Agevolazioni previdenziali per gli invalidi

Il nostro ordinamento giuridico riconosce alcune importanti agevolazioni previdenziali in favore dei lavoratori invalidi. Oltre agli istituti dell’assegno ordinario di invalidità e della pensione di inabilità introdotti dalla L. n. 222/1984, nonchè alle provvidenze economico-assistenziali rivolte agli invalidi civili, la L. n. 92/2012 ha lasciato intatti altri due benefici previdenziali per i lavoratori invalidi:

— la pensione di vecchiaia anticipata,

— la maggiorazione contributiva per i lavoratori invalidi (cd. bonus di 2 mesi l’anno).

A ciò si aggiungono due ulteriori benefici introdotti dalla legge di bilancio 2017 (L. n. 232/2016):

— l’ APE sociale e

— la pensione anticipata a quota 41 per i lavoratori precoci.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità non inferiore all’80% e non vedenti

Possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia a 61 anni se uomini e a 56 anni se donne i seguenti soggetti (Circolare INPS 35/2012):

Per poter accedere a questo beneficio, è necessario, inoltre, essere in possesso dell’anzianità contributiva prevista per la pensione di vecchiaia. Il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue esclusivamente in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni (a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato).

I suddetti requisiti anagrafici debbono essere adeguati all’ aspettativa di vita e, inoltre, tale trattamento pensionistico è soggetto alla disciplina delle finestre mobili. Tale disciplina comporta la posticipazione di un anno della pensione dopo aver perfezionato i requisiti (Circolare Inps 53/2011; Circolare Inps 35/2012): i lavoratori dovranno attendere l’apertura di una finestra mobile di 12 mesi per ottenere il primo rateo pensionistico, a differenza di quanto previsto in generale dalla legge Fornero (che ha invece soppresso le finestre annuali).

E’ importante sottolineare che l’Inps, con la Circolare n. 82/1994 ha precisato che per l’accertamento del requisito della invalidità in misura non inferiore all’ 80% il richiedente dovrà sottoporsi ad una visita medica presso le commissioni sanitarie dell’ Inps anche nel caso sia stato già in precedenza riconosciuto invalido civile, e il riconoscimento eventualmente già ottenuto da altro ente costituisce solo elemento di valutazione per la formulazione del giudizio medico legale. Ciò perchè, secondo l’Inps, l’invalidità per il beneficio in oggetto deve essere valutata ai sensi della L. n. 222/1984 (cd. invalidità specifica) e non ai sensi della L. n. 118/1971 sull’ invalidità civile (cd. invalidità generica).

La stessa Circolare n. 82/1994 ha, inoltre, specificato che il beneficio in oggetto previsto dal d. lgs. n. 503 del 1992 è applicabile solo ai lavoratori dipendenti del settore privato, restandone quindi esclusi i lavoratori autonomi e quelli del settore pubblico.

La maggiorazione contributiva per i lavoratori invalidi (cd. bonus di 2 mesi l’anno)

Un ulteriore beneficio previsto per i lavoratori dipendenti pubblici e privati ai quali sia stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74% è previsto dall’ art. 80, co. 3, L. n. 388/2000, ai sensi del quale, a decorrere dal 2002, ai lavoratori sordomuti, agli invalidi civili e del lavoro (sia Inail che Ipsema) con invalidità superiore al 74%, ed agli invalidi di guerra o per servizio delle prime quattro categorie della tabella A allegata al T. U. delle norme in materia di pensioni di guerra (DPR 915/1978), sono riconosciuti, a domanda, due mesi di contribuzione figurativa — ai fini del diritto e della misura della pensione — per ogni anno di lavoro (anche precedente al 2002) fino ad un massimo di 5 anni.

Per i periodi di lavoro di durata inferiore all’anno la maggiorazione spetta in misura proporzionale, aumentando di un sesto il numero delle settimane di lavoro svolto. La maggiorazione spetta considerando solo i periodi di attività lavorativa. Sono pertanto esclusi i periodi coperti da contribuzione volontaria, figurativa o derivante da riscatto non correlato ad attività lavorativa.

La maggiorazione è riconosciuta esclusivamente per periodi di attività lavorativa svolti in concomitanza con il possesso del requisito sanitario (invalidità superiore al 74% ).

Per gli invalidi che continuano a lavorare con un rapporto part-time, la maggiorazione di due mesi per ogni anno deve essere riconosciuta per intero, con riferimento però ai soli periodi coperti da contribuzione effettiva. Ai fini del calcolo della pensione, invece, il bonus deve essere determinato in misura proporzionale all’orario svolto. Lo ha precisato l’Inps nel messaggio n. 4228/2008.

Nel caso di rapporto di lavoro part-time verticale, caratterizzato da prestazione lavorativa concentrata in alcune settimane del mese o in alcuni mesi dell’anno, il bonus va riconosciuto con riferimento ai soli periodi di svolgimento dell’attività lavorativa. Con altro messaggio (n. 24699/2006), sempre l’Inps ha confermato che non possono beneficiare del bonus contributivo i lavoratori in aspettativa sindacale.

Il beneficio di due mesi di maggiorazione per ogni anno di servizio, utile ai fini della determinazione dell’anzianità contributiva ed assicurativa, viene valutato anche per il perfezionamento del requisito di 18 anni alla data del 31 dicembre 1995 ai fini del diritto al calcolo retributivo della quota di pensione.

L’INPS precisa che sono esclusi da questo beneficio i titolari di assegno ordinario di invalidità; questo non significa, però, che chi è titolare di assegno ordinario non abbia diritto alla maggiorazione contributiva, bensì che la sola titolarità di questa prestazione (senza che ci sia un riconoscimento di invalidità civile con la percentuale richiesta) non dà la possibilità di usufruirne dal momento che l’INPS non esprime una valutazione in termini di percentuale.

L’attribuzione del beneficio è subordinata alla presentazione della domanda da parte degli interessati, al momento della richiesta di liquidazione della pensione o del supplemento di pensione, corredata dall’ apposita documentazione.

L’appartenenza ad una delle categorie di disabili individuate dalla legge può essere certificata:
— per i sordomuti e gli invalidi civili, dal verbale di accertamento sanitario rilasciato dalla Asl, completo dalla conferma espressa dalla commissione medica di verifica del Tesoro;
— per gli invalidi del lavoro, dal certificato rilasciato dall’Inail e dall’Ipsema;
— per gli invalidi civili di guerra e per causa di servizio, dalla copia del provvedimento dal quale risulti che la infermità rientra nelle prime quattro categorie del DPR. n. 834/1981.

APE Sociale

Ai sensi dell’ art. 1 commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 (L. n. 232/2016), in via sperimentale ed entro i limiti di spesa prefissati, dal 01/05/2017 e fino al 31/12/2018, agli iscritti all’ Ago, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione Separata, è riconosciuta, al compimento del requisito anagrafico dei 63 anni, un’indennità per una durata non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio ed il conseguimento dell’ età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia.

La prestazione spetta a coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ ambito della procedura di cui all’ art. 7 L. n. 604/1966, che abbiano finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante e sono in possesso di una anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sono in possesso di una anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento della invalidità civile, pari o superiore al 74% e sono in possesso di una anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • sono lavoratori dipendenti in possesso di almeno 36 anni di contributi che svolgono da almeno 6 anni una delle seguenti attività:
    operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all’ assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

La concessione della indennità è subordinata alla cessazione dell’ attività lavorativa e non spetta a coloro che sono già titolari di un trattamento pensionistico diretto.

La suddetta indennità non è compatibile con qualsiasi trattamento di disoccupazione, con l’ indennizzo per la cessazione erogato ai commercianti e con qualsiasi attività lavorativa dipendente se il reddito supera 8.000 € annui, mentre nel caso di lavoro autonomo il limite è di 4.000 € annui.

Il beneficiario decade dal diritto all’ indennità nel caso di raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato.

Relativamente all’ importo della indennità in oggetto, essa è erogata mensilmente su 12 mensilità nell’ anno ed è pari all’ importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 €) o pari a 1.500 € (se la pensione è pari o maggiore di detto importo). L’importo dell’indennità non è rivalutato, né integrato al trattamento minimo.

Pensione anticipata a quota 41 per i lavoratori precoci

Altro beneficio è rappresentato da quanto previsto dall’ art. 1 co. 199 L. n. 232/2016 il quale ha stabilito che, a decorrere dal 01/05/2017, ed entro i limiti di spesa prefissati, i lavoratori che hanno almeno 12 mesi di contribuzione per i periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del 19° anno di età, potranno accedere alla pensione anticipata con il requisito di 41 anni di contributi (sia per gli uomini che le donne) più l’aspettativa di vita dal 2019 in poi, in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

a) — lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e che non percepiscono più da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione loro spettante;

b) — lavoratori dipendenti ed autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104);

c) — lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;

d) — lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti (articolo 1, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67);

e) — lavoratori che svolgono da almeno sei anni in via continuativa una delle seguenti attività:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

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