Al professionista in regime forfettario non è preclusa l’applicazione del Superbonus 110%

Il Superbonus 110%, prorogato dall’ultima Legge di Bilancio sulle spese sostenute fino al 30 giugno 2022, non è precluso ai professionisti in regime forfettario, i quali ne potrà infatti godere, se non sotto forma di “classica” detrazione fiscale, tramite la via alternativa della cessione a terzi che lascia sempre aperto un utile spiraglio per chi, incapiente o impossibilitato per altre ragioni tecniche a chiederla direttamente in dichiarazione dei redditi (come appunto un forfettario soggetto a tassazione sostitutiva), potrà comunque sfruttarla cedendola a soggetti quali istituti di credito/intermediari finanziari (che a quel punto si accolleranno loro i lavori godendo poi del credito) oppure direttamente alla ditta che effettua i lavori. In quest’ultimo caso si potrà quindi ricavarne il cosiddetto “sconto in fattura”, un contributo, cioè, sotto forma di sconto su quanto dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore il quale a sua volta lo andrà recuperare col credito d’imposta.

Il chiarimento è arrivato da una risposta (risposta n. 514 del 2 novembre 2020) fornita dall’Agenzia delle Entrate a un interpello dello scorso novembre 2021.

Nello specifico, l’istante intende ristrutturare un’unità immobiliare rispettando i requisiti previsti dal dal Sisma Bonus (i cui lavori rientrano fra quelli cosiddetti “trainanti” del 110%). Una volta terminati i lavori, l’istante, un libero professionista in regime forfettario, intende optare per la cessione del relativo credito a una banca.

D’altronde la cessione del credito è prevista dall’articolo 121 del DL Rilancio del19 maggio 2020, n. 34. Stesso DL che poi è stato convertito in legge il 17 luglio 2020, con la legge n. 77.

Il contribuente che richiede la risposta all’Ade fa inoltre presente che negli anni 2019, 2020 e seguenti ha svolto e svolgerà la sua attività in regime forfetario, e che comunque non possiede capienza Irpef per poter beneficiare delle detrazioni relative alla suddetta agevolazione, non avendo appunto, al di fuori del reddito soggetto a regime forfetario, altri redditi assoggettabili a tassazione ordinaria, come ad esempio redditi da locazione.

Tuttavia, considerata la logica con la quale la norma è stata concepita, l’istante ritiene di poter versare l’imposta sostitutiva prevista per il forfettario senza dover rinunciare all’agevolazione attraverso la cessione del credito, essendo appunto prevista nei casi di specie l’opzione della cessione del beneficio alla ditta fornitrice o a un istituto di credito.

Tramite la risposta n. 514 l’Ade ha chiarito una volta per tutte il rapporto tra incapienti e superbonus 110%. In particolare, dopo aver richiamato brevemente i contenuti del superbonus, l’Ade conferma che il beneficio, oltre a poter essere portato in detrazione direttamente dal contribuente, può essere goduto dal contribuente tuttavia anche attraverso altre 2 alternative:

  • lo sconto in fattura applicato dal fornitore oppure
  • la cessione del credito d’imposta a soggetti terzi. Ed è proprio con quest’ultima opzione che il superbonus 110% può essere fruito anche da soggetti incapienti come ad esempio i liberi professionisti a regime forfetario.

Una problematica, questa, che l’AdE aveva comunque già analizzato con la Circolare 24/E del 8/8/2020, la quale, tra l’altro, prende in esame proprio il caso dei contribuenti titolari esclusivamente di redditi assoggettati a tassazione separata o a imposta sostitutiva come i forfetari. Questi ultimi, come detto, non possono sfruttare l’agevolazione tramite detrazione dall’imposta lorda in sede di dichiarazione dei redditi. Ecco quindi che per costoro rimangono accessibili le altre opzioni previste dal più volte richiamato articolo 121 (sconto in fattura o cessione del credito d’imposta). La circolare n. 24/E del 8/8/2020 dell’Ade precisa infatti che: Non rileva, infatti — si legge nella Circolare — , la circostanza che il reddito non concorra alla formazione della base imponibile oppure che l’imposta lorda sia assorbita dalle altre detrazioni o non è dovuta, essendo tale istituto finalizzato ad incentivare l’effettuazione degli interventi prevedendo (anche, ndr) meccanismi alternativi alla fruizione della detrazione che non potrebbe essere utilizzata direttamente in virtù delle modalità di tassazione del contribuente potenzialmente soggetto ad imposizione diretta”.

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