datore di lavoro all’indirizzo di residenza che risulta dai registri dell’anagrafe comunale;

b) l’ufficiale giudiziario abbia constatato, in occasione di almeno due accessi, l’assenza del debitore.

d) l’esistenza del credito per TFR rimasto insoluto

Venendo all’ultimo presupposto previsto dalle norme applicabili, ossia l’accertamento dell’esistenza di uno specifico credito per TFR, deve evidenziarsi che il Fondo di Garanzia può intervenire ai sensi dell’art. 2, comma 5, della Legge 297/82, ovvero al di fuori di una procedura concorsuale, solo se il credito del lavoratore è stato positivamente accertato in giudizio.

Come si presenta la domanda al Fondo di garanzia

La domanda di intervento del Fondo deve essere presentata dal lavoratore o dai suoi eredi alla Sede dell’INPS nella cui competenza territoriale l’assicurato ha la propria residenza.

Dal 2012 le domande possono essere presentate all’INPS in via telematica attraverso il servizio dedicato, che le indirizza direttamente alla struttura territoriale competente in base alla residenza dichiarata dal lavoratore.

Alla domanda è necessario allegare una serie di documenti, volti essenzialmente a comprovare gli avvenuti tentativi da parte del lavoratore di ottenere il pagamento da parte del proprio datore e a quantificare in maniera analitica i crediti di cui si richiede il rimborso.

Se la domanda viene inoltrata da un patronato o dal legale, è necessario allegare copia del documento di identità del lavoratore e il mandato di assistenza e rappresentanza.

La documentazione differisce a seconda della particolare posizione del richiedente.

— In caso di fallimento, amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa è necessario allegare alla domanda:

  • la copia autentica dello stato passivo esecutivo (anche per estratto). La documentazione non è necessaria se il responsabile della procedura concorsuale o la cancelleria del tribunale abbiano provveduto a trasmettere all’INPS una copia in formato digitale;
  • la dichiarazione sostitutiva del certificato del tribunale che attesta che il credito non è stato oggetto di opposizione o di impugnazione ai sensi dell’articolo 98, Legge Fallimentare. Dal 21 marzo 2014 la dichiarazione è integrata nella domanda telematica di intervento del Fondo di garanzia;
  • il modello SR52 debitamente compilato e firmato dal responsabile della procedura concorsuale. In caso di comprovato rifiuto di compilazione da parte del responsabile della procedura di concorsuale, le informazioni utili alla liquidazione dovranno essere fornite direttamente dal lavoratore tramite la produzione di idonea documentazione (come l’istanza di ammissione al passivo completa di documentazione) e del modello SR54;
  • la copia autentica del decreto che ha deciso l’eventuale azione di opposizione o impugnazione;
  • la copia della domanda di ammissione al passivo completa di documentazione. Da allegare sempre se con l’accertamento del credito è stato chiesto l’accertamento della natura subordinata dal rapporto di lavoro in essere con il datore di lavoro insolvente.

— In caso di procedura concorsuale in un altro stato membro vanno allegati alla domanda:

  • la copia autentica dello stato passivo munita di traduzione legale dalla quale si deve evincere, in maniera inequivocabile, che le somme sono dovute a titolo di TFR e/o di retribuzione per i mesi per i quali viene richiesto il Fondo di garanzia;
  • la dichiarazione del tribunale o del responsabile della procedura munita di traduzione legale che attesti che lo stato passivo è definitivo e non è soggetto, per quanto riguarda il credito del lavoratore, a modifiche;
  • il modello SR54 da compilare e sottoscrivere dal lavoratore in forma di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;
  • la copia dei cedolini stipendiali relativi al TFR e alle mensilità di retribuzione per le quali si chiede l’intervento del Fondo di garanzia;
  • la copia della lettera o contratto di assunzione e della lettera di licenziamento.

— In caso di concordato preventivo vanno allegati alla domanda:

  • la copia autentica del decreto di omologazione;
  • la copia della comunicazione di cui all’articolo 171, Legge Fallimentare, contenente la proposta del debitore circa i crediti del lavoratore. Se non è stato allegato il modello SR52 e dal decreto di omologazione non sia possibile dedurre la misura in cui è prevista la soddisfazione dei crediti di lavoro;
  • il modello SR52 sottoscritto dal commissario giudiziale o liquidatore nominato dal tribunale in caso di concordato con cessione di beni; di comprovato rifiuto da parte del responsabile della procedura concorsuale, le informazioni utili alla liquidazione potranno essere fornite direttamente dal lavoratore tramite la produzione di idonea documentazione e del modello SR54;
  • la copia dei cedolini stipendiali relativi alle mensilità di retribuzione per le quali si chiede l’intervento del Fondo di garanzia (se non è stato allegato il modello SR52);

— In caso di esecuzione individuale alla domanda vanno allegati:

  • il modello SR53 da compilare e sottoscrivere a cura del lavoratore in forma di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;
  • il decreto del tribunale di rigetto dell’istanza di fallimento, salvo i casi di esclusione;
  • copia conforme del titolo esecutivo in base al quale è stata esperita l’esecuzione forzata ;
  • la copia del ricorso sulla base del quale è stato ottenuto il titolo esecutivo, completo di allegati (eventuale);
  • la copia del/dei verbale/i di pignoramento negativo;
  • la dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui si attesta che, dagli atti della conservatoria dei registri immobiliari, il datore di lavoro non risulta proprietario di beni immobili nei luoghi di nascita e di residenza, ovvero che il datore di lavoro risulta titolare di beni immobili (da indicare specificatamente), ma che gli stessi sono gravati da ipoteche in misura superiore al valore del bene.

— In caso di eredità giacente vanno allegati alla domanda:

  • il modello SR53 da compilare e sottoscrivere dal lavoratore in forma di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;
  • l’originale del titolo esecutivo con il quale è stato riconosciuto il credito per TFR del lavoratore;
  • la copia autentica dello stato di graduazione di cui all’art. 499, codice civile;
  • la copia autentica del riparto finale;
  • la copia autentica del provvedimento di chiusura della liquidazione.

— In caso di apertura di una procedura di liquidazione del patrimonio (articolo 14-ter, legge 27 gennaio 2012, n. 3) vanno allegati alla domanda:

  • la copia del decreto del tribunale che dichiara aperta la procedura di liquidazione ex articolo 14-ter, legge 3/2012;
  • la copia autentica dello stato passivo definitivo redatto dal liquidatore o dal giudice incaricato;
  • il modello SR52 compilato dal liquidatore nominato dal tribunale;
  • la copia del decreto di chiusura della procedura (se ricorre il caso);
  • la copia autentica dei provvedimenti di riparto delle somme ricavate dalla liquidazione (se ricorre il caso).

— In caso di successione legittima, se la domanda è presentata dagli eredi del lavoratore, oltre ai documenti previsti per lo specifico tipo di intervento è necessario allegare:

  • la dichiarazione sostitutiva del certificato di morte del lavoratore dante causa;
  • l’atto di notorietà attestante:
  • le generalità del defunto, comprensive del luogo e della data di nascita, dello stato civile e del luogo di ultima residenza e domicilio;
  • le generalità di tutti gli eredi;
  • che tra il defunto e il coniuge superstite non è stata pronunciata sentenza di separazione, passata in giudicato, con addebito a carico del coniuge separato;
  • l’indicazione delle persone che hanno la rappresentanza o l’assistenza di minori o di incapaci, ove vi siano tra gli aventi diritto alla successione;
  • l’indicazione delle persone di cui non si accertabile l’esistenza in vita (scomparsi, assenti, morti presunti), ove vi siano tra gli aventi diritto alla successione;
  • che trattasi di successione legittima, non avendo il defunto disposto con testamento della prestazione domandata;
  • la delega alla riscossione in favore di uno solo degli eredi (modello SR22).

— In caso di successione testamentaria, se la domanda è presentata dagli eredi del lavoratore, oltre ai documenti previsti per lo specifico tipo di intervento è necessario allegare:

  • la copia autentica del testamento pubblico o del verbale di pubblicazione del testamento olografo o segreto, contenente il certificato di morte;
  • la documentazione che dovesse risultare necessaria in base al contenuto delle disposizioni testamentarie (istituzione di erede o legato);
  • la delega alla riscossione in favore di uno solo degli eredi (eventuale).

Se tra gli eredi sono presenti minori o incapaci, è necessario allegare la copia autentica dell’autorizzazione del giudice tutelare a riscuotere il TFR e gli altri crediti da lavoro.

In caso di cessione del TFR a garanzia di un finanziamento, allegare copia del contratto di cessione e modello SR131, compilato in ogni sua parte, compresa la dichiarazione del cessionario circa l’assenza di azioni di recupero o l’impegno a sospenderle per il periodo necessario all’istruttoria della domanda.

Termini di presentazione della domanda

Le norme applicabili prevedono dei termini differenti per la presentazione della domanda di intervento del Fondo di Garanzia a seconda della procedura che ha dato luogo al riconoscimento del credito del lavoratore.

a) In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa ed amministrazione straordinaria, dal 15° giorno successivo al deposito dello stato passivo reso esecutivo ai sensi degli art. 97 e 209 della L.F.;

b) nel caso in cui siano state proposte impugnazioni o opposizioni riguardanti il credito del lavoratore, dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza che decide su di esse;

c) in caso di concordato preventivo, dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza di omologa (ora del decreto di omologazione), ovvero della sentenza (ora del decreto) che decide di eventuali opposizioni o impugnazioni;

d) in caso di insinuazione tardiva del credito nella procedura fallimentare, dal giorno successivo al decreto di ammissione al passivo o dopo la sentenza che decide dell’eventuale contestazione;

e) in caso di esecuzione individuale, dal giorno successivo alla data del verbale di pignoramento negativo, ovvero, in caso di pignoramento in tutto o in parte positivo, dal giorno successivo alla data del provvedimento di assegnazione all’interessato del ricavato dell’esecuzione.

Il termine di prescrizione

In mancanza di una esplicita previsione normativa che stabilisca quale sia il termine entro il quale il lavoratore debba esercitare il diritto e chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia in sostituzione del datore di lavoro insolvente in applicazione dell’Art. 2948 c.c., si ritiene che il termine sia di cinque anni, come accade per il TFR.

Infatti, la giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. Lav. n. 5658 del 18.4.2001 — n. 13988 del 4.7.2002) ha riconosciuto che il Fondo di Garanzia, in virtù dell’accollo legislativamente previsto, diviene condebitore solidale del datore di lavoro, pertanto, in forza dell’Art. 1310 c.c. tutti gli atti con i quali il lavoratore interrompe la prescrizione nei confronti del datore di lavoro hanno effetti anche nei confronti del Fondo di Garanzia. Tuttavia l’eventuale rinuncia alla prescrizione fatta dal datore dilavoro non ha effetti nei confronti del Fondo di Garanzia.

Importante, quindi, è la verifica del tempo che intercorre tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la data di deposito in Tribunale della domanda di ammissione al passivo; il termine non deve superare i cinque anni, salve le interruzioni effettuate secondo le regole del codice civile.

E’ utile, invero, ricordare che l’interruzione può essere fatta valere con qualsiasi atto con il quale il lavoratore costituisce in mora il proprio datore di lavoro e che la proposizione della domanda giudiziale interrompe la prescrizione fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio.

Per fare un esempio: la domanda di insinuazione al passivo, ai sensi dell’Art. 94 della Legge Fallimentare produce gli stessi effetti di una domanda giudiziale, ed interrompe la prescrizione fino alla sentenza di fallimento, cosicché il termine di prescrizione inizierà a decorrere dalla chiusura della procedura.

Pertanto, dal punto di vista procedurale è necessario che il lavoratore chieda l’insinuazione al passivo entro cinque anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro e che entro cinque anni dalla chiusura del fallimento presenti domanda per l’intervento del Fondo di Garanzia.

Questa procedura vale anche nei casi di procedura di amministrazione straordinaria mentre in caso di liquidazione coatta amministrativa, se l’ammissione non avviene per richiesta del lavoratore l’effetto dell’interruzione della prescrizione decorre dal momento in cui il commissario liquidatore con raccomandata comunica l’importo del
credito risultante dalle scritture contabili.

Una peculiare situazione si verifica nel caso di concordato preventivo. Ad esso non si applica analogicamente l’art. 94 della Legge Fallimentare in quanto non c’è verifica dello stato passivo e dei crediti.

Pertanto, in questo caso, l’intervento del Fondo di Garanzia potrà richiedersi soltanto se non siano decorsi cinque anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro e la data di presentazione della domanda presso l’INPS, salvi, anche in questa ipotesi gli eventuali atti interruttivi della prescrizione.

Tempi di definizione della procedura d’intervento del Fondo di Garanzia.

Il Fondo di Garanzia verificata la sussistenza e completezza di tutta la documentazione a supporto della richiesta d’intervento provvede alla liquidazione del TFR entro il termine di 60 giorni.

L’INPS svolge il ruolo di sostituto d’imposta per il versamento delle ritenute fiscali sulle somme di TFR e sugli altri oneri accessori.

Premesso ciò, l’insinuazione al passivo per le somme dovute a titolo di TFR va fatta al lordo delle ritenute fiscali, al contrario, qualora l’ammissione al passivo sia stata fatta al netto delle ritenute si procederà al calcolo delle ritenute stesse e per la differenza si presenterà domanda tardiva ai sensi dell’Art. 101 della Legge Fallimentare.

Incompatibilità

L’art. 2, comma 4, D.lgs. n. 80/92 prevedeva una serie di incumulabilità tra il pagamento da parte del Fondo di Garanzia, fino a concorrenza degli importi, e:

a) il trattamento straordinario di integrazione salariale percepito nell’arco dei dodici mesi;

b) le retribuzioni corrisposte al lavoratore nell’arco degli ultimi tre mesi;

c) l’indennità di mobilità riconosciuta ai sensi della L. 23 luglio 1991, n. 223, nell’arco dei tre mesi successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Tutte queste incompatibilità sono state superate per effetto di pronunce della Corte di Giustizia Europea mentre resta confermata la previsione, per la quale la prestazione di cui al D. Lgs. 80/92 deve essere erogata anche in presenza del trattamento C.I.G.S., concesso ai sensi dell’Art. 3 della L. 23 luglio 1991, n. 223.

Tassazione

Le prestazioni erogate dal Fondo a titolo di crediti di lavoro, costituiscono redditi di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 46 del T.U.I.R. e sono di conseguenza assoggettate a ritenuta alla fonte, calcolata col sistema della tassazione separata, ai sensi dell’art. 16, comma 1, lett. b) del citato T.U.I.R., qualora trattasi di emolumenti corrisposti in anni successivi rispetto a quello in cui e’ maturato il diritto.

Ricorsi

Ricorsi Amministrativi

Contro il provvedimento di reiezione della domanda, o di liquidazione della prestazione in misura inferiore a quella richiesta, è ammesso ricorso amministrativo al Comitato Provinciale entro novanta giorni dalla sua ricezione (art. 46 c. 5 legge 88/89).

In caso di mancata adozione del provvedimento da parte dell’Istituto il termine per la proposizione del ricorso decorre dal 61° giorno successivo a quello di presentazione della domanda completa della documentazione.

Il ricorso, redatto in carta semplice, deve essere presentato all’Ufficio che ha adottato il provvedimento.

I ricorsi tardivi, perché presentati dopo l’esaurimento del procedimento amministrativo (ossia dopo il 240° giorno dalla presentazione della domanda) non incidono sul decorso del termine annuale di decadenza cui soggiace la domanda giudiziaria, mentre i ricorsi ulteriormente tardivi dovranno essere rigettati, senza alcun esame nel merito, perché non più sussiste un credito che possa ricevere tutela giudiziaria.

Ricorsi Giudiziali

L’art. 4 del D.L. 19 settembre 1992, n. 384 — convertito nella legge 14 novembre 1992, n. 438 — prevede il termine di decadenza di un anno per la proposizione dell’azione giudiziaria per le prestazioni afferenti alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 L. 88/89) nella quale espressamente rientra il Fondo di garanzia per il TFR.

Tale termine decorre dalle date stabilite nel comma 2 dell’art. 47 D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, come sostituito dalla novella del 1992, che variano in relazione agli sviluppi del procedimento amministrativo.

Casistica di decisioni della Magistratura in tema di accesso al Fondo di Garanzia

  1. In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della legge fallimentare, ai fini dell’accoglimento della domanda di intervento del fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, istituito presso l’INPS ex art. 2 della L. n. 297 del 1982, grava sul lavoratore l’onere di dimostrare che le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti a seguito di un serio e adeguato esperimento dell’esecuzione forzata, comportante, in particolare, secondo l’uso della normale diligenza, la ricerca di beni presso i luoghi riconducibili “de iure” alla persona del debitore, come ad esempio quelli della nascita, della residenza, del domicilio o della sede dell’impresa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito fondata sul rilievo che il ricorrente si era limitato all’infruttuosa esecuzione mobiliare senza nulla documentare in ordine alla consistenza del patrimonio immobiliare del debitore). (Cass. 5/9/2016 n. 17593, Pres. D’Antonio Rel. Cavallaro, in Lav. nella giur. 2017, 96)
  2. L’obbligo del Fondo di garanzia per il T.f.r. costituito presso l’Inps ha per oggetto una prestazione di natura previdenziale, diversa dal trattamento dovuto al lavoratore dal datore di lavoro. Ne consegue che una volta che si siano realizzate le condizioni previste dalla legge, e cioè l’ammissione in via definitiva del credito per T.f.r. al passivo fallimentare, il lavoratore ha diritto alla relativa prestazione a carico del Fondo di garanzia, senza che rilevi in contrario l’intervenuta prescrizione del credito stesso verso il datore di lavoro, non rilevata nell’ambito della procedura fallimentare. (Corte app. Milano 4/10/2013 n. 540, Pres. Curcio Est. Vitali, in Lav. nella giur. 2014, con commento di Rocco Cama, 380)
  3. Il credito verso il Fondo di garanzia dell’Inps per il trattamento di fine rapporto ha natura retributiva, pertanto — nonostante il diritto alla relativa prestazione tragga origine, anziché dal rapporto di lavoro, dal diverso rapporto assicurativo-previdenziale — può essere validamente ceduto dal lavoratore a una società finanziaria che, in base all’art. 2, L. 29/5/82 n. 297, ha diritto al pagamento. (Cass. 13/10/2010, n. 21143, Pres. Sciarelli Est. Monaci, in D&L 2010, con nota di Alessandro Corrado, “Accesso al Fondo di Garanzia Inps: conferme della Suprema Corte”, 1124)
  4. Ai fini della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982, in favore del lavoratore, per il pagamento del T.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, quest’ultimo, se dichiarato fallito per avere cessato l’attività di impresa da oltre un anno, va considerato “non soggetto” a fallimento, e pertanto opera la disposizione dell’art. 2, comma 5, della predetta legge, secondo cui il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l’Inps alle condizioni previste dal comma stesso, essendo sufficiente, in particolare, che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrano che esistono altri bene aggredibili con l’azione esecutiva. (Cass. 29/7/2010 n. 17740, Pres. Lamorgese Rel. Toffoli, in Lav. Nella giur. 2010, 1048, e in D&L 2010, con nota di Alessandro Corrado, “Accesso al Fondo di Garanzia Inps: conferme della Suprema Corte”, 1124)
  5. Il lavoratore che intenda chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia di cui alla L. 29/5/82 n. 297 deve assolvere all’onere di dimostrare che nei confronti del datore di lavoro, soggetto alle procedure concorsuali, è stata pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento e che il credito relativo al Tfr è stato ammesso nello stato passivo, mentre nei confronti del datore di lavoro non soggetto alle procedure concorsuali, occorre la prova dell’assenza o dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore (a esempio tramite evidenza di una procedura esecutiva infruttuosa). (Cass. 27/10/2009 n. 22647, Pres. Sciarelli Est. Zappia, in D&L 2009, 1035)
  6. L’inutile esperimento di una qualsivoglia procedura esecutiva individuale non è, da solo, idoneo a realizzare la preventiva escussione del debitore principale, per il pagamento di quanto dovuto dal datore di lavoro inadempiente non soggetto a procedure concorsuali. Tuttavia non è imposto al lavoratore l’onere di provare l’insufficienza della garanzia offerta dall’intero patrimonio del datore di lavoro inadempiente, ma soltanto l’onere di dimostrare che le garanzie patrimoniali sono risultate in tutto o in parte insufficienti, a seguito di un esperimento dell’esecuzione forzata serio e adeguato, che comporta, in coerenza con la norma diligenza, la ricerca di beni di proprietà del datore di lavoro inadempiente, quanto meno nei luoghi, comunque, ricollegabili alla sua persona. (Cass. 8/5/2008 n. 11379, Pres. ed Est. De Luca, in Riv. it. dir. lav. 2009, con nota di Franco Focareta, “L’intervento del Fondo di Garanzia nei casi di datori di lavoro non soggetti a procedure concorsuali”, 176)
  7. In tema di intervento del Fondo di Garanzia gestito dall’Inps di cui alla legge n. 297/1982, in caso di insolvenza del datore di lavoro, gli importi relativi alle ultime tre mensilità retributive spettanti ai lavoratori sono esenti da contribuzione e si calcolano con applicazione del limite del triplo del trattamento di integrazione salariale mensile determinato al netto delle trattenute previdenziali ed assistenziali. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la detrazione delle trattenute previdenziali dal trattamento di integrazione, essendo solo operata contabilmente ai fini della determinazione del limite massimo della prestazione erogabile dal Fondo, violi il principio dell’esonero di tale prestazione dalla contribuzione). (Cassa con rinvio, App. Firenze, 14 Giugno 2004). (Cass. 7/2/2008 n. 2884, Pres. Mercurio Est. Miani Canevari, in Dir. & prat. lav. 2008, 2154)
  8. Il primo e sostanziale presupposto che giustifica l’intervento del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto di cui all’art. 2120 c.c. in caso di insolvenza del datore di lavoro è la cessazione del rapporto, quale che ne sia la causa; tale presupposto è escluso qualora il datore di lavoro, prima della dichiarazione di fallimento, abbia ceduto ad altri l’azienda, con trasferimento dei lavoratori ai sensi dell’art. 2112 c.c.; nessun rilievo può essere attribuito in materia all’eventuale accordo di ripartizione del debito per Tfr fra le società cedente e cessionaria (nella specie, delegazione di pagamento alla seconda per il Tfr maturato presso la prima). (Trib. Pistoia 12/9/2007, Est. De Marzo, in D&L 2008, con nota di Yara Serafini, “Intervendo del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto in ipotesi di trasferimento d’azienda: il rilievo degli accordi di cessione del credito fra soggetti coinvolti”, 266)
  9. L’esperimento, da parte del singolo lavoratore, dell’esecuzione forzata per la realizzazione dei propri crediti di lavoro, previsto dall’art. 2, quinto comma, della L. n. 29 maggio 1982, n. 297, e dall’art. 2, secondo comma, del D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 80, nei confronti del datore di lavoro inadempiente che non sia assoggettabile alle procedure concorsuali, costituisce, in linea di principio, un presupposto necessario per poter richiedere l’intervento del Fondo di Garanzia istituito presso l’Inps. Tale presupposto viene, peraltro, meno in tutti quei casi in cui l’esperimento dell’esecuzione forzata ecceda i limiti dell’ordinaria diligenza ovvero quando la mancanza o l’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore debbano considerarsi provate in relazione alle particolari circostanze del caso concreto. (Cass. 17/4/2007 n. 9108, Pres. Sciarelli Est. Di Cerbo, in Lav. nella giur. 2007, 1247 e in Dir. e prat. lav. 2008, 428)
  10. Stante la natura previdenziale della obbligazione a carico del Fondo di Garanzia dell’Inps — che, ai sensi dell’art. 2 della L. n. 297/1982, garantisce il pagamento del trattamento di fine rapporto nel caso di insolvenza del datore di lavoro — il riferimento agli “aventi diritto” del lavoratore — contenuto nel primo comma di detto art. 2 — deve essere interpretato come riferimento a quei soggetti che l’art. 2122 c.c. indica quali destinatari ex lege delle prestazioni in caso di morte del lavoratore (coniuge, figli e, se viventi a carico, parenti fino al terzo grado e affini fino al secondo). (Corte app. Milano 22/2/2007, Pres. Salmeri Rel. Sbordone, in Lav. nella giur. 2007, 1153)
  11. Ai fini dell’obbligo del Fondo di garanzia costituito presso l’Inps, ai sensi del D.Lgs. 27/1/92 n. 80, di pagare ai lavoratori la retribuzione delle ultime tre mensilità rientranti nei dodici mesi che precedono il provvedimento di apertura della procedura concorsuale, occorre far riferimento alle ultime tre mensilità del rapporto di lavoro “in atto”; dovendosi ritenere l’inerte protrazione della formale esistenza del soggetto datoriale fino all’apertura della procedura, del tutto irrilevante. (Cass. 29/12/2006 n. 27599, Pres. Senese Est. Cuoco, in D&L 2007, con nota di Filippo Capurro, “Profili temporali della garanzia degli utlimi tre mesi di retribuzione”, 480)
  12. L’obbligo del Fondo di garanzia, in caso di insolvenza del datore di lavoro, consegue al semplice accertamento dell’esistenza del diritto di credito del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e dell’insolvenza dell’obbligato (acclarata attraverso la procedura concorsuale ovvero quella esecutiva individuale) e, pertanto, non può essere subordinato alla produzione, da parte del lavoratore, di documentazione ulteriore, relativa ad altre circostanze (quale la corresponsione di acconti da parte del datore di lavoro, il reddito del lavoratore, l’anzianità di questo ai fini della determinazione dell’imposta), non essendo normativamente previsto un corrispondente onere del lavoratore, nè potendo su questi pesare l’eventuale inadempimento datoriale in relazione al suo obbligo di informazione nei confronti dell’ente previdenziale. (Cass. 10/8/2006 n. 18136, Pres. Mileo Est. Cuoco, in Lav. nella giur. 2007, 203 e in Dir. e prat. lav. 2007, 1008)
  13. Con riferimento all’obbligo del Fondo di garanzia costituito presso l’Inps, ai sensi del D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 80, di pagare ai lavoratori la retribuzione delle ultime tre mensilità rientranti nei dodici mesi che precedono la data del provvedimento di apertura della procedura concorsuale a carico del datore di lavoro, la lettera della legge rende manifesta la ratio di stabilire un collegamento certo tra epoca di insorgenza del reddito retributivo e insolvenza del datore di lavoro, escludendo, pertanto, che i crediti inerenti gli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro possano farsi rientrare nei dodici mesi precedenti il dies a quo normativamente fissato per il fatto che il termine di adempimento dell’obbligazione retributiva risulti, per qualsiasi ragione, anche per effetto di pattuizioni individuali, fissato in epoca successiva. Nè al termine di scadenza, consensualmente fissato per l’adempimento del datore di lavoro, può attribuirsi l’effetto di determinare il calcolo del periodo dei dodici mesi a ritroso, siccome, nell’interpretazione più estensiva della legge, solo un’azione giudiziaria è a tanto idonea, non rilevando la preclusione determinata dalla volontà dello stesso lavoratore-creditore. (Cass. 21/6/2006 n. 14312, Pres. Ciciretti Est. Picone, in Lav. nella giur. 2006, 1132, e in Dir. e prat. lav. 2007, 137)
  14. Il diritto del lavoratore di ottenere dall’INPS, in caso di insolvenza del datore di lavoro, la corresponsione del TFR carico dello speciale fondo di cui all’art. 2 della legge n. 297 del 1982, ha natura di diritto di credito a una prestazione previdenziale, ed è perciò distinto e autonomo rispetto al credito vantato nei confronti del datore di lavoro (restando esclusa, pertanto, la fattispecie di obbligazione solidale), diritto che si perfeziona (non con la cessazione del rapporto di lavoro ma) al verificarsi dei presupposti previsti da detta legge (insolvenza del datore di lavoro, verifica dell’esistenza e misura del credito in sede di ammissione al passivo, ovvero all’esito di procedura esecutiva), con la conseguenza che, prima che si siano verificati tali presupposti, nessuna domanda di pagamento può essere rivolta all’INPS e, pertanto, non può decorrere la prescrizione del diritto del lavoratore anche nei confronti del Fondo di garanzia. (Cass. 19/12/2005 n. 27917, Pres. Mileo Est. Picone, in Orient. Giur. Lav. 2005, 964)
  15. Il diritto del lavoratore di ottenere dall’Inps, in caso di insolvenza del datore di lavoro, la corresponsione del Tfr a carico dello speciale Fondo di cui mall’art. 2 L. 29/5/82 n. 297, ha natura di credito a una prestazione previdenziale, diritto che si perfeziona al verificarsi dei presupposti previsti da detta legge. (Cass. 19/12/2005 n. 27917, Pres. Mileo Est. Picone, in D&L 2006, 627)
  16. In caso di fallimento del datore di lavoro, il Fondo di Garanzia gestito dall’Inps è tenuto a corrispondere il trattamento di fine rapporto con gli interessi nella misura legale ed il risarcimento del maggior danno — senza necessità che il lavoratore assolva l’onere di allegazione e di prova di cui all’art. 1224, comma 2, c.c. — con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto e fino al giorno dell’effettivo pagamento. (Corte d’appello Catania 29/10/2004, Pres. e Rel. Pagano, in Lav. nella giur. 2005, 594)
  17. Il diritto del lavoratore a ottenere dell’Inps, in caso di fallimento del datore di lavoro, la corresponsione del trattamento di fine rapporto a carico dello speciale fondo di cui all’art. 2 l. 297 del 1982 presuppone, oltre che la dichiarazione di insolvenza dello stesso datore di lavoro, la verifica dell’esistenza e della misura del credito in sede di ammissione al passivo fallimentare. Prima che si siano verificati tali presupposti, nessuna domanda di pagamento può essere rivolta all’Inps e, pertanto, non può decorrere la prescrizione del diritto del lavoratore nei confronti del Fondo di garanzia. (Cass. 26/2/2004 n. 3939, Pres. Dell’Anno Est. La Terza, in Giust. civ. 2005, 492)
  18. Il Fondo di garanzia istituito presso l’Inps è tenuto a corrispondere oltre alla somma capitale dovuta per Tfr ed ultime 3 mensilità, anche gli interessi e la rivalutazione monetaria, non trovando applicazione in tale ipotesi l’art. 16, 6° comma, L. 412/91. (Trib. Milano 23/10/2003, Est. Gargiulo, in D&L 2004, 206)
  19. Il termine di prescrizione di un anno stabilito dall’art. 2, comma 5, D.Lgs. n. 80/92 per far valere nei confronti del Fondo di Garanzia dell’Inps i crediti di lavoro diversi dal TFR, nel caso di fallimento del datore di lavoro, decorre da quando il diritto verso il Fondo è sorto e quindi poteva essere fatto valere ai sensi dell’art. 2, commi 2 e 3, L. n. 297/82 applicabile per l’espresso richiamo di cui al comma 3 dello stesso art. 2, D.Lgs. n. 80/92. Non è applicabile alla specie il principio che affonda le sue radici negli artt. 2945, comma 2, c.c. e 94 l.f. per il quale la presentazione dell’istanza di ammissione del credito al passivo fallimentare determina l’interruzione della prescrizione del credito medesimo, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale. (Corte d’appello Milano 28/4/2003, Pres. Mannacio Rel. De Angelis, in Lav. nella giur. 2003, 1168)
  20. Il Fondo di garanzia istituito presso l’Inps è tenuto a corrispondere, oltre alla somma capitale dovuta a titolo di Tfr ed ultime tre mensilità, anche gli interessi e la rivalutazione monetaria, non trovando applicazione in tale ipotesi l’art. 22, 36° comma, L. 724/94. (Cass. 26/9/2002 n. 13991, Pres. Carbone Est. Ravagnani, in D&L 2003, 179)
  21. Ai sensi dell’art. 2, 5° comma, d.lgs. n. 80/92, in caso di insolvenza del datore di lavoro, le ultime tre mensilità poste a carico del Fondo di Garanzia dell’INPS conservano la loro natura retributiva e, se pagate in ritardo, vanno arricchite dagli interessi legali e dalla rivalutazione monetaria (Corte Appello Bari 31/10/2001, pres. e est. Berloco, in Lavoro giur. 2002, pag. 61, con nota di Carpagnano, Ritardato pagamento delle ultime mensilità a carico del Fondo di Garanzia dell’INPS: gli accessori vanno cumulati)
  22. Poiché, anche per quanto concerne l’obbligo di pagamento delle ultime tre mensilità retributive, il Fondo di garanzia subentra nell’obbligazione del datore di lavoro, sostituendosi a esso in via solidale, al termine di prescrizione del corrispondente diritto del lavoratore, previsto dall’art. 2, 5° comma, D. Lgs. 27/1/92 n. 80, deve ritenersi interrotto, fino alla chiusura della procedura fallimentare, dalla presentazione della domanda di ammissione al passivo (Trib. Milano 5 febbraio 2000, pres. ed est. Ruiz, in D&L 2000, 445)
  23. A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 24 L. 196/97, ai soci lavoratori di una cooperativa di produzione e lavoro, che abbia costantemente provveduto al versamento delle trattenute, spetta il trattamento di fine rapporto da parte dell’Inps, quale gestore del relativo fondo di garanzia (nella specie, la S.C. ha risolto la controversia sulla base dello ius superveniens, attribuendo efficacia retroattiva alla citata disposizione di legge) (Cass. 13/6/00, n. 8069, pres. Ravagnani, in Foro it. 2000, I, pag. 2477)
  24. Qualora i lavoratori vittime dell’insolvenza del datore di lavoro svolgano attività di lavoro subordinato in uno Stato membro per conto della succursale di una società costituita secondo le regole del diritto di un altro Stato membro, nel quale tale società ha la sua sede e nel quale è messa in liquidazione, l’ente competente con riguardo all’art. 3 della direttiva del consiglio 80/987/ Cee, per il pagamento delle spettanze di detti lavoratori è quello dello Stato nel cui territorio essi esercitano la loro attività subordinata (Corte Giustizia CE, 16/12/99, n. C-198/98, sezione V, in Foro it. 2000, IV, pag. 423)
  25. In ottemperanza al principio enunciato dalla sentenza 10/7/97 della Corte di Giustizia delle Comunità europee (causa C-272/95 — Maso e altri c. Inps) immediatamente applicabile nel nostro ordinamento interno, ai sensi dell’art. 5 Trattato Cee, l’art. 2 D. Lgs. 27/1/92 n. 80, che, in caso di fallimento del datore di lavoro, pone a carico del Fondo di garanzia i crediti di lavoro inerenti gli ultimi tre mesi del rapporto, rientranti nei dodici mesi precedenti la sentenza dichiarativa di fallimento, va interpretato nel senso che il termine a quo per il calcolo a ritroso dei dodici mesi coperti dalla garanzia va individuato nella data di deposito della domanda di dichiarazione del fallimento, e non nella data di emanazione della sentenza dichiarativa del fallimento (Cass. 9/2/99 n. 1106, pres. Lanni, est. Vigolo, in D&L 1999, 368)
  26. In ipotesi di fallimento del datore di lavoro, si verifica, ex art. 2, L. 20/5/82 n. 297, ipotesi di accollo ex lege, da parte del Fondo di garanzia, dell’obbligazione avente a oggetto la liquidazione del Tfr maturato, sì che sono dovuti dall’Ente, oltre al capitale, anche gli interessi e la rivalutazione, a decorrere dalla data di maturazione del diritto, e cioè dal momento della cessazione del rapporto di lavoro (Trib. Busto Arsizio 26/3/98, pres. Bruni, est. Limongelli, in D&L 1998, 740)
  27. In ipotesi di fallimento del datore di lavoro, si verifica ex art. 2 L. 20/5/82 n. 297, un accollo cumulativo ex lege, in forza del quale il credito verso il Fondo di garanzia, avente a oggetto la liquidazione del Tfr maturato, costituisce credito di lavoro, sottoposto alla disciplina di cui all’art. 429 c.p.c. sul quale pertanto maturano cumulativamente sia la rivalutazione monetaria che gli interessi legali sugli importi via via rivalutati, indipendentemente dalle previsioni dell’art. 22, 36° comma, L. 23/12/94 n. 724, a ritenersi applicabile ai soli rapporti di lavoro, sia di natura pubblica che di natura privatistica, intercorrenti con enti pubblici (Pret. Monza 6/11/98, est. Dani, in D&L 1999, 370)
  28. Ai sensi dell’art. 2, 5° comma, L.29/5/82 n. 297, compete il pagamento del Tfr a carico del Fondo di garanzia agli ex dipendenti della Federazione di Milano del Partito Socialista Italiano, cui il trattamento di fine rapporto non sia stato corrisposto, neppure a seguito di infruttuoso esperimento di esecuzione forzata, a carico del Partito datore di lavoro (Pret. Milano 25/5/98, est. Curcio, in D&L 1998, 1017, nota Tagliagambe, L’insolvenza nelle associazioni di fatto)
  29. Allorché il datore di lavoro è stabilito in uno Stato membro diverso da quello nel cui territorio il lavoratore risiede e svolge la sua attività lavorativa e subordinata, l’ente di garanzia competente, ai sensi dell’art. 3 della direttiva 80/987/Cee, per il pagamento delle spettanze di detto lavoratore in caso di insolvenza del suo datore di lavoro è l’ente dello Stato nel cui territorio, ai sensi dell’art. 2, n. 1, della direttiva, viene decisa l’apertura del procedimento concorsuale o viene dichiarata la chiusura dell’impresa o dello stabilimento del datore di lavoro (Corte Giustizia CE, 17/9/97, n. C-117/96, sezione V, in Foro it. 2000, IV, pag. 423)
  30. Gli interessi dovuti dal Fondo di garanzia sul credito del lavoratore per trattamento di fine rapporto decorrono dalla data di maturazione di tale credito, e non dalla data di esigibilità del medesimo dal Fondo di garanzia, coincidente con la scadenza del termine di 60 giorni dalla data della domanda, ex art. 2 L. 29/5/82 n. 297 (Pret. Busto Arsizio 14/5/97, est. Perfetti, in D&L 1998, 153)
  31. In ipotesi di fallimento del datore di lavoro, il credito dei lavoratori verso il Fondo di garanzia avente a oggetto il trattamento di fine rapporto, conservando la propria natura retributiva e privatistica, è produttivo di interessi e rivalutazione monetaria, indipendentemente dal disposto degli artt. 16 L. 30/12/91 n. 412 e 22, 36° comma, L. 23/12/94 n. 724, applicabili ai soli crediti previdenziali (Pret. Busto Arsizio 14/5/97, est. Perfetti, in D&L 1998, 153)
  32. In relazione alla domanda di liquidazione del Tfr a carico del Fondo di garanzia, in caso di insolvenza del datore di lavoro, il termine di prescrizione quinquennale non inizia a decorrere dal sedicesimo giorno successivo al deposito dello stato passivo reso esecutivo, bensì dalla data del decreto di chiusura della procedura fallimentare, posto che, ai sensi dell’art. 94 legge fallimentare, la domanda di ammissione al passivo produce gli stessi effetti della domanda giudiziale che, ex art. 2945 c. 2 c.c., interrompe il corso della prescrizione sino alla definizione del giudizio (Pret. Milano 7/4/95, est. Ianniello, in D&L 1995, 1019)

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