Dalla pensione di invalidità a quella di vecchiaia e l’ assegno sociale sostitutivo

La pensione di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia solo nel caso che il beneficiario abbia maturato almeno 20 anni di contributi.

La trasformazione avviene automaticamente senza bisogno di presentazione di alcuna domanda: sarà l’INPS, al momento del compimento dell’età pensionabile da parte del titolare di assegno di invalidità, a dover verificare l’esistenza anche del requisito contributivo (20 anni) e, in caso di accertamento positivo, a provvedere alla trasformazione dell’assegno.

I periodi di godimento dell’assegno nei quali non sia stata prestata attività lavorativa, si considerano utili ai fini del perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia ma non sono calcolabili ai fini della determinazione della misura della pensione stessa.

Da questa trasformazione derivano importanti e positive conseguenze:

  • innanzitutto vi sarà la possibilità per il pensionato di poter cumulare cumulare senza limiti la pensione con eventuali redditi da lavoro sia dipendente che autonomo (mentre invece, come noto, l’assegno di invalidità è cumulabile solo parzialmente con eventuali redditi da lavoro attraverso un meccanismo di decurtazione della prestazione stessa);

Questo vale per l’Assegno Ordinario di Invalidità, ma non vale per la Pensione di Inabilità: qui la trasformazione in prestazione di vecchiaia invece non avviene in maniera automatica. Affinchè avvenga tale trasformazione è necessario che l’ interessato formuli apposita domanda all’INPS, la quale, dopo aver valutato l’esistenza dei requisiti di età e contributivi, attribuirà la prestazione richiesta con la decorrenza prevista dalla stessa. Sarà dunque il diretto interessato a dover stabilire se procedere alla trasformazione e stabilizzare in modo definitivo la prestazione. A differenza dell’Assegno Ordinario di Invalidità, però, i periodi di godimento dell’assegno nei quali non sia stata prestata attività lavorativa non possono essere considerati come contributi figurativi e quindi non sono calcolabili ai fini della determinazione della misura della pensione stessa.

Nel caso in cui, invece, al compimento dei 67 anni, i contributi siano minori la pensione di invalidità si trasformerà invece in Assegno Sociale il cui importo, è pari a 460,28 euro per 13 mensilità (nel 2021).

E’ da tener presente, però, che al compimento dei 71 anni, in ogni caso, se i contributi che versati si collocano tutti dopo il 31 dicembre 1995, è possibile presentare domanda per la Pensione di Vecchiaia Contributiva, la quale richiede un minimo di 5 anni di contributi maturati.

Ovviamente, essendo questa prestazione calcolata sui contributi versati l’importo spettante potrebbe anche risultare più basso rispetto a quello che si percepirebbe con l’assegno sociale e proprio per questo motivo e per il fatto che le pensioni liquidate con il sistema contributivo non sono integrabili al trattamento minimo, prima di presentare la domanda è consigliabile farsi fare una simulazione dell’importo spettante: nel caso infatti risultasse molto più basso dell’assegno sociale dovrebbe valutare l’effettiva convenienza di domandare tale pensione tenendo conto che la pensione di vecchiaia contributiva è reversibile ai superstiti mentre l’assegno sociale no.

E’ da tener presente che, comunque, in entrambi i casi, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. Civ. SS. UU. 9492/2004) hanno stabilito che la trasformazione può avvenire solo per ottenere le prestazioni di vecchiaia e non è, pertanto, ammessa per conseguire la pensione anticipata. Dunque ove il lavoratore raggiunga i 42 anni e 10 mesi di contributi non può conseguire la trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità o della pensione di inabilità in pensione anticipata.

E’ bene ricordare, inoltre, che i lavoratori dipendenti del settore privato in possesso d’invalidità almeno pari all’80%, possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità con 20 anni di contributi, in virtu’ dell’art. 1, comma 8 del Dlgs 503/1992.
Si tratta di un vero e proprio trattamento di vecchiaia: viene riconosciuto con un forte anticipo di età se viene accertato che il lavoratore è invalido.
Per avere accesso a questo trattamento pensionistico è necessario che venga riconosciuta una percentuale di invalidità uguale o superiore all’80% e avere raggiunto un’età anagrafica inferiore rispetto a quella necessaria per la pensione di vecchiaia ordinaria.
Infatti, oltre alla percentuale di invalidità e ai 20 anni di contribuzione, ovvero 1040 settimane, come lavoratore dipendente (esclusi i dipendenti del pubblico impiego e i lavoratori autonomi), bisogna aver compiuto 61 anni di età per gli uomini e 56 anni per le donne, invece dei 67 anni della pensione di vecchiaia ordinaria (più 12 mesi di finestra mobile: l’Inps differisce il pagamento di 12 mesi rispetto alla data di maturazione dell’età anagrafica).

Relativamente alle prestazioni assistenziali definite dagli artt. 12 e 13 della Legge 30 marzo 1971, n. 118 (Pensione di Inabilità Civile e Assegno Mensile di Invalidità Civile), al compimento dei 67 anni cessa la loro erogazione e tali prestazioni vengono convertite automaticamente nell’ Assegno Sociale Sostitutivo.

Infatti al compimento di 67 anni di età gli invalidi civili perdono l’assegno o la pensione a carico della Regione per acquisire automaticamente l’Assegno Sociale da parte dell’Inps.

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